Su mandato dell’amministrazione Trump, l’ambasciata degli Stati Uniti a Madrid è pronta ad aprire un’indagine nel merito della gestione da parte del governo spagnolo del caso di Noelia Castillo, la giovane venticinquenne che ha chiesto e ottenuto l’eutanasia – ed è morta lo scorso 26 marzo – al termine di due anni di battaglie giudiziarie. Il braccio di ferro – in particolare tra il padre della giovane assolutamente contrario alla decisione della figlia e gli avvocati della stessa – si è concluso purtroppo tragicamente con la vittoria dello Stato che ha così eliminato ancora una volta la sofferente, spezzando una giovane vita nel fiore dei suoi anni, senza tutelarne la dignità di paziente con particolare vulnerabilità fisica e fragilità psichica e dunque senza starle accanto.

Dubbi sulle indagini e sull’applicazione della legge

La notizia dell’azione degli Usa sarebbe trapelata da un cablogramma diplomatico rivelato dal quotidiano New York Post, nel quale il Dipartimento di Stato esprime la propria preoccupazione sia per la gestione da parte della polizia e della magistratura delle violenze sessuali subite dalla giovane, sia nel merito della stessa applicazione della legge spagnola sull’eutanasia. In tale documento si esprimono dunque numerose perplessità su come gli agenti spagnoli abbiano considerato le denunce della giovane rispetto alle diverse aggressioni sessuali subite, tra le quali figurerebbero anche stupri di gruppo proprio a ridosso della sua morte. «Siamo profondamente preoccupati per le denunce secondo cui la signora Castillo sarebbe stata aggredita sessualmente in modo reiterato mentre si trovava sotto tutela dello Stato e per il fatto che nessun responsabile sia stato portato davanti alla giustizia», recita il cablogramma. 

In realtà, stando a quanto circolato sui social, tali presunti episodi di violenza imputabili a minori stranieri non accompagnati risalirebbero al periodo compreso tra il luglio 2015 e il febbraio 2019, ossia quando la giovane era sotto la tutela dei servizi sociali della Generalitat catalana. Tuttavia, nel fascicolo sanitario e amministrativo di Noelia non vi sarebbe alcuna traccia di violenze sessuali di gruppo risalenti a tale periodo. Pertanto l’indagine promossa dagli States prosegue, prevedendo la raccolta di ogni informazione utile sull’identità dei presunti aggressori e su eventuali ostacoli che avrebbero favorito l’insabbiamento delle pesanti accuse. 

In Spagna eutanasia anche per i malati psichiatrici? 

Nel messaggio inviato ai diplomatici americani a Madrid, si fa riferimento anche a un altro particolare non irrilevante ai fini del tragico epilogo della vicenda. Il Dipartimento di Stato americano afferma infatti di essere venuto a conoscenza del fatto che Castillo avrebbe «espresso dubbi» nell’imminenza dell’attuazione della sentenza di morte e che questi siano «stati ignorati». Lo stesso Dipartimento ha quindi sollevato interrogativi sull’applicazione della legge sul suicidio assistito nel Paese, in particolare in relazione a casi di disturbi psichiatrici e di sofferenza non certamente allo stadio terminale, come quello di specie della giovane venticinquenne.

La storia di Noelia 

Le sofferenze di Noelia Castillo più acute risalgono al 2022 quando – a ridosso delle violenze sessuali subite prima dall’ex compagno e poi da tre giovani in discoteca – si getta dal quinto piano, tentando il suicidio, riportando una lesione al midollo spinale che la rende paraplegica. In realtà, già dall’età di 13 anni, all’indomani della separazione dei suoi genitori, aveva manifestato diversi sintomi di disagio psichico, poiché soffriva di disturbo borderline di personalità. Il caso della giovane è poi finito sui giornali quando una commissione medico-legale della Catalogna ne approvò la richiesta di suicidio assistito, ritenendo che la giovane soffrisse di una condizione grave e incurabile, accompagnata da sofferenze croniche e intense. Di conseguenza, allo scopo di supportare concretamente la figlia nelle sue fragilità, il padre ha intrapreso ogni battaglia legale possibile, ma tutti i ricorsi sono stati sempre bocciati, compreso quello presso il tribunale europeo per i Diritti umani lo scorso 24 marzo e compreso quello – di febbraio scorso – presso la Corte Suprema spagnola. Sostanzialmente, il padre si appellava al fatto che i problemi di salute mentale della figlia le impedissero di scegliere davvero consapevolmente e dunque in maniera libera, anche se i tribunali si sono sempre espressi a favore di Noelia. Alla vigilia della sua morte, nel corso di un’intervista televisiva, proprio Noelia Castillo ha dichiarato: «Finalmente l’ho ottenuta, quindi vediamo se riesco a riposareNon posso più andare avanti», celando nella ricerca disperata della morte come unico rimedio, piuttosto un grido di autentica compassione per il suo dolore. Eppure, secondo la legge che ha legalizzato nel Paese l’eutanasia nel 2021, la patologia di cui era affetta la giovane venticinquenne esula dalle maglie della casistica abbracciata dalla normativa.

Insomma, se da un lato c’è chi insinua che tale indagine commissionata dagli Usa ai suoi ambasciatori sia solo una strumentalizzazione politica della vicenda umana di Noelia Castillo, dall’altro resta il fatto gravissimo che se anche a una giovane con traumi psichiatrici e patologie fisiche viene acconsentito di porre fine alla sua vita, allora davvero nessuno – almeno in Spagna, ma non solo – è ormai tutelato nella sua fragilità. 

Fonte: Pro Vita e Famiglia

Please follow and like us: