Qualità dell’aria? Con SenseSquare un monitoraggio ad alta risoluzione spazio-temporale

L’aria che respiriamo non è più la stessa. Ce ne accorgiamo quando attraversiamo una strada molto trafficata, quando ci spostiamo a piedi per raggiungere il luogo di lavoro o semplicemente mentre corriamo al parco. Viviamo in città, abitiamo in metropoli con un forte inquinamento atmosferico, ignari di sapere ciò che inaliamo quotidianamente ogni qualvolta facciamo un respiro profondo. Negli ultimi decenni è infatti aumentato notevolmente il livello di ‘polveri sottili’ diffuse nell’aria, che arrecano danni diretti alla salute.

Per valutare la loro presenza nell’atmosfera SenseSquare, giovane start-up con sede a Salerno, ora strutturata come Srls, ha realizzato un sistema innovativo di monitoraggio della qualità dell’aria ad elevata risoluzione spaziale e temporale.

L’ARPA (agenzia regionale per la protezione ambientale) è oggi la principale istituzione preposta all’attuazione della direttiva 2008/50/CE recepita con il decreto legislativo 155/2010 in materia di monitoraggio ambientale.  Tuttavia lo sviluppo di reti di monitoraggio della qualità dell’aria risulta ostacolato da diversi fattori: gli ingenti costi per ciascun nodo (stazione di monitoraggio); le notevoli dimensioni dei nodi che ne rendono praticamente impossibile l’installazione in luoghi particolarmente critici (come i centri urbani densamente popolati) e la rilevazione su un ampio territorio che non riesce a raccogliere i dati dell’inquinamento atmosferico legato a una singola e ristretta zona.

Il sistema sviluppato da SenseSquare consente invece di effettuare il monitoraggio della qualità dell’aria con una risoluzione spazio-temporale molto più elevata rispetto alle attuali tecnologie convenzionali, consentendo di rilevare i dati degli inquinanti gassosi e pulviscolari presenti sul territorio in tempo reale. Su un portale web e naturalmente attraverso l’APP dedicata è così possibile constatare subito il dato di qualità dell’aria che ci circonda.

“Stiamo realizzando la prima rete di monitoraggio dimostrativa nel Comune di Milano, dove abbiamo installato finora 6 stazioni di monitoraggio i cui dati sono disponibili 24/24h on-line (www.sensesquare.eu). Inoltre a breve partirà una campagna di crowdfunding per mappare l’inquinamento nella città”, ci racconta Aristide Giuliano, ingegnere chimico e direttore commerciale della società.

Pur essendo nata nel febbraio del 2016, SenseSquare ha già ottenuto diversi riconoscimenti. Per l’idea innovativa, ha vinto il concorso Power2Innovate promosso da The European House-Ambrosetti nel dicembre 2015 e nel febbraio scorso la seconda edizione di Assiteca Crowd Startup Showcase. Ha poi avuto modo di esporre alla fiera SMAU di Milano e ha ora in cantiere un progetto finanziato da fondi europei per sensibilizzare i giovani alla tematica ambientale. Tale progetto,  destinato ai giovani di età compresa tra i 13 e i 19 anni, propone l’installazione di una stazione di monitoraggio della qualità dell’aria all’esterno della scuola (ad es. su un balcone). In tal modo gli studenti, i professori e tutti coloro che lavorano nella scuola, potranno verificare ogni giorno, in tempo reale e h 24, i livelli di presenza di fattori inquinanti nell’aria che respirano.

Fonte: FarodiRoma

“Quale Chiesa tra vent’anni?” Il Festival Internazionale della Creatività nel Management pastorale a Roma dal 23 al 25 marzo

“Quale Chiesa tra vent’anni?”. È questa la sfida al centro del prossimo Festival Internazionale della Creatività nel Management pastorale in programma dal 23 al 25 marzo presso la Pontificia Università Lateranense. “Attraverso la ricerca, lo scambio, il confronto, cercheremo di costruire un sistema di pensiero coerente che nasca dalle buone prassi e che sappia ispirarle; un pensiero in continuo divenire, ispirato, creativo e creatore, obbediente al Vangelo e fedele ai segni dei tempi che lo Spirito saprà indicarci, nell’ottica della co-ispirazione, della co-responsabilizzazione, e della co-creazione di nuove visioni di Chiesa e pratiche da mettere in atto per generare futuro”, spiegano gli organizzatori.

