«Mai più soli». È stato questo il tema al centro della 30esima edizione della Giornata Bambini vittime della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza contro la pedofilia e la pedopornografia organizzata dall’Associazione Meter, e celebrata in Piazza San Pietro domenica scorsa, 3 maggio. Oggi, martedì 5, si celebra invece in tutta Italia la Giornata Nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’esigenza di prevenire e contrastare ogni forma di sfruttamento e abuso sessuale a danno dei minori.

«I bambini non si toccano». In tale motto l’associazione Meter fondata da don Fortunato Di Noto – dove lavorano in special modo tecnici informatici, psicologi e operatori sociali – condensa il cuore della propria missione. Meter si batte infatti dal 1989 per la tutela dell’infanzia e dei diritti dei bambini proprio contro i pericoli e i danni che arrivano da pedofilia e pedopornografia. Pro Vita & Famiglia ha intervistato don Di Noto per approfondire un tema tanto scabroso quanto drammaticamente spesso sottodimensionato agli occhi dell’opinione pubblica.

Don Fortunato, rispetto alla lotta alla pedofilia, quali sono i rischi che attualmente corrono i più piccoli anche a causa del costante incremento delle nuove tecnologie digitali?

«Anzitutto una considerazione preliminare: la tecnologia non è cattiva, anzi ha favorito lo sviluppo della libertà, la democrazia, la possibilità nelle comunicazioni. Tuttavia, l’uso della stessa in maniera indiscriminata, irresponsabile e senza sicurezza può certamente contribuire a far cadere i minori in trappole emotive e cognitive. Non è il mezzo che provoca trappole, ma è l’uomo che utilizza il mezzo – quindi dai social ai videogiochi e all’IA – a contribuire alla manipolazione, allo sfruttamento e all’esposizione eccessiva dei minori. I minori sono sempre piccoli uomini fragili, talvolta senza punti di riferimento, per cui spesso vengono a trovarsi in situazioni di grande difficoltà. Nelle “periferie digitali” vanno dunque a naufragare in mondi e situazioni che a volte non sanno più controllare».

Riguardo alla battaglia contro la pedopornografia, quali sono i rischi per i minori legati anche ai social e allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale?

«Secondo quanto documenta puntualmente il nostro recente Report 2025 “Bambini Vittime”, è opportuno rilevare come si assista a una crescente gravità e complessità delle minacce che colpiscono i minori negli ambienti digitali e reali. Nel corso dell’anno, le attività di monitoraggio hanno portato infatti alla segnalazione di 785.072 immagini e 1.733.043 video contenenti abusi reali su minori. A questi si aggiunge il fenomeno emergente dei deepnude con 8.213 minori vittime: la loro immagine è stata manipolata mediante l’IA per creare contenuti sessualmente espliciti inesistenti, configurando una profonda violazione della loro dignità e identità. I dati confermano l’urgenza di rafforzare le attività di prevenzione, educazione digitale e tutela dei minori, promuovendo una maggiore consapevolezza e una collaborazione concreta tra istituzioni, operatori dell’informazione e società civile. Nei nostri Dossier è presente una mappatura dei rischi, delle fatiche, delle insicurezze, ma anche delle richieste da parte dei minori nel merito. Emerge che non possiamo solo indignarci perché accade un fatto che lede la loro dignità. Dobbiamo prendere sul serio l’aspetto educativo, attraverso un’adeguata formazione informatica, oltre che riconsiderare il valore del rispetto della dignità umana. Nel porsi sempre dalla parte dei bambini e dei più fragili è necessario continuare a fare rete, mediante una compartecipazione dell’impegno nella tutela della loro innocenza. Ripeto spesso che oggi ci sono “tanti bambini orfani con genitori vivi”. Insomma, i genitori hanno le loro responsabilità, ma anche i guru e i padroni della tecnologia dovrebbero sempre di più investire nella sicurezza per favorire una navigazione corretta e responsabile dei minori e non far prevalere il business sul rispetto della dignità della persona».

