Laura Pausini scimmiotta la Vergine Maria e irride la fede cattolica. È un’ipotesi che diventa quasi certezza osservando una sua recente performance artistica. Sul palco del suo tour internazionale Yo Canto Tour, iniziato a Pamplona lo scorso 27 marzo – ha già toccato anche Tenerife, Barcellona e Valencia – l’artista romagnola infatti, mentre interpreta il brano Hijo de la luna, assume la posa – e le vesti – della Beata Vergine mentre tiene tra le braccia il Bambino e lo culla.
Una performance blasfema?
Per quanto il testo della canzone non contenga riferimenti espliciti alla fede cattolica, la performance risulta però praticamente ai limiti del blasfemo, dal momento che abiti e coreografia tendono a identificare la Pausini con la Vergine Madre, con tanto di velo e abito lungo nero e una corona di dodici stelle sul capo. A ulteriore conferma dell’allusione mariana c’è anche lo sfondo delle vetrate di una cattedrale gotica che compare alle sue spalle mentre interpreta il brano. Il tutto, dunque, lascia pochi dubbi e poco spazio all’interpretazione. La cantante ha parlato, di recente su Vanity Fair, proprio di questo brano, pur senza sbilanciarsi né ammettere alcun riferimento alla religione cattolica: «Hijo de la luna – ha dichiarato – è una canzone molto speciale per me. La ascoltavo tantissimo quando avevo 12 anni e dalla mia cameretta sognavo di fare la cantante. È stata una canzone molto importante in Italia. E pensare che ho scoperto che era spagnola quando ho iniziato a viaggiare in Spagna negli anni ‘90! Ecco perché in questo tour la sua messa in scena ha un doppio significato: rappresentare una tragedia d’amore classica, ma anche simboleggiare ciò che questa canzone significa per me, vale a dire un ponte tra due culture, quella italiana e quella spagnola».
Hijo de la luna: il testo della canzone
Portata al successo dal gruppo Mecano nel 1986, Hijo de la luna riprende una leggenda che affonda le radici nella cultura gitana spagnola. La storia racconta di una zingara che prega la Luna perché desidera sposare un uomo della sua stessa comunità. La Luna accetta di esaudire il desiderio, ma a una condizione: il primo figlio nato da quell’unione dovrà essere suo. E in effetti, quando il neonato nasce è molto pallido, ossia bianco come la Luna. A questo punto però suo padre, che non è a conoscenza del patto tra la sua donna e la Luna, interpreta questa diversità come un tradimento, per cui ferisce mortalmente la donna e abbandona il bambino. Così da quel momento sarà proprio la Luna a prendersi cura del piccolo. Per quanto, dunque, il brano sul piano dei contenuti non presenti riferimenti alla fede cattolica, bensì si limiti a raccontare un amore conclusosi con un tragico epilogo, sinceramente si fa fatica a vedere tutto questo nella performance artistica di Pausini. Al contrario, invece, non si fa fatica – ahinoi – a vedere dei chiari riferimenti e delle chiare pose della tipica iconografia della Vergine che culla il suo Bambino. Poiché Pausini non si è mai esposta pubblicamente in merito né ha ammesso alcunché, non sappiamo se tutto ciò sia stato voluto o meno, ma sicuramente il risultato è stato quello di una rappresentazione fuori luogo e ai limiti dell’offensivo se pensiamo che è arrivata proprio nel bel mezzo della Settimana Santa e della Pasqua, tra l’altro in un Paese – la Spagna – dove proprio tale periodo è fortemente sentito e ricco di tradizioni e rappresentazioni iconiche e, quelle sì, artistiche oltre che di Fede.
Insomma, se da un lato la libertà d’espressione artistica è un principio che va sempre sicuramente riconosciuto e tutelato in una società democratica e pluralista, dall’altro però è triste dover constatare come troppo spesso – infatti anche di recente la nostra associazione ha denunciato il videoclip e il testo dell’ultimo singolo di Annalisa, “Canzone estiva” – si abusi di tale libertà per provocare e irridere la fede, soprattutto quella cristiana.