Per rispondere a questa sfida, è prevista una ricca kermesse di incontri, dibattiti, talk dei ricercatori, tavole rotonde e spettacoli. Dopo il saluto di rito del Magnifico Rettore della PUL, monsignor Enrico Dal Covolo, il Festival si aprirà giovedì 23 alle 15 con la prolusione del Vice Presidente della Cei, monsignor Franco Giulio Brambilla, che traccerà le tappe principali della prossima ‘agenda’ per il cammino della Chiesa. A seguire si parlerà in una tavola rotonda del problema pratico della gestione e dell’organizzazione territoriale di diocesi alle prese con parrocchie sempre più estese e un numero esiguo di vocazioni. Alle 18:30 sarà la ricercatrice dell’Università di Dallas Marti R. Jewell a focalizzare l’attenzione sul concetto di ‘co-responsabilità’ al fine di comprendere le strategie più opportune per gestire proficuamente la collaborazione tra ordinati e laici per far prosperare la comunità. In serata invece è previsto presso la chiesa di S. Maria della Vittoria un evento artistico evocativo davanti all’estasi di Santa Teresa del Bernini con l’arte della danza affidata a suor Anna Nobili e all’HolyDance.

Il tema delle nuove sfide della comunicazione della Chiesa sarà al centro dell’incontro con monsignor Viganò venerdì 24 alle 9, mentre nel “talk dei ricercatori” si discuterà dell’urgenza di una pastorale creativa e flessibile e dell’esigenza di promuovere nuove iniziative di fundraising per far fronte alle necessità economiche delle parrocchie rispettivamente con il Rev. Stephen Fichter, parroco in New Jersey e con Juan Luis Martinezm, Direttore dello Sviluppo della Diocesi di Cordoba in Spagna. Nei workshop del pomeriggio si parlerà invece di come ripensare l’oratorio a partire dalla sua essenza, di pastorale sportiva e di come i nuovi strumenti digitali e i social possano contribuire a rendere più efficace l’annuncio evangelico. Nel pomeriggio Gianni Letta, presidente della Fondazione Civitas Lateranensis, relazionerà sul futuro del rapporto tra Chiesa e istituzioni, mentre le nuove sfide pastorali della Chiesa di Papa Francesco saranno il cuore della riflessione di una ‘conferenza pluriprospettica’ alla quale parteciperanno anche don Fabio Rosini, responsabile della Pastorale per le Vocazioni della Diocesi di Roma e l’ex presidente dell’Azione Cattolica Paola Bignardi. Al centro del successivo workshop con Fabrizio Carletti, docente e coordinatore della Scuola Internazionale di Management Pastorale, sarà piuttosto la necessità di recuperare le dimensioni perdute dell’annuncio, ossia la corporeità, la ritualità, il simbolico, per “una fede incarnata e non solo indossata”. In serata andrà in scena il musical “Nel mare ci sono i coccodrilli”, tratto dal libro di Fabio Geda e realizzato dai giovani della compagnia del Kintsugi Associazione ONLUS Sefiroth.

Tra gli appuntamenti più significativi previsti per sabato 25 una conferenza di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio sulle ‘periferie’ come nuova opportunità per la Chiesa e un incontro a più voci sulle motivazioni da riscoprire e far riscoprire in merito al sostegno economico alla Chiesa. Nel pomeriggio invece ci sarà un interessante incontro sulle valutazione dei piani pastorali alla luce di un esperimento interculturale realizzato tra USA e Germania. Il festival si chiuderà con la Santa Messa delle 18 presso il Battistero Lateranense.

Un festival da non perdere, come recita lo slogan, “per tornare alla fonte, per recuperare creatività e generare nuove strade per la pastorale”.

Fonte: IlFarodiRoma

“Libertini e moralisti hanno in comune il rifiuto del Padre”

Le ‘riflessioni inattuali’ sulla Quaresima di don Fabio Bartoli presentate da Costanza Miriano

“La Quaresima non è un sacrificio che ci viene chiesto, ma un’opportunità che ci viene data”. Con queste parole la giornalista e scrittrice Costanza Miriano ha introdotto il libro Per fortuna c’è la Quaresima! Riflessioni inattuali, pubblicato recentemente da Ancora (€  10, pp. 112), l’ultima fatica di don Fabio Bartoli, parroco nella chiesa di S. Benedetto al Gazometro.

