“Dio arriverà all’alba”: lo spettacolo su Alda Merini

«Dio arriverà all’alba / se io sarò tra le tue braccia». Trae ispirazione da questi versi della lirica Accarezzami lo spettacolo teatrale scritto e diretto dal poeta Antonio Nobili sulla ‘poetessa dei Navigli’ Alda Merini per omaggiarne la figura a novant’anni dalla nascita, il 21 marzo 1931, attraverso una tournée inaugurata al Teatro Viganò di Roma e che ora prosegue in streaming, date le dure restrizioni imposte dalla pandemia agli spettacoli teatrali.

«Non le scrivo, le trovo le poesie», ripete Alda Merini. La poesia è per lei «amica e amante»; è una «presenza della speranza che genera torrenti di versi», perché è «tra i nudi e i vuoti che si trova la poesia». Ma la parola della ‘poetessa dei Navigli’ non aleggia sulle cose, le attraversa come una lama affilata, se ne prede cura e le trasfigura, conferendo anche alla più semplice di esse la dignità che le spetta di realtà creata. E così la parola poetica compare sul retro di una lista della spesa, su foglietti di reimpiego e persino sul muro della sua casa popolare di Milano che fa da sfondo alla rappresentazione scenica, sul quale si staglia un verso, ‘Nessuno mi pettina bene come il vento’, tra promemoria e appuntamenti in programma per la settimana.

La Merini di Nobili è ripresa nel quotidiano della sua casa, in pantofole, mentre tra una sigaretta e l’altra e un bicchierino di Fernet riceve un giovane Arnoldo Mondadori venuto a portarle le bozze della prossima raccolta di poesie da pubblicare e a confessarle velatamente l’amore che prova per la domestica di lei o allorquando accoglie il suo medico che viene periodicamente a visitarla, col quale ride dei suoi mali alla schiena. Ma è a Paolo – un giovane ricercatore che vuole conoscerla per approfondire gli sviluppi della poesia contemporanea su richiesta del suo professore – che manifesta le crepe dei ricordi e le pieghe dell’anima. Egli ne esce intimamente trasformato sin dal primo incontro. E in effetti nei versi estemporanei della poetessa milanese traspare un’anima allo specchio spesso piacevolmente ironica, talvolta pungente e scontrosa, che non teme di nascondere a se stessa e agli altri quanto sia «agghiacciante guardarsi e non trovarsi». Eppure accetta la sfida di imparare a convivere con la propria anima e di sublimare in versi anche l’esperienza dolorosa degli anni trascorsi in manicomio e la scelta di dare in affido le sue quattro figlie. Alda Merini sostiene che, al contrario, «pazzo è colui che è così vigliacco da accettare di essere normale» e che in fondo «le persone non sono né cattive né buone, sono solo amate male o lo sono state».

Se dunque «lacrime dell’anima sono i versi del poeta», la Merini ne versa tante «come balsamo che mi pioveva sulla pelle», mentre siede sulla sua poltrona nelle notti insonni al chiarore della luna o mentre riaffiorano in solitudine i volti di persone care o i misteri delle cose. D’altra parte «in ogni cosa c’è una storia silenziosa e io ho voglia di sentire cosa hanno da raccontare. Ogni cosa che ci circonda ci sta già dettando qualcosa». Insomma è «l’amore la sorgente della poesia». È questo il segreto della poesia di Alda Merini, reso mirabilmente dall’interpretazione particolarmente intesa e commovente di Antonella Petrone e da tutto il cast di TeatroSenzaTempo.

Lo spettacolo è finalmente disponibile anche in streaming al costo di 5 euro (per ulteriori informazioni: www.dioarriveraallalba.com). È possibile sostenere coloro che lavorano nel mondo del teatro, così duramente provati dalle restrizioni ancora vigenti, anche acquistando il libro e il dvd dello spettacolo, il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza alla Cooperativa Itaca che si prende cura della salute mentale di tanti malati psichiatrici.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

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