San Giovanni Bosco, il devoto dell’angelo custode

“Renditi familiare con gli angeli, osservali spesso invisibilmente presenti nelle tue azioni, ama ed onora gli angeli della persona vivente con te, e particolarmente il tuo angelo custode; pregali spesso e rendi loro omaggio di lode, invoca il loro aiuto e il loro soccorso in ogni tua impresa spirituale e temporale: essi coopereranno alle tue intenzioni”, scriveva san Francesco di Sales nella sua Introduzione alla vita devota, meglio nota come Filotea.

Gli fa eco san Giovanni Bosco che inscrive la propria missione proprio nel solco del carisma del vescovo ginevrino, chiamando per questo “salesiani” i propri figli spirituali. Il santo educatore torinese si premurò infatti che i giovani del suo oratorio coltivassero la devozione angelica e scrisse anche un opuscolo sul tema dal titolo: Il divoto dell’Angelo Custode. Lo ricorda il noto angelologo Marcello Stanzione nel recente volume Gli angeli di San Giovanni Bosco (La Fontana di Siloe, pp. 192). Don Bosco stesso beneficiò per vari anni della sua vita di una “misteriosa custodia angelica”. Si tratta del Grigio, un grosso cane che non mangiava, non beveva, compariva all’improvviso per soccorrere il Santo nei pericoli e misteriosamente scompariva. Senza dubbio un cane non ordinario, anche se “dire che sarebbe un angelo forse farebbe ridere”, per dirla con le stesse parole del santo amico dei giovani.

Relativamente agli angeli, don Bosco era solito ricordare ai ragazzi: “Fatevi buoni per dare allegrezza al vostro Angelo Custode”. Nello stesso tempo suggeriva loro: “In ogni afflizione e disgrazia, anche spirituale, ricorrete all’Angelo con piena fiducia ed esso vi aiuterà”. Un suggerimento semplice e comprensibile, che diventava per questo anche praticabile, come i moniti: “Ricordati che hai un Angelo, per custode, compagno e amico”, per cui “se vuoi piacere a Gesù e a Maria, obbedisci alle ispirazioni del tuo Angelo custode”. D’altra parte l’angelo custode rappresenta un aiuto nelle tentazioni, anche in virtù del “suo desiderio di aiutarti” soprattutto nei pericoli.

Così, tra i figli spirituali del santo sacerdote, “San Domenico Savio era convinto di avere sempre vicino il compagno celeste, ricorreva a lui con fiducia e ne riceveva favori e aiuti speciali”. Allo stesso modo, un altro dei giovani dell’oratorio poté sperimentare in prima persona tale potenza della tutela angelica. Un giorno, mentre lavorava come muratore al restauro di una casa, cadde dall’impalcatura insieme ad altri due coetanei. Uno purtroppo morì, l’altro finì in ospedale, egli invece rimase illeso proprio per aver invocato il proprio angelo custode che intervenne prontamente a sua protezione mentre precipitava a terra dall’alto.

Nel libricino Il divoto dell’Angelo Custode – che il volume di don Marcello ha il pregio di riportare in appendice in versione integrale – don Bosco condensa in dieci considerazioni fondamentali tale forma di devozione angelica. Muovendo dalla riflessione sulla bontà di Dio nel destinare agli uomini i Santi Angeli Custodi, egli ricorda che queste creature celesti li amano per riguardo a Gesù e Maria, manifestando tale amore attraverso una speciale assistenza quotidiana, e in particolare nel tempo della preghiera, nella tentazione, nelle tribolazioni, nell’ora della morte e confortando l’anima in Purgatorio. Insomma la tenerezza dell’angelo custode nei confronti di ogni peccatore è talmente grande da non abbandonarlo mai nel corso della vita. Perciò è opportuno che ciascuno lo preghi con animo grato con queste parole: “Tenerissimo Custode dell’anima mia, che di continuo specchiandovi ne’ Sacri Cuori di Gesù e di Maria, nuove fiamme traete d’amor divino; fate che il mio cuore per l’avvenire non pensi più che amare Voi, amar Gesù mio Redentore, amare Maria madre mia amantissima”.