“Viva Dio, cioè viva io. Noi invece abbiamo l’idea che per essere cristiani dobbiamo reprimerci. Abbiamo l’idea che la vita morale sia fatta di tagli. Ma non è così. Dio ama il corpo, lo ama talmente che ne ha voluto uno per sé”, ha aggiunto don Fabio nel corso dell’incontro di presentazione del suo volume. In esso l’autore sviluppa una riflessione che, meditando sugli atteggiamenti e i gesti che la Chiesa raccomanda nel tempo quaresimale, va al cuore dei contenuti della fede nella forma agevole di una sorta di epistolario. “Sembra quasi la trascrizione di una delle nostre chiacchierate su ‘la vita, l’universo e tutto quanto’, come scherzosamente chiami i nostri colloqui” – scrive don Fabio nell’introduzione – e in effetti questo libro nasce proprio dall’esigenza di rispondere in maniera puntuale agli aneliti del cuore di uno dei giovani della parrocchia alla ricerca di un significato pieno per la propria esistenza.

“Ogni nostro desiderio è una traccia del desiderio di Dio – ha proseguito don Fabio citando C. S. Lewis – e l’ascesi consiste nello scegliere il desiderio migliore, quello cioè che mi porta più velocemente a Dio, laddove il diavolo punta a rompere tale relazione tra il nostro desiderio e Dio, inducendo la creatura a ridurre il Creatore alla creazione, alla stregua di Eva nel paradiso terrestre”.

“Allora qual è il peccato più grande dell’uomo, quale il suo limite?”, gli ha domandato la Miriano. “Il male maggiore è la dimenticanza, l’oblio del Padre”, ha subito replicato don Fabio.  “Libertini e moralisti hanno in comune il rifiuto del Padre: i primi perché vogliono fare quello gli pare e non vogliono saperne del Creatore; i secondi perché si comportano secondo la Legge quasi a voler meritare la salvezza, per ottenere quello che gli spetta. I moralisti non hanno capito che invece Dio vuole donare a noi molto di più di quello che ci spetta. Pertanto questi ultimi sono peggiori dei primi, poiché se i libertini fanno del male solo a sé stessi con la loro condotta difforme al Vangelo; i secondi arrecano danno non solo a sé ma anche al prossimo, offrendo una contro-testimonianza nel non aver compreso che il cristianesimo è l’elogio dell’imperfezione e la salvezza il dono gratuito di Dio che si accoglie e non si ottiene per le sole proprie forze”. In merito al legame tra natura umana e grazia divina, egli ha evidenziato di conseguenza che “il problema non è il peccato, quanto piuttosto il rimanere nel peccato”.

Sollecitato infine da Costanza Miriano sui tre pilastri della Quaresima, don Bartoli ha sottolineato in merito alla preghiera, che occorre “viverla come dono del tempo a Dio”. Quindi il suo consiglio è di silenziare lo smartphone e dedicare possibilmente “tanti brevi momenti di  preghiera”, poiché è poco proficuo se non addirittura “inutile stancare la mente nella preghiera”, come sosteneva S. Agostino. Tuttavia “questo tempo, che è solo di Dio, non va affidato alla spontaneità”. Bisogna cioè decidere molto semplicemente a che ora e quanti minuti pregare per farlo al meglio. Riguardo all’elemosina egli ha detto chiaramente che “se non si capisce a che serve non si fa. Dunque, si fa l’elemosina per aiutare se stessi, non gli altri. Perché colpendo l’egoismo mortifico me stesso e assomiglio di più a Dio. In tal senso evidentemente più dono, più guadagno”. Sul significato del digiuno ha aggiunto ancora che esso serve per “riscoprire il cibo come dono. Trattieni la tua fame, perché così quando mangerai, il cibo sarà luogo d’amore e di comunione”. Digiuno, preghiera ed elemosina sono pertanto delle dimensioni fondamentali da riscoprire nel cammino quaresimale per canalizzare in maniera adeguata rispettivamente “la nostra passione del cibo, l’uso del tempo e del denaro”, nella consapevolezza che “a Dio non interessa che siamo perfetti, ma che lo cerchiamo con desiderio vivo e siamo innamorati di Lui”.

Fonte: FarodiRoma

Quaranta giorni per la vita

Si chiama “40 giorni per la vita” e si svolgerà dal 1 marzo fino al prossimo 9 aprile l’iniziativa di preghiera promossa per la prima volta anche a Roma dal gruppo degli ‘Universitari per la Vita’. Un Rosario al giorno recitato insieme dinanzi all’Azienda Ospedaliera “San Giovanni Addolorata” in Via dell’Amba Aradan, 9; una presenza orante di circa 12 ore quotidiane per sostenere il ‘sì alla vita’ delle madri in difficoltà, tentate di abortire il proprio bambino nella solitudine e nell’abbandono.

Tale iniziativa è stata organizzata da una realtà apartitica e aconfessionale, ossia da un gruppo di giovani che s’impegna a diffondere la cultura pro-life negli atenei italiani a partire da quelli della capitale, promuovendo campagne di sensibilizzazione, attività di formazione ed eventi e coinvolgendo studenti di diverse nazionalità anche attraverso degli aperitivi in università, allo scopo di tutelare e custodire il diritto alla vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale, un diritto negato ai 6 milioni di bambini abortiti in Italia dalla legge 194.

