Maschi e femmine non sono uguali, sono strutturalmente differenti sul piano biologico. Pertanto bambini e adolescenti che attraversano la pubertà mantengono un vantaggio atletico duraturo in termini competitivi rispetto alle bambine e ragazze, anche se in seguito sopprimono il testosterone. Questo vantaggio è dovuto proprio ai cambiamenti fisiologici irreversibili innescati dalla pubertà, come l’aumento delle dimensioni ossee, della massa muscolare e della capacità aerobica.
Le lobby Lgbtqi+ contro la biologia
Di contro a tali evidenze scientifiche comunemente riscontrabili sul piano empirico anche dai non addetti ai lavori, attivisti e organi di governo dello sport sostengono ora che l’equità tra uomini e donne possa essere preservata se bambini e ragazzi che si identificano come trans iniziano il percorso di transizione mediante il ricorso ai bloccanti la pubertà e agli ormoni del sesso opposto abbastanza presto da evitare completamente la pubertà maschile. Sulla scia di tali pressioni già nel 2022 World Athletics ha aggiornato i suoi criteri di ammissibilità per consentire agli «atleti transgender da uomo a donna» di competere nella categoria femminile, a condizione però che «non abbiano sperimentato alcuna fase della pubertà maschile oltre lo stadio 2 della scala di Tanner (che classifica lo sviluppo puberale in base a caratteristiche esterne, ndr) o prima dei 12 anni, a seconda di quale sia lo stadio successivo» e che «abbiano da allora mantenuto costantemente i livelli di testosterone al di sotto di 2,5 nmol/L». Queste delibere sancite dagli organi sportivi di vigilanza riflettono la convinzione ormai diffusa che il vantaggio atletico maschile in termini competitivi si manifesti solo con la pubertà e che, se quest’ultima viene bloccata sostanzialmente prima che cominci, bambini e ragazzi possano competere con il gentil sesso ad armi pari.
Ma la scienza: maschi e femmine diversi anche prima della pubertà
Uno studio recente – Sex Differences in 1600-m Running Performance and Participation for Children Aged 6–12 yr(Differenze di genere nelle prestazioni e nella partecipazione alla corsa dei 1600 metri per bambini di età compresa tra 6 e 12 anni – pubblicato sulla rivista Exercise, Sport and Movement offre infatti, dati alla mano, abbondanti prove sul fatto che bambini e ragazzi ottengano risultati migliori di bambine e ragazze nelle gare di corsa ben prima dell’inizio della pubertà. Mediante il loro lavoro le ricercatrici Mandy W. Christensen e Christine M. Griffiths si sono proposte di verificare se esistano differenze basate sul sesso nelle prestazioni di corsa aerobica nei bambini prepuberi e se, una volta appurate eventuali differenze, queste siano chiarificabili facendo riferimento all’innatismo biologico o al fatto che le ragazze tendano a praticare meno sport rispetto ai ragazzi. Di qui le due ricercatrici hanno confrontato le velocità di corsa dei 1600 metri e la partecipazione di 3.621 bambini negli Stati Uniti di età compresa tra 6 e 12 anni negli anni 2007-2014, stando ai dati reperibili sul sito pubblico runnercard.com.
Le differenze fisiologiche
Mediante l’elaborazione di un modello matematico ne hanno poi prevista la velocità media necessaria per compensare la differenza di prestazione tra i sessi in caso di parità. Dai risultati rilevati è emerso che i bambini sono più veloci (3,00 ± 0,53 m·s−1) delle bambine (2,77 ± 0,49 m·s−1) a ogni livello scolastico, con una differenza media del 7,7%. Inoltre la partecipazione è stata inferiore per le bambine (46,2%), ma questo senza inficiare i numeri rispetto alle prestazioni manifestate. Tuttavia il coefficiente di accelerazione necessario per equalizzare le prestazioni dei due sessi è risultato, da parte dei maschi, superiore di 4,39 m·s−1 alla media femminile osservata più due deviazioni standard. Le ricercatrici hanno pertanto concluso che «i bambini maschi sono più veloci delle bambine nella corsa dei 1600 m tra i 6 e i 12 anni. Questa differenza tra i sessi non è dovuta a una minore partecipazione femminile e suggerisce che potrebbero esserne responsabili differenze fisiologiche innate tra i sessi». Insomma anche i risultati nello sport confermano che, per quanto l’ideologia tenda in tutti i modi di confondere le acque pur di imporsi, alla fine la realtà non si può sovvertire: la differenza biologica tra bambini e bambine, ragazzi e ragazze, uomini e donne resta un dato incontrovertibile.