Fonte: LaNuovaBussolaQuotidiana

“Noi e gli angeli”: alla scoperta degli spiriti celesti che ci custodiscono

“L’Angelo Custode è il nostro primo contatto con il Soprannaturale. Quando una mamma dice (tuttora) a un figlio: “Dormi tranquillo, il tuo Angioletto Custode ti protegge”, di fatto gli dice che esiste qualcosa che c’è ma non si può vedere, ecco dunque l’arrivo del Soprannaturale nella nostra vita, prima ancora che qualcuno ci parli di Dio o della fede”. Da tale consapevolezza prende le mosse il recente volume Noi e gli angeli (pp. 159, Pagine dell’Arco 2017; disponibile in formato e-book su Amazon, € 2, 99) di don Marcello Stanzione, uno dei massimi esperti di angelologia. Egli si sofferma sulla natura di tali creature spirituali dotate di intelletto e volontà affidate agli uomini per custodirne i passi nelle vie del Signore.  In effetti ogni angelo, “in quanto Puro Spirito, si offre a noi con un carattere di unità, di semplicità, di stabilità, e, nello stesso tempo, con qualità di mobilità, di chiaroveggenza, di vigore e di energia”. Al di là dell’iconografia tradizionale cui siamo abituati, in realtà gli angeli non hanno le ali: esse sono semplicemente “una maniera per esprimere che non fanno parte della sfera umana, la loro rapidità, la fretta che portano nell’eseguire gli ordini del Signore”. La natura spirituale di cui sono costituiti consente loro di muoversi infatti alla velocità del pensiero. Ripercorrendo le pagine bibliche in cui si parla in particolare degli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, l’autore ne evidenzia la preziosità di una missione esclusiva al servizio del popolo di Dio. Infatti Stanzione si sofferma successivamente sul legame molto stretto tra gli spiriti celesti e molti santi e papi di ogni epoca storica. Gli angeli sono così presenti nei racconti biografici di diversi martiri dei primi secoli, nella vita di Gregorio Magno, Francesco d’Assisi, Tommaso d’Aquino, Francesco di Paola, Francesca Romana, Teresa d’Avila, Giovanna d’Arco, Luigi Gonzaga e di tante altre figure di santi di cui l’autore racconta anche brevi ma significativi aneddoti in relazione al loro personale incontro con tali creature.

San Filippo Neri, per esempio, fu salvato dal suo angelo custode allorquando una carrozza trainata da cavalli imbizzarriti stava per travolgerlo. “Un’altra volta a San Filippo Neri si fece innanzi un povero per chiedergli l’elemosina. Il Santo stava per dargli prontamente tutte le poche monete di cui disponeva, ma l’altro disse sorridendogli: “Io volevo vedere solamente quello che tu sapevi fare””. Era il suo angelo custode, il quale aveva fatto “ricorso a questo travestimento per fargli capire sempre più quanto la carità ai poveri fosse gradita a Dio”. Allo stesso modo San Giovanni Bosco, autore di “un opuscolo popolare per diffondere il culto degli Spiriti Celesti”, per sottolineare l’esigenza di tale devozione, scrive: “Un argomento che mostra l’eccellenza dell’uomo è certamente il fatto che egli abbia un Angelo per custode. Così fin dal primo istante che l’uomo compare nel mondo, egli l’assiste notte e giorno. Lo accompagna nel viaggio lungo le strade; lo difende dai pericoli, sia dell’anima che del corpo, l’avvisa di ciò che è bene perché lo segua”. Di qui l’augurio di padre Pio nel salutare i pellegrini: “Che l’Angelo di Dio ti sia luce, aiuto, forza e guida”. Gli fa eco un passaggio dell’omelia di Papa Francesco, nella quale il Santo Padre esclama: “Quante volte abbiamo sentito: “Ma…questo…Dovrei fare così, questo non va, stai attento”. Tante volte! È la voce di questo nostro compagno di viaggio. Dobbiamo essere sicuri che lui ci porterà alla fine della nostra vita con i suoi consigli, e per questo dare ascolto alla sua voce, non ribellarci”. Il libro di don Marcello Stanzione presenta infine anche una breve appendice con tante utili preghiere e invocazioni di richiesta di protezione angelica a tali creature celesti, in specie ai tre arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele.

Fonte: FarodiRoma