La pubertà non è un problema, ma una fase naturale dello sviluppo di ciascuno. Non è una patologia, non è qualcosa da fermare, né rimandare o ‘mettere in pausa’. È una fase normale e necessaria della crescita. Con la pubertà non si scherza, dal momento che è una fase particolarmente delicata per lo sviluppo fisico, cognitivo ed emotivo. Purtroppo però nel mondo alla rovescia anche questo dato scientifico elementare deve essere opportunamente difeso dalle grinfie dell’ideologia gender, affinché ogni bambino abbia il diritto di crescere senza essere manipolato e trattato come cavia da laboratorio.
Il ruolo della pubertà
A tale scopo Genspect – organizzazione internazionale che si premura di offrire risposte etiche e non medicalizzate al disagio di genere e di sensibilizzare sui rischi della transizione sociale e clinica ̶ ha redatto un Memorandum d’intesa sul ruolo della pubertà nello sviluppo adolescenziale, ovvero un protocollo congiunto già sottoscritto da diverse associazioni quali Sex Matters, CanSG, Transgender Trend, LGB Alliance e Thoughtful Therapists. Contrastare chi gioca con la pubertà degli adolescenti sulla loro pelle non è infatti una questione marginale. Basti pensare che nonostante gli scandali nel Regno Unito che hanno portato, con la Cass Review, alla chiusura della famigerata clinica Tavistock, il servizio sanitario inglese sta ora stanziando 10 milioni di sterline per una nuova ricerca che distribuirà bloccanti della pubertà ai bambini con problemi di presunta disforia di genere. Eppure «paura, rimpianto e una sensazione inquietante di aver superato un punto di non ritorno» è quello che ha ascoltato Stella O’Malley, relativamente al programma Beyond Trans attivato dalla stessa Genspect di cui è fondatrice, durante i gruppi di supporto online settimanali per persone che hanno intrapreso la detransizione o stanno affrontando le devastanti conseguenze della transizione medica.
Di qui la stessa Stella O’Malley racconta che «molti hanno subito interventi chirurgici importanti – asportazione di ovaie o testicoli – e ora convivono con le conseguenze irreversibili di decisioni prese quando erano troppo giovani per comprenderle. Sebbene abbiano fatto da detransizione “psicologica”, sono ora lasciate in un limbo sul piano medico. Alcune sono terrorizzate all’idea di riprendere la terapia ormonale che corrisponde al loro sesso biologico. Perché? Perché non c’è una tabella di marcia. Nessuno sa cosa succederà dopo, men che meno i medici che le hanno indirizzate su questo percorso». A tal proposito O’Malley si domanda infatti «cosa succede a un corpo femminile che non ha mai sviluppato il seno, non ha mai avuto le mestruazioni, ha subito un’isterectomia ed è stato mascolinizzato medicalmente fin dall’adolescenza?». Di qui punta il dito contro «il silenzio assordante dei medici», un silenzio complice di brutali sperimentazioni che rendono i bambini ‘cavie’ da laboratorio mediante trattamenti dalle ricadute irreversibili e che li medicalizzano a vita.
La pubertà non è mai un errore
Ricordando la propria fase adolescenziale turbolenta la fondatrice di Genspect afferma ancora: «Un tempo ero una di quelle bambine non conformi al genere: un maschiaccio e un’emarginata. Per fortuna nessuno ha cercato di ‘affermarmi’ con gli ormoni. Mi è stato permesso di attraversare la pubertà, di svilupparmi sessualmente e di crescere lentamente in me stessa. Perché ai ragazzi di oggi non viene data la stessa libertà?». Perciò auspica che istituzioni, genitori e medici lascino che i bambini superino naturalmente la fase puberale, così come è stato per lei, perché «la pubertà non è un errore da correggere. È il ponte tra chi eravamo e chi stiamo diventando. Bloccarla non significa fermarsi. Induce l’individuo a intraprendere un percorso di medicalizzazione che durerà tutta la vita». Di qui, ribadendo il senso del Memorandum quale protocollo d’intesa sui principi e non politico, fa appello al mondo degli adulti affinché ritrovino il coraggio di difendere tanti adolescenti vulnerabili e fragili da chi desidera solo alimentare un business farmaceutico sulla loro pelle, perché «la pubertà non è negoziabile. Non è in discussione. È il processo più naturale del mondo e una fase vitale dello sviluppo che permette agli esseri umani di diventare adulti pienamente funzionanti».