Domenica scorsa lei ha anche presentato il dossier “Fragili Voci” sull’ascolto di bambini, ragazzi e delle loro famiglie. E’ una raccolta di storie di abusi e di disagio psicologico insieme a studi sviluppati con il coinvolgimento delle scuole e il contributo degli studenti. Cosa emerge da tale indagine?

«Per tutelare e proteggere le vittime di abuso occorre anzitutto ascoltare i loro bisogni e dare spazio ai loro vissuti di sofferenza, con competenza e sensibilità, affinché si possa rendere dicibile l’indicibile e porre il minore vittima, che per anni ha vissuto nel segreto e nel silenzio, all’interno di un percorso di sicurezza e di salvezza. I dati del nostro Centro Ascolto – che ha accolto 3.013 richieste d’ascolto dal 2002 a oggi (110 casi soltanto nel 2025, con una percentuale alta di abusi sessuali recenti ma anche del passato) – hanno fatto emergere ansia diffusa, stati depressivi, difficoltà relazionali e condotte di auto-lesionismo (disturbo d’ansia, disturbo di panico, disturbi del comportamento alimentare, disturbi correlati ad eventi stressanti e traumatici, difficoltà a sostenere i legami familiari). E ancora, per esempio, dall’analisi della domanda d’aiuto che riceve il Centro Ascolto, spesso si rileva un disagio psicologico relativo all’uso scorretto della rete. Attraverso una ricerca condotta da Meter in un campione di 467 soggetti di età compresa tra i 9 e gli 11 anni, bilanciati per sesso, emerge che il 45% del campione dichiara tentativi di adescamento nei videogiochi online; di questi, però, solo il 10% ne ha consapevolezza e conosce il fenomeno. Spesso i tentativi di adescamento vengono confusi con tentativi di furto d’identità e spesso non vengono informati i genitori dell’accaduto, perché si teme che il dispositivo venga loro sottratto. Tale circostanza espone i ragazzi continuamente a situazioni che minano la loro sicurezza, perché appunto viene meno il monitoraggio del genitore. Attraverso quest’indagine si è sostanzialmente constatato che i giovani, almeno in parte, mostrano la consapevolezza del bisogno d’essere ascoltati e di ricevere le risposte adeguate sia nell’ambiente familiare sia in quello scolastico, ma occorre intervenire ancora sull’altra parte del campione che non ha sviluppato tale consapevolezza e/o che necessita di essere ascoltata». 

Insomma, la mission di Meter prosegue…

«Certamente l’impegno di Meter nella lotta alla pedofilia e alla pedopornografia deve continuare, affinché tali abusi diminuiscano e speriamo non avvengano mai più. In tale prospettiva sono necessarie competenza umana, una comunità e punti di riferimento certi, sicuri e trasparenti che possano accogliere, accompagnare, curare e orientare chi è stato ferito o ha vissuto delle situazioni di marginalità proprio a causa della malvagità che si compie attraverso un abuso, sia esso stato perpetrato in ambito intrafamiliare o ecclesiastico. Noi abbiamo curato senza ostentare nulla e senza sensazionalismi tutti i casi, affinché chi è stato abusato possa trovare giustizia, riparazione e la capacità di superare questo trauma che ha profondamente segnato la propria vita. Pertanto, non dobbiamo assolutamente demordere, né indietreggiare, nell’auspicio che tale movimento popolare, questo piccolo gregge alla scaturigine della Giornata dei Bambini Vittime, possa essere un segno profetico che è possibile essere accolti per non essere mai più soli, perché si può rinascere, si può vivere nuovamente la vita. È faticoso, ma noi desideriamo impegnarci e fare sempre di più, affinché anche le istituzioni possano applicare leggi di giustizia nei confronti di chi ha abusato nell’accertamento dei fatti concreti e nel contempo per il sostegno delle vittime».

Fonte: Pro Vita e Famiglia

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