Luisa Piccarreta, fare la Divina volontà è il cielo in terra

“Bisogna imparare a vivere solo il Volere di Dio per vivere la vita del cielo stando sulla terra”. Questa citazione, tratta dai quaderni di Luisa Piccarreta, costituisce la sintesi mirabile dell’esistenza terrena di questa grande mistica del secolo scorso.

Tutto comincia “una sera durante la cena quando Luisa, avendo la visione di Cristo, si impietrisce, cioè cade in uno stato di completa incoscienza ed irrigidimento tanto da non potersi muovere e da sembrare improvvisamente morta”. Questo fenomeno le capiterà ancora molte volte perché ella sceglie di offrirsi al Signore come vittima d’espiazione per i peccati degli uomini. Luisa Piccarreta diviene così ‘secretaria del divin voler’, nella consapevolezza che “l’anima tutta consumata nella divina Volontà disarma la giustizia di Dio che ritira la sua mano punitrice, perché quest’anima, vivendo la Sua Volontà, diviene parafulmine della Divina”. Tale è stata Luisa, che ha trascorso a letto 70 dei suoi 82 anni in obbedienza fiduciosa e amorosa al disegno del Padre.

Nata a Corato in Puglia nel 1865, Luisa ha numerose visioni estatiche. Nel 1886 “Gesù le chiede di immolarsi per liberare la sua città dal morbo del colera che si andava diffondendo”. Ella è perciò costretta a letto tra dolori atroci ma, dopo soli tre giorni, il colera nel suo paese è debellato. Di qui il primo gennaio Gesù le preannunzia un matrimonio mistico. Dai suoi numerosi quaderni, nei quali la mistica raccoglie i dialoghi con il Divino Maestro e il contenuto delle sue visioni, il noto angelologo Marcello Stanzione trae un pensiero spirituale al giorno sul cuore della fede cristiana, soprattutto sui temi dell’Eucarestia e dell’abbandono in Dio e alla sua volontà per 365 giorni con Luisa Piccarreta (Edizioni Segno, 2019).

“L’anima che grida ‘Ti amo’ nel Suo Volere, sente la nota dell’amore eterno di Dio percepisce l’amore creato, nascosto nell’amore increato, e Dio si sentirà amato dalle creature con un amore eterno, infinito, immenso: col suo stesso amore”. Con grande fervore Luisa asseconda il disegno d’amore del Padre e, ammaestrata dal suo Figlio, diviene progressivamente sempre più consapevole che “le anime che vivono la Volontà di Dio sono il piede del missionario, la lingua dei predicatori, la forza dei deboli, la pazienza degli ammalati, il governo dei superiori, la docile obbedienza dei sudditi, la tolleranza di coloro che calunniano, fermezza nei pericoli; posseggono l’eroismo degli eroi, il coraggio dei martiri, la santità dei santi. Chi vive la Volontà di Dio viene a far parte di tutto il bene che è nei cieli e sulla terra. Chi vive la Volontà di Dio è ostia viva, anima piena di vita”. In questo modo “l’anima che s’immerge nella Volontà di Dio concorre al bene di tutte le creature e diventa collaboratrice di Cristo nella salvezza di esse”. In effetti “l’unica cosa che può farci rassomigliare al Creatore è il vivere la Sua Volontà, e la creatura, vivendo nella Volontà di Dio, realizza lo scopo della Sua creazione”. D’altra parte, se la “vera Santità sta nel fare la mia Volontà e nel riordinare tutte le cose in Me”, allora “nella volontà di Dio è il riposo dell’anima, è il riposo di Dio nell’anima; la volontà di Dio è il paradiso dell’anima sulla Terra e il paradiso di Dio sulla Terra; la volontà di Dio è l’unica chiave per aprire ed accedere ai segreti ed ai tesori dell’Onnipotente”. Pertanto chi si sforza di compiere la volontà divina “può dire che vive pienamente la sua vita umana”.

Fare la volontà del Padre comporta anche imparare ad abbracciare la propria croce come il Figlio. A tal proposito Luisa Piccarreta scrive: “Le anime che liberamente accettano la croce nelle sofferenze quotidiane hanno la forza nell’Eucarestia. Queste anime sono bellissime davanti a Dio perché crescono continuamente nella bellezza del patire; gli occhi di Dio restano ammirati nel guardarle perché scorge in esse la sua stessa immagine”.

E relativamente al mistero ineffabile dell’Eucarestia, afferma che “l’atto supremo d’amore di Cristo verso le creature, il centro di un’anima cristiana”, dal momento che “Gesù è nascosto nell’Ostia per dare vita a tutti; nel suo nascondimento abbraccia tutti i secoli e dà luce a tutti. Così noi, nascondendoci in Lui, con le nostre preghiere e riparazioni daremo luce e vita a tutti, e anche agli stessi eretici e infedeli perché Gesù non esclude nessuno”.

Una lettura dunque agevole e nel contempo profondamente utile alla propria anima, dal momento che un pensiero spirituale al giorno toglie il diavolo di torno o perlomeno lo allontana.

