Rispondere al grido di dolore dei cristiani perseguitati e supportarli in ogni parte del mondo. È questo il cuore della missione della Fondazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS che, a livello internazionale, ha l’acronimo ACN), la quale sostiene le comunità cristiane ovunque siano perseguitate e discriminate per la fede oppure siano prive di mezzi materiali. D’altra parte, purtroppo nel mondo il diritto fondamentale alla libertà religiosa non è garantito in almeno 62 Paesi.
Informazione, preghiera e carità sono dunque i pilastri fondamentali intorno ai quali ruota lo slancio missionario di ACS. Di qui, stando al Rapporto sulla Libertà Religiosa 2025 – che viene realizzato e pubblicato ogni due anni dal 1999 dalla stessa Fondazione per fotografarne la situazione globale -, il 64,7% della popolazione mondiale vive in Paesi dove non può praticare liberamente la propria fede e circa la metà risiede in Paesi dove vige una vera e propria persecuzione. Così, grazie alla generosità di 363.176 benefattori a livello internazionale, ACS è riuscita lo scorso anno a raccogliere oltre 145,8 milioni di euro per finanziare, d’intesa con i vescovi locali, 5.368 progetti in 141 Paesi. In questo modo ACS si sforza di provvedere sia alle esigenze spirituali che a quelle materiali dei numerosi fratelli cristiani perseguitati a causa della fede, con progetti che spaziano dalla celebrazione di Sante Messe alla ricostruzione di chiese distrutte nei conflitti, dall’assistenza pastorale all’invio di aiuti di emergenza.
Inoltre, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica in materia, promuove e partecipa a eventi pubblici nazionali e internazionali per dare voce ai cristiani perseguitati, organizzando convegni, conferenze e iniziative di preghiera e beneficenza. Tra gli appuntamenti più significativi in tal senso c’è sicuramente la Red Week, la settimana annuale (quest’anno in programma dal 14 al 22 novembre) durante la quale vengono illuminati di rosso luoghi di culto ed edifici civili particolarmente significativi, al fine di fare memoria del sangue versato dai cristiani nel mondo e rompere così la cortina di silenzio istituzionale e mediatica rispetto alle gravi violazioni della libertà religiosa e alla violente persecuzioni che continuano a essere perpetrate nei loro confronti.
La storia di ACS
ACS nasce nel lontano 1947 grazie all’intuizione del religioso olandese Werenfried van Straaten, il quale esorta la popolazione in Belgio e nei Paesi Bassi ad aiutare i sei milioni di cattolici tedeschi espulsi dai territori orientali e dall’Europa centro-orientale nel secondo dopoguerra, tra cui 3.000 sacerdoti. Dal 1952 ACS estende il proprio sostegno ai cristiani perseguitati nei Paesi dell’Europa dell’Est oltre la Cortina di ferro. Nel 1956, dopo l’insurrezione ungherese, comincia a sostenere la Chiesa locale. E ancora, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta comincia l’invio di aiuti in Asia. Nel 1959 Padre Werenfried incontra anche santa Teresa di Calcutta nella “Casa per i moribondi”. Quindi, a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, ACS avvia i primi progetti in America Latina e Africa, raggiungendo così anche gli altri continenti. Nel 2011 l’Associazione viene elevata a Fondazione di diritto pontificio da papa Benedetto XVI. Attualmente la sede internazionale è a Königstein in Germania ed è presente con una rete globale di 24 segretariati nazionali.
I progetti di ACS
Oggi tra i numerosi progetti in fieri di ACS ci sono il sostegno delle cure mediche per i cristiani di Latakia in Siria, città in cui vivono circa 22.000 cristiani, tra i quali molti malati cronici e anziani; il supporto a 53 suore dell’Ordine della Sacra Famiglia in Ucraina le quali, suddivise in otto comunità, accolgono gli sfollati e si premurano dei bambini rimasti orfani e di quelli con disabilità. ACS sostiene in Libano le suore francescane che si fanno prossimo dei malati psichiatrici più fragili dell’Ospedale della Croce di Beirut e nel Nord del Mozambico 59 suore della diocesi di Pemba che hanno scelto di restare – sebbene il nord del Paese viva costantemente sotto la minaccia dell’estremismo islamico e tra deportazioni e violenze – per offrire accoglienza e cura a migliaia di sfollati e orfani di guerra. E ancora, tra gli altri progetti, la Fondazione contribuisce alle spese per lo studio e il vitto di 36 giovani che si preparano al sacerdozio in Sud Sudan che la Diocesi, da sola, non riesce più a sostenere.
Insomma queste lodevoli opere di carità, cui si è brevemente accennato, sono già di per sé sufficienti a testimoniare che «ovunque Aid to the Church in Need (Aiuto alla Chiesa che Soffre) ricostruisce una cappella, sostiene una religiosa o fornisce una stazione radio o un veicolo, rafforza la vita della Chiesa, nonché il tessuto spirituale e morale della società», per dirla con le parole pronunciate da papa Leone XIV lo scorso anno nel corso di un’udienza privata a una delegazione della Fondazione.