Dio è la vera realtà. È questo il titolo del recente volume appena pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana che contiene ben 82 omelie relative al Tempo Ordinario di Papa Benedetto XVI pronunciate tra il 2005 e il 2017 – dunque sia durante il ministero petrino sia dopo la rinuncia – finora ancora inedite. Esse costituiscono sostanzialmente il frutto di trascrizioni di quanti hanno avuto il privilegio di ascoltarle dalla sua viva voce anche durante le celebrazioni ‘private’ nella sua ultima residenza nel monastero Mater Ecclesiae nei Giardini Vaticani. Si tratta di una miniera ricchissima di spiritualità, nella quale Papa Ratzinger unisce le sue competenze bibliche, la passione per i Padri della Chiesa – in particolare Sant’Agostino – in un intreccio continuo di fede e storia. Per approfondirne i contenuti Il Timone ha intervistato uno dei curatori del volume – il sacerdote gesuita Federico Lombardi – Presidente della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI e già Direttore della Sala Stampa Vaticana in specie durante il pontificato dell’insigne teologo riconosciuto a buon diritto quale una delle menti più acute del secolo scorso.

Padre Lombardi, c’è un filo rosso comune in queste omelie finora inedite di papa Benedetto XVI?

«Come ho scritto anche nell’introduzione generale contenuta nel primo volume Il Signore ci tiene per mano – una raccolta di altre omelie rimaste ancora inedite del Tempo di Avvento, Quaresima e Pasqua – Benedetto XVI ha un modo estremamente chiaro di impostare l’omelia che contraddistingue tutte le sue migliaia di omelie, e dunque anche queste degli ultimi anni. Comincia con una lettura molto attenta dei testi biblici proposti dalla liturgia, scegliendo di commentare una fra le letture, oppure si muove tra l’una e l’altra per mostrarne la connessione. Poi riprende i Padri e il magistero della Chiesa, evidenziando così come i testi biblici siano stati letti attraverso i secoli giungendo fino all’oggi e al loro significato spirituale e concreto per la vita cristiana dei fedeli. Infine termina l’omelia con una piccola ma esplicita preghiera, in cui si rivolge al Signore chiedendo la grazia risultante da tale itinerario percorso. Insomma egli non prende spunto dalla lettura del Vangelo per parlare di fatti di attualità, in modo più o meno direttamente connesso, ma parte sempre dalla Scrittura per giungere a un’applicazione spirituale e pratica della stessa per la vita concreta».

Nello specifico, quali sono i principali temi toccati dal Pontefice Emerito?

«Egli non tocca dei temi specifici se non quelli che gli vengono proposti di volta in volta dall’ascolto della Parola di Dio. Un tema ricorrente è rappresentato molto bene dalla scelta del titolo di questo secondo volume Dio è la vera realtà: Benedetto è un uomo di fede che vede veramente la vita, la storia, la realtà a partire da Dio, fondata in Dio con il suo senso, e Gesù Cristo come la rivelazione dell’amore del Padre che manifesta chi è Dio e come vivere in modo conseguente al riconoscimento della sua signoria, della sua volontà e dei suoi insegnamenti. Nel presentare tali omelie abbiamo seguito fedelmente il calendario liturgico perché Benedetto è un uomo che crede profondamente nel valore della liturgia della Chiesa per formare ed educare il popolo cristiano attraverso la Parola. Di qui non dobbiamo cercare di inventare noi altre vie alternative a quelle dell’ascolto e dell’attenzione alla pedagogia di Dio e della Chiesa attraverso la liturgia».

Relativamente all’ars praedicandi di Benedetto XVI, quali ritiene siano le caratteristiche salienti del suo carisma omiletico?

«Il titolo scelto per il primo volume – Il Signore ci tiene per mano – è esemplificativo dello stile omiletico e pastorale di Benedetto XVI. Consapevole che Dio ci guida e ci accompagna nelle diverse situazioni della vita e della storia, il Pontefice si premura di avvicinarci a questa presenza del Signore, in particolare attraverso la persona di Cristo e del suo Vangelo. Benedetto accompagna a entrare in profondità nel mistero di Dio; fa riflettere, fa pensare, conduce il fedele nel cuore del mistero attraverso l’ascolto della Parola, la riflessione, l’atteggiamento di adorazione e di preghiera. A differenza di Giovanni Paolo II e di Francesco, non è interessato a interloquire coi fedeli attraverso il ricorso a provocazioni o a battute dirette, e dunque a suscitare una partecipazione anche molto vivace dei giovani e delle masse. Benedetto cercava insomma di non lasciarsi interrompere nella sua omelia, seguendo con coerenza il ragionamento da portare avanti per condurre il fedele alla meditazione dei misteri divini».

In special modo riguardo a queste omelie del Tempo Ordinario, quali ha trovato maggiormente significative?

«Come già accennavo, ho trovato molto buona la scelta del titolo Dio è la vera realtà perché riprende un’osservazione che Benedetto XVI ha fatto a più riprese, evidenziando la necessità di opporsi a una visione che vuole essere falsamente concreta ed è poi di fatto materialistica – cioè che le cose vere sono quelle che si toccano, che hanno un peso materiale o un valore economico – perché è al contrario dal punto di vista dello spirito che si può conoscere in modo autentico la realtà. Tra le omelie mi ha colpito in particolare una che ha pronunciato negli ultimi mesi della sua vita terrena, quella sul vangelo della risurrezione di Lazzaro, nella quale emerge tutta la sua profonda esperienza mistica che viveva del mistero di Dio. Si tratta di una meditazione sul mistero della morte e della risurrezione; sul Padre che conserva viva nella sua memoria la nostra vita e la nostra esperienza, per cui ci possiamo affidare a Lui con piena fiducia».

Infine quale ricordo personale di Benedetto XVI custodisce gelosamente nel cuore?

«Una cosa che mi ha sempre colpito nel rapporto ravvicinato con Papa Benedetto è la sua attenzione e rispetto, l’atteggiamento di vero interesse con cui ascoltava i suoi interlocutori, qualunque essi fossero, comprese le persone più semplici, di umili condizioni e meno colte di lui. Mentre ascoltava costoro, incrociando il suo sguardo, si percepiva chiaramente una sincera attenzione e un rispetto profondissimo. Dunque mi ha sempre molto colpito come una persona di tale levatura culturale, umana e spirituale prendesse profondamente sul serio tutti i suoi interlocutori, considerandoli persone che affermavano cose degne di essere ascoltate e capite, anche per poter poi rispondere loro nel modo più rispettoso e adeguato, cogliendo spesso anche più in profondità dello stesso interlocutore il significato di quello che diceva o domandava».

Fonte: Il Timone

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