Come Chiara Amirante scoprì la gioia del Vangelo

“E gioia sia!”. Gridano queste parole a più riprese i numerosi giovani che hanno affollato il Duomo di Salerno per celebrare la festa diocesana loro dedicata. Una festa all’insegna della gioia vera e alla riscoperta di una letizia nello Spirito Santo come quella che ha toccato il cuore di Chiara Amirante, testimone di una gioia che attrae e che è capace di trasformare anche i cuori più induriti. Chiara, come tutti i giovani, ha cercato inizialmente la gioia nelle lusinghe del mondo e ne ha ricavato delusione e amarezza insieme alla consapevolezza che il mondo non è in grado di soddisfare la sete d’amore del proprio cuore, anzi delude piuttosto le sue attese.

A 17 anni Chiara rischia di perdere la vita in un brutto incidente stradale. L’amico alla guida è ubriaco, l’auto sbanda, va fuori strada, sta precipitando in un burrone ma ella, insieme ai suoi amici, riesce a catapultarsi fuori, ad aggrapparsi a un albero e a mettersi in salvo, tirando un respiro di sollievo mentre osserva la macchina in fiamme. Una scena da film americano, ma purtroppo tragicamente reale. Nell’imminenza della morte lo scampato pericolo le pone innanzi la cruda verità: tutto passa, solo l’amore resta.

Finché un bel giorno Chiara scopre il segreto della gioia vera nell’incontro con la Parola di verità: «Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio Amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato, nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15, 9-12). Sono bastati questi pochi versetti del Vangelo seminati nella terra fertile del suo cuore a radicarle il desiderio di vivere in pienezza la propria esistenza per custodire la gioia vera di chi rimane nell’amore di Dio anche nei momenti di difficoltà.

A 21 anni Chiara viene infatti colpita da una terribile malattia che aveva intaccato la stessa retina e che rischiava di renderla completamente cieca. Ma nonostante avesse perso già otto decimi della sua vista, i suoi occhi interiori rimanevano saldi nell’amore divino e il suo desiderio di portare Cristo a tutti coloro che incontrava, soprattutto agli ultimi e agli emarginati, non le dava tregua, anzi cresceva sempre di più. Così un bel giorno Chiara presentò il suo anelito al Padre in una semplice preghiera: «Signore, se questo desiderio così folle di andare di notte in strada sei tu a mettermelo nel cuore, mettimi tu nelle condizioni di poterlo realizzare! A te niente è impossibile! Io desidero solo la tua volontà!». La risposta del Padre misericordioso non tardò ad arrivare. All’indomani, quando riaprì gli occhi, Chiara si accorse di vedere meglio. Si recò però ugualmente in ospedale per fare le iniezioni periodiche dentro l’occhio, pensando si trattasse di un miglioramento soltanto temporaneo. I medici tuttavia dovettero constatare che non solo la sua malattia era scomparsa, ma addirittura Chiara era passata da meno otto decimi a una vista pari a più undici decimi.

D’altra parte se Dio le aveva posto nel cuore il desiderio di servire il prossimo per edificare il Suo Regno, è evidente che le avrebbe concesso anche la forza per farlo. Così ha inizio il suo viaggio «nell’inferno della strada» per soddisfare quella spinta interiore che l’esortava ad andare in giro di notte a cercare i fratelli più disperati e abbandonati, gli alcolizzati, i carcerati, i drogati e le prostitute. Non senza un po’ di timore Chiara discende negli inferi della stazione Termini a Roma, dove s’imbatte in una rissa in atto. C’è chi agita bottiglie di vetro e chi invece per colpire tira fuori il coltello. Sarebbe stato sicuramente più prudente fuggire via, ma lo sguardo di Chiara si posa su un giovane che giaceva disteso a terra per overdose. Le tornano in mente le parole di Gesù: “Amatevi come io vi ho amati”. Non poteva dunque lasciarlo lì così. «Dopo qualche scossone, Angelo si è ripreso e io sono stata ad ascoltarlo per un’ora, forse anche di più. Mi ha raccontato tutta la sua vita, fatta di carcere, spaccio, droga». Chiara si preoccupò allora di rispondere al grido di dolore di Angelo, cercandogli un centro, una comunità che avrebbe potuto accoglierlo, ma non ne trovò. All’indomani quando lo incontra nuovamente, Angelo l’abbraccia dicendole: «Chiara, ti ho preso un regalo. Volevo ringraziarti perché mi hai salvato la vita». E Chiara gli risponde: «Ma come ti ho salvato la vita, se non sono neanche stata capace di trovarti un posto dove andare a dormire?». Angelo la invita a seguirlo, le mostra un murales con la scritta: “Nonostante la vostra indifferenza noi esistiamo” e le spiega di averlo dipinto prima di aver deciso di suicidarsi con un’overdose. Poi Angelo aggiunge: «In tutti questi anni di vita di strada, tu sei la prima persona che si è fermata ad ascoltarmi. Allora ho pensato che se anche esiste una sola persona sulla faccia della terra disposta a spendere un’ora del suo tempo con uno come me, allora vale la pena vivere. E poi ho visto nei tuoi occhi quella gioia che io da sempre cercavo. Ora so che esiste e voglio incontrare quel Gesù che te l’ha donata e ti ha portato a rischiare la tua vita per noi».

«Quest’Angelo mi ha fatto comprendere – ha proseguito Chiara nel suo racconto – che responsabilità abbiamo quando non diamo un bicchier d’acqua al fratello che ci dice: “Ho sete”, ho sete del tuo amore, perché da un bicchiere d’amore può dipendere la speranza o la disperazione di qualcuno».

Da quel giorno nel «popolo della notte» Chiara ha incontrato tante storie di abbandono e di disperazione e accarezzato tanti volti che, trasfigurati dall’amore di Dio, da deserti aridi sono divenuti terre rifiorite. Di qui ella ha maturato la decisione di lasciare la propria casa, i suoi genitori e il suo lavoro per dedicarsi agli ultimi e donare loro un raggio di quella gioia vera che porta nel cuore. La Provvidenza divina le ha così ispirato e dischiuso “nuovi orizzonti”. Un’opera costituita di 207 centri di accoglienza, formazione e orientamento; 5 Cittadelle Cielo nel mondo, 450.000 Cavalieri della Luce, profeti di verità ed evangelizzatori di strada. Una missione che ha suscitato e favorito la carità di tanti che si sono fatti carico degli ingenti oneri economici dei diversi progetti del movimento per sostenere un popolo della luce desideroso di comunicare e testimoniare con impegno costante e dedizione apostolica la gioia vera del Cristo Risorto anche negli angoli più oscuri della terra, dove regnano le tenebre del male e dell’indifferenza.

Fonte: La Croce Quotidiano

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