«Perché quasi la metà dei vostri programmi per bambini piccoli, e dunque non solo per adolescenti, promuove l’ideologia transgender attraverso l’eccessiva presenza di contenuti sessualmente espliciti?». Una domanda che è un macigno, posta dal senatore repubblicano Josh Hawley al CEO di Netflix, Ted Sarandos, nel corso di un’audizione per l’imminente acquisizione di Warner Bros da parte di Netflix

Un’accusa senza ambiguità – e basata sulla realtà – contro l’oggettiva diffusione capillare delle istanze dell’agenda arcobaleno da parte del colosso dello streaming. D’altra parte è già da tempo che la stessa piattaforma di streaming è finita sotto i riflettori per i suoi contenuti inappropriati per bambini e adolescenti favorevoli all’indottrinamento gender dei minori.

L’agenda Lgbtqia+ di Netflix 

Rispetto alla cospicua presenza di contenuti Lgbtqia+ sulla piattaforma Netflix, il suo Ceo Sarandos ha risposto all’interrogazione del senatore Hawley semplicemente sminuendo la portata dell’intento ideologico perseguito e ormai neanche più tanto celato: «Non ho idea da dove abbia ricavato tali dati. Non credo che questa sia stata la sua esperienza personale, ma non posso esprimermi in merito». Al che il senatore Hawley lo ha prontamente interrotto, replicando: «Cosa intende dire quando mette in dubbio che parli sulla base della mia esperienza personale? Non pensa che io controlli cosa guardano i miei figli? Le dirò pertanto qual è la mia esperienza personale visto che l’ha tirata in ballo. La mia esperienza personale è che ai miei tre figli non posso permettere che guardino nulla su Netflixa meno che non veda io in anteprima un determinato programma, perché non ho fiducia dei contenuti presenti sulla vostra piattaforma. Non so cosa incontreranno. Non voglio che ai miei figli venga imposto un programma in materia di sessualità e identità di genere, quando non ho avuto io per primo l’opportunità di discuterne con loro e di formarli adeguatamente nel merito». Pertanto, allargando su vasta scala le proprie considerazioni, Hawley ha aggiunto: «A nome dei genitori di tutto il Paese mi offende il fatto che Netflix stia spingendo su tali contenuti attraverso una pianificazione graduale ben coordinata».

La battaglia contro l’indottrinamento

E ancora, a supporto della sua tesi, il senatore Hawley ha portato numerosi elementi desunti non solo dalla recente cronaca negli Usa, ma anche dall’evidente cambio di rotta rispetto all’ideologia transgender in fieri in molti Paesi europei: «Ciò che mi preoccupa è che solo pochi giorni fa la corte federale di New York ha riconosciuto 2 milioni di dollari a una persona sottopostasi a transizione di genere quale ‘risarcimento danni’ per gli esiti estremamente dannosi di tale percorso cui è stata spinta dai medici e dallo psicologo. Sono sicuro che sa che nel Regno Unito il servizio sanitario nazionale ha stabilito che non effettueranno più interventi chirurgici transgender – ossia le cosiddette ‘terapie affermative’ di genere per minori, incluso il counseling – perché incredibilmente nocivi. Anche il nostro Dipartimento della Salute ha pubblicato quest’anno risultati simili. Eppure se accendi Netflix troverai che una quantità enorme dei vostri programmi per bambini – e lo dico in qualità di genitore di tre figli piccoli – che contiene questa ideologia e agenda arcobaleno». La discussione nel merito dei contenuti transgender costituisce dunque un campanello d’allarme più che legittimo rispetto al tema dell’educazione dei figli anche perché – ha proseguito il senatore – «non condividete i miei valori e quelli di molti altri genitori americani e nel contempo volete che il governo degli Stati Uniti vi permetta di diventare uno dei più grandi – se non il più grande – monopolista dello streaming al mondo». E in effetti se tale fusione di Netflix con Warner Bros dovesse andare in porto «la maggior parte della nostra produzione continuerà ad aumentare. Abbiamo recentemente previsto che i nostri contenuti, indipendentemente da questo accordo, cresceranno fino a 20 miliardi di dollari», ha precisato Sarandos.

Il dibattito in aula si è poi spostato sulle esigenze di incrementare la produzione nazionale negli Stati Uniti e di tutelare i posti di lavoro, in special modo per quanto riguarda i dipendenti della Warner Bros. Su questo punto il CEO di Netflix si è mostrato più disponibile ad accogliere i rilievi della controparte, assicurando: «Questo settore dell’entertainment è il più tutelato in America dai sindacati. Comunque già preferiamo assumere lavoratori locali per tutte le nostre produzioni. Avete la mia parola!».

Tornando alla questione dei contenuti ideologici, quello che ci si auspica è che Netflix – soprattutto alla luce delle notevoli perdite di abbonati e di introiti dopo la campagna di boicottaggio di qualche mese fa lanciata da Elon Musk – possa presto smetterla di inserire nei suoi programmi, in special modo quelli destinati a bambini e adolescenti, simili contenuti, volti alla propaganda della fluidità di genere.

Fonte: Pro Vita e Famiglia

Please follow and like us: