Il braccio di ferro tra Enoch Burke – docente irlandese di storia e lingua tedescasospeso dall’insegnamento nel 2022, già diverse volte allontanato dalla sua scuola e costretto in carcere – e la giustizia continua e non pare volgere al termine. Nonostante infatti le reiterate condanne comminate anche dall’Alta Corte, il docente si è ripresentato anche ultimamente nel cortile della scuola, violando la proprietà privata dei locali e così le stesse ingiunzioni del tribunale. Di qui Burke è stato nuovamente arrestato e portato via da un’auto della polizia davanti ai cancelli della Wilson’s Hospital School, secondo quanto si evince chiaramente in un video riproposto dallo stesso insegnante sul suo account X. Eppure era stato rilasciato da appena una settimana dalla prigione di Mountjoy a Dublino proprio per poter preparare il ricorso contro l’espulsione dalla sua ex scuola e a condizione che non vi mettesse più piede. Ma Burke ha infranto tali clausole per la ‘libertà provvisoria’ e vi si è ripresentato giovedì, venerdì e il lunedì seguente, quando una guardia di sicurezza lo ha bloccato ai cancelli impedendogli di entrare. Perciò ora ritorna tra le sbarre, dopo aver scontato complessivamente già oltre 560 giorni di carcere

L’ultimo arresto, il quinto

Nel corso dell’ultimo processo davanti all’Alta Corte di Dublino il docente irlandese ha puntualizzato: «Non sono in alcun modo colpevole di oltraggio alla corte, nutro il massimo rispetto per la corte». «Sciocchezze», gli avrebbe ribattuto seccato il giudice Cregan, stando a quanto riporta Sky News. Di qui, quando gli è stato chiesto di spiegare le ragioni sottese alla presunta violazione di proprietà privata, Burke ha aggiunto semplicemente: «Mi sono presentato sul posto di lavoro». Allora, in maniera ancor più esplicita, il magistrato ha replicato ancora: «Lei è stato licenziato, questo non è il suo posto di lavoro, quale parte di questa frase non capisce?». E così è ritornato tra le sbarre della prigione di Mountjoy, dopo aver dichiarato ai giornalisti di essere rientrato alla Wilson’s Hospital School perché «insegno qui» e di essere lì semplicemente «per lavorare». In un post su X l’insegnante irlandese ha poi ulteriormente ribadito con nettezza la propria posizione: «L’ideologia transgender anticristiana viene imposta in ogni scuola di questo Paese. I veri cristiani non possono mai inchinarsi a questa ideologia. Dio è chiaro: “Maschio e femmina li creò”». È dunque ben consapevole, come egli stesso denuncia, di «essere un capro espiatorio per la nazione». Pertanto la giustizia sembra aver vinto un’altra battaglia, ma la contesa giudiziaria è tutt’altro che conclusa. D’altra parte, per Burke, sottostare a una decisione che reputa iniqua equivarrebbe a darla vinta alla ‘dittatura del pensiero unico’ in materia di ideologia di genere. Anche perché, mediante tali pronunciamenti, gli vengono di fatto negati alcuni diritti costituzionali fondamentali, quali la libertà di pensiero e d’espressione e quella religiosa.