Per fronteggiare tale iniqua strage di innocenti e dar voce a chi non ha voce, la preghiera risulta sicuramente l’arma più potente che deve sostenere e accompagnare sempre ogni azione in difesa della vita del bambino non ancora nato. In tutte le sue apparizioni la Vergine Maria, in specie a Lourdes, Fatima e  Medjugorje, ha ricordato la preziosità di una preghiera costante e generosa. Infatti dal 2007 a oggi la “catena dolce che ci rannoda a Dio” recitata davanti agli ospedali ha contribuito a strappare all’aborto 12.668 bambini in tutto il mondo. “40 Days for Life” è nata in America, e più precisamente in Texas, ed è ormai attiva in circa 50 Stati, ma anche in Inghilterra, Spagna, Germania, Argentina e Australia. Il fondatore americano del movimento, Shawn Carney ha evidenziato a più riprese che si tratta di una preghiera pacifica sostenuta spesso anche dal digiuno, che desidera contribuire “ad aprire gli occhi della gente, affinché si renda conto che gli aborti avvengono, purtroppo, anche a pochi passi da casa nostra”.

Pertanto chi desiderasse sostenere tale iniziativa e ricoprire uno o più turni di preghiera, può comunicare ancora la propria adesione personale tramite il sito: http://doodle.com/poll/zcxyeeyzhaqmb7e2

Alla preghiera deve però seguire l’azione. Lo sanno bene gli “Universitari per la Vita”, che sono infatti anche tra i promotori della 7a Marcia per la Vita, il più grande evento nazionale pro-life, che si terrà il prossimo sabato 20 maggio a Roma con partenza alle ore 15 da Piazza della Repubblica.

Fonte: FrammentidiPace

Il Beato Angelico, “il pittore della tenerezza”.

Vallini: “Ha interiorizzato il mistero e l’ha espresso nella bellezza”

“È stato un grande artista. Potremmo definirlo il pittore della tenerezza, che ha interiorizzato il mistero di Cristo e lo ha espresso nella bellezza delle sue opere”. Il cardinale vicario Agostino Vallini ha descritto con queste parole il Beato Angelico nel giorno della memoria liturgica, celebrando i vespri in Santa Maria sopra Minerva, la basilica che ne ospita le spoglie mortali. La liturgia – molto suggestiva – è stata conclusa da una breve omelia, nella quale il porporato ha voluto esortare coloro che operano nei beni culturali a essere “custodi di un patrimonio da valorizzare anche quale espressione della bellezza di Dio”. Ed infine ha invocato: “Salga dunque al Padre, da parte di ogni fruitore delle sue opere d’arte, un canto di ringraziamento nei termini dell’orazione finale dei vespri nella sua memoria, un inno di lode a Dio che ha “ispirato con paterna provvidenza il beato Giovanni Angelico a raffigurarci la pace e la dolcezza del paradiso”.

I salmi sono stati cantati in gregoriano dai frati domenicani e dalla Schola del Pontificio Istituto di Musica Sacra, diretta da Raúl Orlando Arreguín Rosales. E il rito è stato arricchito da brevi intermezzi musicali strumentali affidati al flauto a becco, alla viola da gamba e all’organo suonati rispettivamente da Giulia Ciarla, Jasmina Capitanio e Federico Del Sordo, mentre i canti del Magnificat di Giovanni da Palestrina e del Salve Regina di Poulenc sono stati eseguiti dal Coro polifonico Musicanova diretto da Fabrizio Barchi.

Noto semplicemente come il Beato Angelico, fra Giovanni da Fiesole era un umile frate domenicano, nato intorno al 1395 col nome di Guidolino di Pietro Trosini e morto nel 1455. La sua la vocazione religiosa accompagnò quella alla pittura, che si è espressa nel rappresentare i grandi misteri della fede attraverso figure realistiche investite di una luce dorata che le fa risplendere della grazia divina. Ecco perché subito dopo la sua morte il popolo, che ne aveva apprezzato le opere, iniziò ad appellarlo Beato Angelico prima che fosse proclamato tale nel 1982 da Giovanni Paolo II, che lo additò anche quale “patrono universale degli artisti”. Il Beato Angelico maturò una visione mistica del mondo insieme a una resa realistica delle figure umane. Coniugando luce e colore, attenzione alla natura e al dato prospettico, se da un lato si riallaccia alle modalità pittoriche di Masaccio, dall’altro anticipa la nuova temperie artistica rinascimentale.

