5.0.2

“Riccamente dotata fin dalla più tenera età di particolari doni celesti, santa Ildegarda penetrò sapientemente nei segreti della teologia, della medicina, della musica e di altre arti, scrivendovi sopra numerosi libri e mettendo in luce il legame tra redenzione e creazione. Amò unicamente la Chiesa. Per l’amore ardente che nutriva per essa non esitò a lasciare la clausura del monastero per incontrarsi come intrepida combattente della verità e della pace con vescovi, dignitari civili e persino con l’imperatore, ed anche per parlare alle masse del popolo”. Con queste parola San Giovanni Paolo II tratteggiò il profilo spirituale di Ildegarda di Bingen che il 7 ottobre 2012 Papa Benedetto XVI proclamò Dottore della Chiesa. Accanto a Santa Caterina da Siena e a Santa Teresa d’Avila, Ildegarda è la terza donna della storia a ricevere tale titolo.

Nata nel 1098 in Renania, a soli 8 anni entra in monastero per ricevere un’adeguata formazione umana e cristiana. Successivamente professa i voti e sceglie di vivere secondo la Regola di San Benedetto, divenendo presto badessa del monastero. In un’epistola che scrisse a San Bernardo, la mistica renana effonde così il proprio vissuto interiore: “La visione avvince tutto il mio essere: non vedo con gli occhi del corpo, ma mi appare nello spirito dei misteri. Conosco il significato profondo di ciò che è esposto nel Salterio, nei Vangeli e in altri libri, che mi sono mostrati nella visione. Questa brucia come una fiamma nel mio petto e nella mia anima, e mi insegna a comprendere profondamente il testo”. Il suo anelito spirituale non è tuttavia avulso dal contesto storico e sociale in cui vive. Ne è testimonianza il fatto che, quando l’imperatore Federico Barbarossa impose tre antipapi al pontefice regnante Alessandro III, ella gli ricordò con veemenza che “anch’egli era soggetto al giudizio di Dio”, scrivendogli queste parole ispiratele da Dio: “Guai, guai a questa malvagia condotta degli empi che mi disprezzano! Presta ascolto, o re, se vuoi vivere! Altrimenti la mia spada ti trafiggerà!”.

Nella sua opera mistica principale, lo Scivias (“Conosco le vie del Signore”), Ildegarda racconta “ventisei visioni distinte concernenti la relazione tra Dio e gli esseri attraverso la creazione, la redenzione, e nella Chiesa, oltre a una certa quantità di profezie apocalittiche”. In tali descrizioni si rivela quale “piuma sospinta dal respiro di Dio”, come ella stessa si definisce. Se fin dagli inizi la vita monastica è considerata alla stregua di quella angelica, la mistica tedesca non si limita soltanto a vivere per Dio come un angelo nel sacro ufficio di lode del suo nome e nell’esercizio della carità, ma elabora anche una peculiare dottrina angelica, approfondita dal sacerdote e noto angelologo Marcello Stanzione nel recente volume Gli angeli di Santa Ildegarda (pp. 156, Edizioni Segno 2017, € 12). Gli angeli, secondo Ildegarda, “non solo sono creati ma bruciano e vivono nel fuoco di Dio che è il loro fuoco originario; infatti non hanno veramente le ali come gli uccelli ma sono più simili a fiamme che si librano nel potere di Dio”. Per questo motivo tali creature spirituali si configurano quali “specchi semiriflettenti nel senso che riflettono a Dio la sua immagine”. Ella sostiene altresì che la comunicazione tra Dio e il primo uomo sia avvenuta nella lingua degli angeli, dal momento che “Adamo prima della caduta, era in comunione totale con il regno degli angeli”. Ildegarda condivide inoltre la tesi comunemente diffusa nel Medioevo, secondo cui la creazione degli uomini da parte di Dio sarebbe stata voluta per sopperire alla ribellione degli angeli decaduti, al fine di ripristinare il disegno originario del Creatore e ricostituire così l’unità e l’armonia del cosmo. In una sua visione gli angeli ribelli sono assimilati a stelle nere prive di ogni luce. Anche Lucifero, scrive Ildegarda, pretese: “‘Voglio essere signore e non voglio nessuno sopra di me’. Invece la sua maestà scivolò via e si perse: così diventò il principe dell’inferno”.

Ildegarda è stata dunque una teologa acuta con doni mistici, tra cui anche quello di scacciare i demoni, un’autrice di trattati di botanica, di medicina e, con le sue 155 monodie, “la prima donna musicista della storia”. Morì il 17 settembre del 1179, all’età di ottantuno anni. Pertanto “questa grande donna ‘profetessa’ parla con grande attualità anche oggi a noi, con la sua coraggiosa capacità di discernere i segni dei tempi, con il suo amore per il creato, la sua medicina, la sua poesia, la sua musica, che oggi viene ricostruita, il suo amore per Cristo e per la Sua Chiesa, sofferente anche in quel tempo, ferita anche in quel tempo dai peccati dei preti e dei laici, e tanto più amata come corpo di Cristo”.

Fonte: FrammentidiPace

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