Una vicenda di persecuzione giudiziaria

Nel penultimo processo il professor Burke veniva condotto in tribunale con le manette ai polsi e una lunga catena, quasi fosse un pericoloso criminale. Arrestato «per oltraggio alla Corte», come recitava la sentenza, Burke era stato già condotto nel carcere di Mountjoy e avrebbe dovuto rimanervi finché non avesse mostrato di voler cambiare la propria condotta. Sono ormai più di tre anni che la querelle giudiziaria va avanti ed è emblematica di cosa possa comportare opporsi pubblicamente all’ideologia di genere, non solo in Irlanda. Tutto comincia nel maggio 2022, quando Burke viene inizialmente sospeso dalla sua scuola, la Wilson’s Hospital School, per essersi rifiutato di adoperare il nome femminile verso uno studente in fase di transizione di genere, che pretendeva usasse nei suoi confronti il pronome ‘loro’, poiché ancora non si identificava in realtà in un genere preciso. Egli si oppone a questa pretesa in nome della biologia e del proprio credo cristiano evangelico e si rifiuta perciò di porgere le proprie scuse all’alunno. Dopo esser stato posto dapprima d’ufficio in congedo amministrativo retribuito nell’agosto 2022, il consiglio scolastico gli notifica il divieto di ingresso a scuola quale procedimento disciplinare, quasi fosse un ‘soggetto pericoloso’. Certo bisogna parimenti constatare che egli ha ignorato intenzionalmente diverse volte le pronunce del tribunale, ritenendole ingiuste e sproporzionate, per cui fino al 2024 è finito già altre tre volte in carcere. Arrestato una prima volta nel settembre 2022, viene rilasciato dopo tre mesi, ma vi finisce nuovamente con l’accusa di oltraggio alla corte nello stesso mese dell’anno seguente. Nel giugno 2024, il giudice dell’Alta Corte di Dublino gli ribadisce il divieto di rientrare in servizio alla Wilson’s Hospital School, pena una nuova detenzione. Ma Burke resta sui suoi passi, riconoscendo di star subendo un’ingiustizia da parte della Corte sia nell’impedirgli l’accesso a scuola, sia nell’imporgli l’utilizzo del pronome femminile per lo studente in fase di transizione di genere, negandogli di fatto libertà di pensiero, di espressione, di religione e di insegnamento. Perciò trascorre altri mesi in carcere e dal 2024 viene condannato a pagare 700 euro ogniqualvolta violi l’ordinanza entrando nella sua ex scuola, per cui attualmente deve allo Stato irlandese oltre 225mila euro

In particolare, nella penultima sentenza dello scorso novembre alcuni nodi sono venuti al pettine. Il giudice Cregan ha sottolineato che «il signor Burke non è stato imprigionato né multato per le sue opinioni sulle questioni transgender, opinioni che aveva perfettamente diritto di avere», aggiungendo che il professore «non si limita a violare i locali, ma entra direttamente nel cuore della scuola, aggirandosi per i corridoi anche quando non ne ha il dirittoÈ una presenza maligna e minacciosa, un intruso che perseguita la scuola, i suoi insegnanti e i suoi alunni. Ma questa è una strategia deliberata: una strategia di confronto», come riportato dal quotidiano La Verità. Insomma, stando a quanto sostenuto da Cregan, l’insegnante sarebbe sostanzialmente alla ricerca della popolarità mediatica e avrebbe perciò intrapreso un «attacco deliberato, sostenuto e concertato all’autorità dei tribunali civili e allo Stato di diritto». «Non ho dubbi che le azioni del signor Burke abbiano causato una crisi tra gli alunni della scuola, gli insegnanti e il consiglio di amministrazione», i quali «invece di concentrarsi sul nobile compito di educare i giovani di domani, devono vedersela con il signor Burke e le sue buffonate», ha affermato ancora il magistrato ai limiti della calunnia. 

Allora presentandosi davanti alla sua scuola lo scorso agosto, il docente irlandese ha dichiarato con fierezza: «Ecco dove dovrei essere oggi. Non solo devo stare in corridoio e non posso insegnare e fare il mio dovere, ma mi stanno anche togliendo lo stipendio. Vengo ancora pagato, ho qui in tasca la mia busta paga, sono ancora in busta paga. Questo è il mio stipendio, questo è ciò a cui ho diritto, ogni centesimo viene dirottato dal mio conto a causa del Procuratore generale di questo governo». Insomma, come testimoniano le motivazioni addotte, le sentenze dell’Alta Corte si manifestano palesemente ideologiche e nello stesso tempo autocontraddittorie, nella misura in cui da una parte si afferma di non voler processare le idee del professore, mentre dall’altra si rileva che Burke starebbe sacrificando i suoi studenti «sull’altare della sua fanatica campagna contro il transgenderismo».

Fonte: Pro Vita e Famiglia

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