Fonte: FarodiRoma

39a Giornata per la Vita

L’invito di Mons. Leuzzi:  “Ripensare la cultura della vita in una nuova progettualità sociale”

“Siate protagonisti di una nuova stagione della cultura della vita”. Con queste parole Mons. Lorenzo Leuzzi, Direttore dell’Ufficio per la Pastorale Universitaria e incaricato per la Pastorale Sanitaria, ha aperto la sua omelia durante la S. Messa celebrata in occasione della 39a Giornata per la vita nella parrocchia di Santa Maria in Traspontina.

Egli ha ribadito la necessità di essere “donne e uomini per la vita nel solco di Santa Teresa di Calcutta”, secondo quanto recita il messaggio della CEI. “La presenza silenziosa e possente dello Spirito Santo in ciascuno non può e non deve suscitare in noi paura e timore dinanzi alle nuove sfide della nostra società”. Di qui l’invito del vescovo ausiliare di Roma a chiedersi “cosa avrebbe detto e fatto Madre Teresa oggi per non perdere il sapore del sale e non mettere sotto il moggio la lampada”. Per contrastare la logica della denatalità e il crollo demografico, è necessario dunque – ha proseguito Mons. Leuzzi – “ripensare la cultura della vita in una nuova progettualità sociale”.

Una progettualità sociale che muova dalla consapevolezza che “la presenza del Risorto della storia è il fondamento della grandezza dell’uomo” e operi una conversione culturale “dal ‘tutti noi’ al ‘noi tutti’, in cui ciascuno non è un prodotto ma un dono”, secondo la via indicata dal Santo Padre.

Il compito delle famiglie cristiane è allora quello di invertire tale tendenza attualmente dominante a costruire “relazioni strumentali e non generative dove l’io prevale sul noi”, impegnandosi “con generosità e competenza al servizio della vita”. Egli ha perciò ringraziato alla fine tutte “le coppie   che testimoniano quotidianamente la gratuità del loro amore”.

Essere sale e luce per i nostri fratelli significa dunque anche custodire la dignità di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale. Per questo motivo il messaggio di questa Giornata non guarda soltanto ai bambini appena concepiti che sono il futuro della civiltà umana, “sono la forza, quelli che portano avanti, sono quelli in cui riponiamo la speranza” – per dirla con Papa Francesco – ma anche ai nonni che ne sono la memoria storica; “sono la memoria della famiglia, sono quelli che ci hanno trasmesso la fede. Un popolo che non sa prendersi cura dei bambini e dei nonni è un popolo senza futuro, perché non ha la forza e non ha la memoria per andare avanti”.

Perciò, relativamente al fine vita, abbiamo chiesto a Carlo Casini, storico fondatore e ora Presidente onorario del Movimento per la Vita italiano, cosa pensasse in merito alla preoccupante proposta di legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, ovvero sul testamento biologico, in discussione alla Camera il prossimo 20 febbraio. “È una legge certamente non necessaria o comunque da riscrivere completamente” – ha affermato Casini –, manifestando le proprie perplessità soprattutto rispetto alle modalità in cui viene ridefinito il rapporto tra medico e paziente, non più presentato come un’alleanza terapeutica, in quanto il medico sarebbe ridotto a passivo esecutore della volontà di autodeterminazione del paziente. Il fine della professione medica è invece chiaramente quello di “non uccidere nessuno”, tutelando il diritto alla salute dei propri pazienti.

Contro la piaga sociale dell’aborto e lo spettro dell’eutanasia anche in Italia la ricetta è una sola e l’ha illustrata Papa Francesco all’Angelus di questa mattina con la chiarezza che lo contraddistingue e senza mezzi termini: “Ogni vita è sacra. La cultura della vita è la risposta alla cultura dello scarto”.

Fonte: FarodiRoma

Dritti, mezzacorsa, corsa: scegli il manubrio che fa per te

La scelta del manubrio della tua bicicletta non è secondaria. Infatti il manubrio determina innanzitutto la manovrabilità della tua bici. È perciò opportuno scegliere il manubrio della bicicletta più comodo, funzionale e idoneo al proprio stile di pedalata, a seconda che si preferisca una guida sportiva o urbana. D’altra parte il manubrio, sia esso dritto, da corsa o mezza corsa, influisce notevolmente sulla posizione che il tuo corpo assume in sella alla bicicletta, e dunque sul tuo comfort. Ecco perché è  importante una piega del manubrio né troppo grande, né troppo piccola rispetto alla larghezza delle tue spalle, al fine di evitare problemi muscolari o di respirazione.

