«Mi vuoi più suora o pornodiva?». È questa una delle espressioni più forti e provocatorie contenute in “Canzone estiva”, l’ultimo singolo di Annalisa uscito lo scorso 13 marzo. Coniugando impropriamente sacro e profano, il brano è provocatorio anche nel suo videoclip, dove la celebre cantante pop è, appunto, vestita da suora, ma con atteggiamenti e pose tutt’altro che religiose e sobrie.
Si irride la fede cattolica?
Il brano del singolo, e in maniera ancora più esplicita il video ufficiale, sono infatti al limite – e forse lo travalicano – dell’irrisione della fede cattolica. «Sei nel mio sogno erotico / sto bruciando tra le fiamme roventi. / Pensiero non cattolico / non ti offendi», si legge nel testo, mentre nel video Annalisa indossa da un lato la tonaca nera di una suora e dall’altro una lingerie trasparente estremamente sexy. Allo stesso modo, per trovare una rima al verso «Della tua pazza nostalgia», Annalisa sceglie «Andate in pace e così sia». Poco, anzi forse niente importa che si dileggino così espressioni significative della liturgia, come nel caso dei diversi Alleluia ripresi inopportunamente per festeggiare la fine di un amore nella parte finale della stessa canzone. Relativamente a tale singolo inoltre, ciò che desta maggiore stupore è piuttosto il fatto che non sia scoppiata alcuna polemica rispetto al testo e al video della canzone. D’altra parte non è una novità che al giorno d’oggi una delle chiavi per avere successo – non solo nella musica – consista proprio nel provocare la religione, il tutto restando impuniti se non addirittura premiati arrivando rapidamente in testa alle classifiche delle hit più ascoltate.
Annalisa, madrina del Roma Pride
Annalisa non è inoltre nuova a prese di posizione pubbliche sui temi cari al “politicamente corretto”. La cantante ligure è stata infatti anche la madrina del Roma Pride 2024, che si è svolto il 15 giugno in occasione del 30° anniversario della manifestazione. Di qui la sua hit Sinceramente è stata scelta come inno dello stesso evento, nel corso del quale Annalisa ha voluto sostenere con orgoglio i ‘diritti’ della comunità Lgbt. Dal palco della manifestazione la stessa definiva «incredibile» il fatto che nel 2024 tali ‘diritti’ non fossero ancora dati per assodati.
Solidarietà alle suore
«Massima solidarietà a tutte le suore prese di mira ingiustamente dai contenuti di una canzone blasfema, offensiva e satanica, interpretata da una nota cantante, che non vale la pena neanche pubblicizzare, in cerca ancora più di notorietà». Con queste parole il giornalista cattolico Marco Paganelli ha commentato l’ultima novità musicale di Annalisa. «La guerra contro il sacro sta diventando una triste consuetudine. Mi auguro che alti esponenti del mondo cristiano possano condannare, con fermezza, questa presa in giro nei confronti delle consacrate. Il loro ministero, di vita attiva e contemplativa, è insostituibile nella Chiesa», ha rilevato ancora Paganelli.
Certamente Annalisa non è la prima (e purtroppo si teme neanche l’ultima) artista che provoca palesemente la religione e quanti la professano, rischiando così di offendere soprattutto il sensus fidei di credenti laici e religiosi. Oltre a gran parte della musica rock sin dai suoi esordi e al rap e trap – nei cui testi è facile rintracciare non di rado anche bestemmie esplicite – basti ricordare in materia canzoni come Like a Virgin di Madonna o più recentemente Judas della reginetta internazionale del pop Lady Gaga, quali canzoni emblematiche di vilipendio. A costoro bisognerebbe umilmente far presente in punta di piedi che se da una parte la libertà d’espressione artistica resta un principio fondamentale, dall’altra però quest’ultima deve conciliarsi con il rispetto minimo doveroso per il culto (e le orecchie) altrui.