Fonte: LaNuovaBussolaQuotidiana

Teresa Neumann: per 36 anni si nutrì solo di Eucarestia

“Nel 1939, subito dopo l’inizio della Seconda guerra mondiale, a tutti i tedeschi fu distribuita una tessera annonaria e il razionamento del cibo durò addirittura fino al 1948! In quei nove anni un solo cittadino anzi una cittadina non ebbe il diritto a quella tessera: Teresa Neumann. Le era stata ritirata con la precisa motivazione: che non ne aveva bisogno, visto che non mangiava e non beveva nulla. Le fu concessa invece una doppia razione di detersivi per lavare la biancheria che ogni venerdì inondava di sangue”. Teresa Neumann si nutrì infatti soltanto di Eucarestia per ben 36 anni; visse cioè cibandosi esclusivamente di Cristo presente nel sacramento dell’altare col suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Inoltre “ogni settimana, dalla notte del giovedì fino al mattino della domenica, riviveva nella sua carne tutto il mistero della passione-morte-risurrezione di Gesù”. La sua vita straordinaria viene raccontata con dovizia di particolari dal sacerdote Marcello Stanzione nel suo recente volume: Teresa Neumann. L’ascesi, le stigmate e le visioni profetiche (pp. 176, Gribaudi 2017, € 7.50).

Teresa nasce in Baviera nel 1898 in una famiglia di umili origini: il papà è sarto, la madre lavora invece a giornata nei campi. Prima di undici figli, riceve la cresima a dieci anni e la Comunione l’anno successivo. A causa di un incidente che le capita quando ha appena vent’anni, rimane gravemente ferita, poi quasi cieca, ma ottiene ben presto una guarigione scientificamente inspiegabile, che ella attribuisce all’intercessione di Santa Teresa di Lisieux, grazie alla quale riacquista la salute fisica. A partire dal venerdì 5 marzo del 1926 fino alla sua morte, avvenuta il 18 settembre 1962, Teresa è destinataria di diverse visioni e le viene offerto in dono di compartecipare alle sofferenze di Cristo: “In quei momenti le sanguinavano gli occhi, le ginocchia e le mani, la spalla destra, e Venerdì Santo anche il petto e la schiena. Le stimmate sul cuore, sulle mani e ai piedi rimanevano sempre visibili, senza mai essere infiammate o formare pus, a meno che non fossero trattate da un medico”.

Ogniqualvolta hanno modo di visitarla i medici si sono interrogati piuttosto su “come sia stato possibile alla donna vivere digiunando per quarant’anni, di cui trentacinque trascorsi senza ingerire nulla né di solido né di liquido, e conservare nello stesso tempo sia un aspetto sano e fresco, sia un peso sostanzialmente costante, salvo variazioni poco significative”. Un vero e proprio miracolo se si considera che la mistica tedesca “dal Natale del 1926 urinava al massimo ogni otto giorni e defecava ogni tre o quattro settimane”. Anche l’autenticità del dono delle stigmate è stata comprovata diverse volte da coloro che l’hanno visitata. Nel corso di una visita particolarmente scrupolosa della paziente, alcuni dottori hanno infatti rilevato che “sia per quanto riguarda il sangue che usciva dalla ferita all’altezza del cuore, sia per quanto riguarda il cuoio capelluto non si trattava di sangue puro ma di in liquido siero-ematico. Lo stesso vale per il colore non giallognolo-rosso delle stigmate fresche. Tutto ciò non può assolutamente essere stato provocato da lesioni artificiali”.

Teresa Neumann è stata certamente una mistica di notevole profilo spirituale: lo testimoniano le sue visioni dei profondi misteri divini e soprattutto delle realtà ultime e lo certificano le stigmate, le lacrime di sangue e in specie il suo amore per l’Eucarestia. “Il significato del digiuno di Teresa Neumann è stato quello di dimostrare agli uomini di tutto il mondo il valore dell’eucarestia – ha osservato acutamente il gesuita Carl Strater -, far capire che Cristo è veramente presente sotto le specie del pane e che attraverso l’eucarestia può conservare anche la vita fisica”. Sebbene abbia ricevuto tali carismi, Teresa è vissuta sempre nel nascondimento e in grande umiltà. In una lettera che scrive a un’amica mentre è ancora in forze, emerge questa sua virtù, che è senza dubbio il tratto distintivo e la via maestra per la propria santificazione: “Dio aggiusta tutto. Sulla terra nulla è perfetto e noi meno di tutto. Spesso ci proponiamo di fare le cose molto bene, ma non sempre si riesce. E il Signore deve accontentarsi anche lui. Egli conosce la nostra buona volontà, ma anche la nostra miseria e debolezza”. Così il 13 febbraio del 2015 l’allora vescovo di Ratisbona, oggi Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, il cardinale Müller, ha aperto il processo di beatificazione affinché questa grande mistica tedesca sia presto innalzata agli onori degli altari.

Fonte: FarodiRoma