 

Il manubrio da corsa

Se cerchi, oltre alla sicurezza e alla comodità, un alto livello di prestazione, il manubrio per la tua bicicletta è sicuramente quello con la piega da corsa. Tale tipologia di manubrio fu introdotta dallo statunitense Major Taylor nel 1890 per garantire una posizione del corpo più aerodinamica. Negli anni ’50 fu la casa produttrice italiana Ambrosio a costruire la prima piega in alluminio che, con il mod. 64 della Cinelli, si diffuse a livello mondiale. Naturalmente con l’invenzione del celebre cambio Shimano, per ospitare i nuovi comandi, fu necessario ridefinire l’assetto della curvatura della piega del manubrio stesso.

 

Oltre alla larghezza, anche la lunghezza della piega del manubrio della bicicletta è decisiva per la posizione da assumere in sella, per non stare né troppo eretti né eccessivamente sdraiati sul tubo orizzontale, dovendo comunque sempre poggiare le mani sul paramani. Per un maggior comfort in sella è invece vivamente consigliabile un manubrio di forma ergonomica. C’è poi il manubrio mezza corsa, in stile vintage, che consente una seduta più comoda e una posizione del corpo più alta e meno piegata rispetto al classico manubrio da corsa.

 

Nella scelta del manubrio non bisogna poi trascurare il materiale di cui è costituito. Naturalmente, al di là dell’alluminio tuttora molto utilizzato, i materiali più pregevoli sono il titanio e le fibre di carbonio poiché, in virtù delle loro proprietà, sono in grado di attenuare proficuamente le vibrazioni e le asperità del terreno, garantendo nel contempo leggerezza e resistenza, ma soprattutto una prestazione di guida ottimale della tua bicicletta.

 

Il manubrio dritto

 

Se cerchi invece un manubrio dritto per la tua mountain bike e non solo, devi tener presente che un manubrio più largo, presentando un braccio di leva maggiore, richiede una forza minore per la sterzata. Si tratta perciò di un manubrio da preferire per rispondere repentinamente ai cambi di direzioni improvvisi richiesti da una strada impervia o in discesa. Oggi c’è la tendenza a costruire  manubri in alluminio più lunghi delle misure standard e con una leggera inclinazione all’indietro, in modo da avere un manubrio decisamente più reattivo negli spostamenti e più aerodinamico per vincere facilmente ogni attrito, consentendo una postura sempre più da race.

 

Fonte: BikeStoreUdine

Regali per ciclisti

Tra i regali per ciclisti appassionati di high-tech c’è un misuratore di potenza (€ 500) o un navigatore di bordo (€ 300) resistente alle intemperie e agli urti, collegabile anche allo smartphone, così da avere a disposizione in tempo reale il segnale GPS per la posizione, il meteo e tutte le informazioni sul tracciato che si sta percorrendo. Tra i regali per ciclisti tecnologici leggermente più economici, trovi un cardiofrequenzimetro da polso (€ 100) o una telecamera portatile (€ 70).

Se invece vuoi cercare il tuo regalo per ciclisti nel settore abbigliamento, puoi orientarti tra una pratica giacca antivento e antipioggia (€ 70) e un giubbotto invernale termico (€ 100). Se vuoi scegliere tra gli accessori il tuo regalo per ciclisti, puoi prendere un casco aperto o integrale omologato (€ 40), uno zaino idrico con protezione per la schiena (€ 90), una sella (€ 70) nuova e più comoda o un manubrio in fibra di carbonio (€ 120) leggero e maneggevole. Tra i regali per ciclisti che vogliono viaggiare su strada in tutta sicurezza ci sono diversi tipi di luci: i fanalini applicabili manualmente (€ 10) sulla bicicletta, quelli catarinfrangenti (€ 5) per le ruote, o anche delle semplici strisce catarifrangenti per indumenti (€ 15).

Regali per cicliste

Tra i regali per ciclisti al femminile c’è sicuramente una custodia impermeabile con supporto porta cellulare (€ 20) per buttare un occhio alla strada e uno allo smartphone. Alla signora che non vuole rinunciare a fare la spesa in bici, si può donare in regalo un bel cesto di vimini (€ 25) o n ecopelle (€ 30), in stile vintage, o una capiente borsa posteriore impermeabile (€ 40), posizionabile in modo da distribuire equamente il peso su entrambi i lati del telaio e della ruota posteriore. Per la donna che vuole la sua bici sempre impeccabile c’è un pratico kit con detergente, lucidante, spazzola e spugna (€ 20) per avere a portata di mano tutti i prodotti occorrenti per mantenerla pulita. A colei che desidera essere fashion anche in bici si possono regalare un paio di guanti (€ 15), dei calzini termici (€ 10), delle calze a compressione (€ 10), un copriscarpe (€ 20) o qualche altro capo d’abbigliamento sempre rigorosamente coordinato con il brand e i colori della bici.

