Luoghi comuni, un Dizionario per smascherarli

È proprio vero che ‘al cuor non si comanda’, che bisogna andare ‘dove ti porta il cuore’; che ‘chi è causa del suo mal pianga se stesso’; che ‘l’ottimo è nemico del bene’ o che ‘nessuno è perfetto’? La maggior parte delle ‘frasi fatte’ che si sentono spesso ripetere sono in realtà soltanto dei moniti ‘politicamente corretti’ quali: ‘Bisogna essere sempre se stessi’; ‘Bisogna essere aperti di mente’; ‘Non bisogna giudicare dalle apparenze’, ‘Bisogna rispettare sempre le opinioni degli altri’, ‘L’importante nella vita è essere coerenti con le proprie idee’. E ancora tale discorso, in ambito morale, traspare nelle espressioni consuete: ‘Il fine giustifica i mezzi’, ‘È un male necessario’, ‘Errare humanum est’, ‘Non tutto il male viene per nuocere’, ‘Io ho una mia morale’, ‘La morale cambia’, e via discorrendo.

I luoghi comuni, le massime e gli slogan vengono spesso banalizzati, mentre sono in realtà “un precipitato di visioni del mondo, sintetizzano in sé interi universi filosofici”. Di qui l’esigenza di raccogliere, oltre quelli sopracitati, numerose frasi fatte, detti e modi di dire alla luce del pensiero cattolico in un corposo Dizionario elementare dei luoghi comuni (pp. 527), pubblicato recentemente dall’Istituto di Apologetica, a cura di Tommaso Scandroglio, docente di Filosofia del Diritto, bioeticista e firma ormai nota ai lettori de La Nuova Bussola Quotidiana.

‘Cerchiamo ciò che ci unisce, non ciò che ci divide’ è, per esempio, uno dei leitmotiv non solo dei salotti televisivi, ma anche di tante preghiere dei fedeli. Eppure, rispetto a questo, è opportuno rilevare che “il dialogo deve essere fatto in nome della verità e del bene e non deve essere fine a se stesso”. Di qui la pace che ne scaturisce, in quanto frutto della verità e del bene che si è condiviso, non può esser segno di un irenismo sterile e inerte di identità culturali e religiose che preferiscono confondersi, forse anche per timore di emergere nelle proprie specificità, mentre professano paradossalmente il dogma della diversità come ricchezza.

 Allo stesso modo, anche il ‘carpe diem’ di oraziana memoria, “l’invito a godere dei piaceri immediati senza interrogarsi troppo sul domani e senza indagare se le occasioni siano buone o cattive”, che è frequentemente sulla bocca soprattutto dei più giovani, nasconde “una certa cultura neo-edonista proiettata nel godimento del presente perché convinta che tutto finirà con la morte”. Al contrario è necessario, come rileva Scandroglio, non lasciarsi “trascinare dallo stato d’animo del momento senza preoccuparsi degli effetti delle nostre azioni” per non restare “soggiogati dagli eventi che casualmente capitano”. È, in effetti, “la santità il vero bene di cui preoccuparsi giorno per giorno, istante dopo istante”.

‘Fatti gli affari tuoi!’. Anche questo detto trascura il fatto che “ciascuno di noi è legato da un vincolo di carità con il prossimo, vincolo che assume diversi spessori e significati a seconda dei rapporti”. In realtà “‘farsi gli affari degli altri’ è condotta lecita se persegue un fine buono e se tale fine è conseguito con modalità appropriate al fine e tenendo comunque in considerazione lo spazio di vita privata delle persone”.

In relazione alle tematiche antropologiche, rispetto a slogan quali ‘Il cuore ha sempre ragione’ o ‘L’amore è cieco’, ‘L’amore può finire”, l’autore sottolinea con nettezza da un lato che “l’amore vuole vederci perfettamente per riconoscere e compiere l’autentico bene della persona amata”, e dall’altro che “i sentimenti non sono l’amore ma possono accompagnare l’amore. Infatti amare è scoprire il bene dell’altro e volerlo”. Dunque, dal momento che l’intelletto e la volontà contribuiscono ad alimentare i sentimenti, è altrettanto utile evidenziare che “chi cessa di amare prima di tutto fa del male a sé perché viene meno alla propria vocazione personale che lo chiamava a donarsi completamente a quella persona”. In tale ottica “identificare l’amore solo con i sentimenti tarpa le ali della libertà della persona: infatti non sarà più lei a decidere chi, come e quando amare, bensì i sentimenti al posto suo. Per paradosso, amare non dipenderà da chi ama”.

In ambito bioetico, il “detto popolare ‘di mamma ce n’è una sola’ appare superato dagli sviluppi della scienza e della tecnica”. Infatti le tecniche di fecondazione extracorporea di tipo eterologa, e in specie la maternità surrogata, consentono di giungere fino a cinque genitori. Tra le molteplici ragioni a supporto dell’inaccettabilità sul piano etico di tali pratiche, basti semplicemente ricordare il principio alla base dell’istituto giuridico dell’adozione che “vuole soddisfare il diritto del minore ad avere una famiglia”, mentre nelle altre forme suddette si “vuole soddisfare un inesistente diritto degli adulti ad avere un bambino”. Dunque, se la mamma non è un ‘concetto antropologico’, in questo caso la vox populi rispecchia la natura profonda del reale.

In ambito teologico, rispetto all’aforisma ‘Dio scrive dritto anche sulle righe storte’, ascrivibile al vescovo Jacques Bossuet (1627-1704), occorre precisare che se da un lato è da rigettare l’interpretazione secondo la quale l’onnipotenza divina ricondurrebbe sulla retta via chi compie il male quand’anche la sua volontà fosse difforme da quella del Padre; dall’altro è da accogliere una seconda accezione, secondo cui “Dio a volte permette il male per un bene maggiore”, ovvero “Dio continua a scrivere dritto, nonostante i nostri peccati, affinché siamo persuasi a ritornare da Lui, ad adeguarci alla sua ‘ortografia’”. Allo stesso modo, in relazione al detto altrettanto diffuso, secondo cui ‘Dio ti ama per quello che sei’, è opportuno rilevare che “Dio non ama il peccatore in quanto peccatore, ma ama la persona nonostante sia anche peccatrice; Egli ama la parte buona di noi, non quella malvagia; ama cioè la persona che Lui ha creato e non l’immagine sfigurata dal peccato”, per cui il Creatore chiede altresì alla creatura di convertirsi, che è “l’unico modo per ricevere il Suo amore, per rispondere al suo amore e dunque per salvarci”.

Insomma il Dizionario elementare curato da Scandroglio costituisce uno strumento prezioso per esaminare e contrastare i molteplici ‘luoghi comuni’, ma anche le tante frasi fatte su Dio e la Chiesa; su sessualità, convivenza e matrimonio; su aborto, eutanasia, omosessualità e gender, riportando la ragione sul proprio binario di realtà. Infine l’autore ha il grande pregio della chiarezza del buon divulgatore, per cui compone accuratamente ogni voce di una parte analitica più approfondita e di una parte più sintetica in cui condensa il cuore degli argomenti razionali e/o di fede più significativi che consentono di replicare sensatamente tanto durante una chiacchierata o una cena tra amici quanto in un eventuale contesto pubblico, riconoscendo l’evidenza del vero sul piano della logica e rendendo ragione della propria speranza su quello della fede.

Fonte: LaNuovaBussolaQuotidiana

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