Regali per ciclisti in crescita

Se cerchi dei regali per ciclisti in crescita, magari per tuo figlio che muove i suoi primi passi in bici, puoi scegliere tra gli accessori un campanello (€ 7) a forma di animaletto, un paio di guanti da bici e un casco (€ 20) con Peppa Pig o Topolino e i personaggi Disney o Pixar (€ 15). Certamente lo farai contento!

Fonte: BikeStoreUdine

Luci per bici: i fanali da scegliere per la tua sicurezza

I fanali della bici sono un dispositivo essenziale per la tua sicurezza su strada. Le luci della bici, che si tratti di riflettori catarifrangenti, lampade al LED o semplici fanali, sono infatti fondamentali per vedere ed essere visti  in specie quando le condizioni di visibilità sono limitate.

Per questo motivo i fanali non sono soltanto un accessorio che deve incontrare il gusto estetico di chi acquista una nuova bici, ma costituiscono un elemento fondamentale per chi viaggia su strade scarsamente illuminate, al crepuscolo o di sera, specialmente in inverno, quando le ore di luce sono decisamente minori.

Stranamente però l’impianto dei fanali non rientra quasi mai tra i criteri che influenzano la scelta di chi compra una nuova bici, anche perché viene frequentemente sottovalutato dagli stessi produttori che devono rispettare poche leggi per rientrare nei parametri previsti dalla normativa vigente in materia di sicurezza.

Attualmente il mercato offre un ampio ventaglio di opportunità per l’illuminazione della tua bici: i fanali possono essere posizionati sulla forcella, sul manubrio o sul casco del conducente e possono essere alimentati con la dinamo, a batteria o secondo sistemi a induzione.

Avremo fatto sicuramente l’esperienza di andare su una vecchia bici e di osservare quella dinamo che, poggiando sul copertone, faceva molto rumore e richiedeva tanta fatica per generare poca luce per i fanali. Oggi anche questo tipo di alimentazione si è perfezionato e prevede il posizionamento della dinamo nel mozzo della ruota, per cui è decisamente più silenziosa. A seconda delle sue dimensioni, una dinamo piuttosto grande consente di alimentare fanali con lampade al LED che generano un fascio di luce decisamente maggiore per vedere, ma soprattutto per essere visti nel traffico o su strade buie.

Un impianto con dinamo e fanali al LED garantisce dunque la massima efficienza energetica e un basso consumo, per cui è vivamente consigliabile per la tua sicurezza in bici anche nel traffico.

Chi preferisse invece dei fanali anteriori sempre al LED, ma alimentati a batteria, tenga conto che non avrà la stessa potenza del faro a dinamo. Tuttavia, nel caso si decida per l’acquisto di tali fanali, è consigliabile prevedere un display sul dorso della lampada che indichi il consumo e lo stato di carica della batteria, per evitare lo spiacevole caso di rimanere di sera improvvisamente al buio, magari su una strada non sufficientemente illuminata.

Le luci posteriori, di dimensioni più ridotte, siano esse fanali o semplici catarifrangenti, necessitano generalmente di una minore carica rispetto a quelle anteriori. Tuttavia, se per il retro della tua bicicletta desiderassi fanali che funzionino senza batteria e senza dinamo, puoi senz’altro considerare il sistema a induzione che, grazie a dei semplici magneti permanenti, genera un discreto campo elettrico sufficiente a far lampeggiare i LED posteriori.

Scegliendo dei fanali anteriori e posteriori adeguati, non correrai il rischio di non essere visto, anzi sarai maggiormente visibile, di giorno e di notte, nel traffico e su strade isolate e non illuminate, senza alcun pericolo per la tua sicurezza.

 

Fonte: BikeStoreUdine

Modernariato: oggetti di interior design

Appendiabiti di Enzo Mari 

Disegnato da uno dei maggiori teorici avanguardisti del secolo scorso, l’appendiabito del 1977 di Enzo Mari è un oggetto singolare ed estremamente funzionale. La sua forma essenziale, che si compone di tre aste in metallo che terminano con altrettanti dischi vivaci sistemati come cappelli colorati, traduce plasticamente un tema tanto caro al designer piemontese, quello cioè dell’aspetto sociale del design legato alla sua funzione nella vita quotidiana.

Mobiletto portachiavi di Thomas Sandell

Disegnato da Thomas Sandell, uno degli architetti e designer svedesi più rinomati, che vanta collaborazioni con Cappellini, Mobileffe e Tronconi, il mobiletto portachiavi in metallo giallo anni ’90 è un buco della serratura dal colore vivace molto vintage. Una volta aperto, presenta numerosi pioli disposti in serie e atti a ospitare in maniera ordinata tutte le tue chiavi.

Lampadario Relemme di Achille Castiglioni

“Abbiamo messo insieme due idee di lampade vecchie: il solito piatto di metallo verniciato che si metteva in cucina, e una lampada industriale molto diffusa, unendo le virtù e scartando i difetti. Nella prima la luce feriva ma l’attacco era giustamente esterno: nella seconda la luce era protetta ma l’attacco era interno e scaldava”. Achille Castiglioni presenta così la sua creazione. La sua lampada a sospensione del 1962 disegnata per Flos con funzionale saliscendi ha un riflettore a conca in metallo verniciato color marrone e sagomato in modo da mascherare il portalampada lasciato all’esterno e da generare una superficie riflettente bianca uniformemente illuminata.

Servizio olio e aceto di Andrea Branzi

Progettato per la produzione Alessi, il servizio di olio e aceto in stile vintage anni ’70 di Andrea Branzi, uno tra i maggiori esponenti del Nuovo design italiano, è un set ironico, che presenta una base circolare in marmo nero con venature bianche e due coperchi in ceramica smaltata bianca adagiati come due facce con singolare mimica sui rispettivi contenitori a forma di cono rovesciato.

Tagliapane di Lino Sabatini

Disegnato da una pietra miliare del design italiano, il tagliapane dell’artista argentiere Lino Sabbatini risponde all’esigenza, a lungo ricercata dal designer emiliano, di “nobilitare la materia grazie alle forme”. Il suo tagliapane anni ’70 è infatti una forma pulita ed essenziale, si compone di una pregevole tavola in legno di acero e di una squadra in acciaio.

Coppia di portatovaglioli di Ettore Sottsass

“Il funzionalismo non è sufficiente. Il design dovrebbe essere anche sensuale ed eccitante”. Risponde a tale esigenza creativa la coppia di portatovaglioli del 1994 di Ettore Sottsass, celebre designer industriale e architetto eclettico. Il suo originale portatovaglioli prodotto per Twergi, si compone di tre semplici anelli concentrici in legno di faggio tinto. Alternando il nero al color legno, ogni triade di anelli è anche, sul piano cromatico, perfettamente speculare all’altra.

Vaso cornovaso di Alessio Tasca

“Il cornovaso è un’idea prima che un oggetto, è un archetipo a cui ricondurre una molteplicità di varianti possibili, un segmento estrapolato dalla traiettoria tracciata dall’estrusione, ricavato dalla semiretta immaginaria che sgorga dalla trafila e che possiamo seguire nel suo procedere all’infinito”. Così Alessio Tasca, designer e ceramista vicentino, presenta il frutto della sua intuizione creativa. Il suo cornovaso del 1970 in materiale grès bianco è un vaso realizzato mediante una particolare tecnica di estrusione: l’impasto d’argilla inserito nella trafila è costretto dalla forte pressione ad attraversare una matrice di ferro che gli conferisce una peculiare forma tubolare triangolare simile alle corna di un ariete.

Specchio finestra di Giuseppe Raimondi

Progettato per la Cristal Art, lo specchio di Giuseppe Raimondi, architetto e designer attivo nel campo dell’edilizia, dell’arredamento e del design industriale, è una finestra cieca in materiale plastico termoforato con gli stipiti e le ante di vivace colore rosso che “gioca con la riflessione della forme e della luce”.

Scrivania di BBPR

Progettata da Gian Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti, Ernesto Nathan Rogers, gruppo di designers italiani noti con l’acronimo BBPR che operò nel dopoguerra mediante “un linguaggio in continuità con la tradizione e in opposizione all’accettazione passiva dell’International style”, questa scrivania presenta un lungo ripiano in legno di forma ottagonale adagiato su una possente struttura in ferro stratificato.

Poltrona Campiello

Progettata per Zanotta nel 1984 dal trio di designers italiani, Jonathan De Pas, Donato D’Urbino e Paolo Lomazzi, noti anche con l’acronimo DDL e ideatori della celebre poltrona gonfiabile Blow, la poltrona Campiello presenta uno schienale particolarmente alto e avvolgente in pelle nera e una seduta rivestita in tessuto completamente sfoderabile con cuscino lombare di color verde acqua che costituisce un elemento di ulteriore comfort nella zona più bassa della schiena.

Fonte: InternoC65.com

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