«La notizia dell’assassinio di mio fratello ha cambiato per sempre la mia vita. La sua morte è stata fonte di profondo dolore e ha lasciato un vuoto incolmabile. Ma se la nostra famiglia ha perso un fratello tanto amato, il Pakistan ha perso un leader coraggioso, il cui incrollabile impegno per la giustizia, i diritti umani e la libertà religiosa ha ispirato innumerevoli persone in tutto il mondo». Si apre nel segno della memoria del martirio di Shahbaz Bhatti – nel quindicesimo anniversario della tragica morte -, e dunque con il racconto di suo fratello Peter, il Rapporto Perseguitati e dimenticati? 2024–2026 appena pubblicato da Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS). Tale Rapporto si premura di inquadrare a livello internazionale la situazione dei cristiani oppressi a causa della fede.

Il martirio di Shahbaz Bhatti

Ministro federale per gli Affari delle minoranze del Pakistan e unico cristiano a far parte del governo federale, Shahbaz si è battuto con coraggio in particolare per Asia Bibi, la prima donna cristiana condannata a morte in base alla ‘legge antiblasfemia’ usata di frequente come un’arma contro persone innocenti, invocando una riforma legislativa. Al suo impegno politico in difesa della minoranza cristiana oppressa gli estremisti islamici hanno risposto con 26 colpi d’arma da fuoco che lo hanno freddato mentre era in auto, per poi rivendicare subito la paternità dell’attentato. «Poco prima di essere assassinato, Shahbaz disse: “Credo in Gesù Cristo, che ha dato la propria vita per noi, e sono pronto a morire per una causa”. Rimase fedele a queste parole fino al suo ultimo respiro», evidenzia ancora suo fratello Peter.

I dati del Rapporto 2026

Perseguitati e dimenticati? Rapporto sui cristiani oppressi a causa della loro fede 2024–2026 di ACS presenta testimonianzedirette, casi studio e analisi a livello nazionale, regionale eglobale, con l’obiettivo di esaminare in quale misura i cristianisiano presi di mira nel mondo. Avvalendosi di diverse di informazioni provenienti dalle Chiese locali, nonché di analisi quantitative come il Social Hostilities Index del Pew Forum, e offrendo nel complesso una valutazione qualitativa, tale Rapporto analizza in special modo la situazione in 18 Paesi nei quali leviolazioni della libertà religiosa ai danni dei cristiani destano particolare preoccupazione. In base alle ricerche di ACS sono infatti circa 220 milioni i cristiani nel mondo direttamente esposti alla persecuzione, i quali «subiscono violenze fisiche, assoggettamento, detenzioni ingiustificate, espropriazione dei propri beni, riduzione in schiavitù, esilio forzato e persino uccisioni a causa delle loro convinzioni religiose», per riprendere le parole di Mons. Ettore Balestrero, Osservatore Permanente della Santa Sede.

Persecuzioni in Asia

In Pakistan cresce non solo la preoccupazione per l’aumento dei casi di blasfemia, ma anche il fenomeno endemico delle conversioni e dei matrimoni forzati di ragazze appartenenti alle minoranze religiose mostra chiari segnali di peggioramento, con tribunali che invocano la Sharia facendola prevalere sui limiti d’età previsti dalla legislazione civile per il matrimonio. La condizione dei cristiani dell’Asia peggiora anche in Iran. Nel Paesele chiese domestiche hanno subito incursioni e sono aumentati arresti e detenzioni. Alcuni cristiani sono stati accusati di agire come ‘agenti stranieri’, il che ha contribuito a un ulteriore inasprimento della persecuzione. In India sono stati registrati centinaia di episodi di violenza anticristiana (oltre 700 nel 2025, in calo rispetto agli 814 del 2024), tra i quali interruzioni delle celebrazioni religiose, atti vandalici contro le chiese e aggressioni fisiche, peraltro legittimati dalle norme statali ‘anticonversione’ dei nazionalisti Hindutva. C’è chi ha dato alle fiamme decorazioni natalizie, o addirittura ha impedito ai cristiani di seppellire i loro cari defunti. In Cina, mentre le autorità pretendono di allineare la dottrina ai principi comunisti, la ‘Chiesa sotterranea’ sta subendo un’intensificazione della persecuzione, mentre nuove normative governative – come nel caso del Codice di condotta online per il personale religioso del settembre 2025 – hanno rafforzato il controllo dello Stato su contenuti e attività religiose. In Corea del Nord, dove la repressione della religione è parte integrante del sistema statale e i cristiani vivono la propria fede nella più assoluta clandestinità, vi sono persone che nascondono il proprio credo persino al coniuge. D’altra parte è sufficiente esser sorpresi con una Bibbia o a partecipare alla Messa per essere arrestati. Di qui numerosi cristiani riempiono ingiustamente carceri e campi di lavoro. In Myanmar, secondo le stime del Burma Research Institute, dall’inizio della guerra alla fine del 2025 i militari della giunta hanno colpito 343 chiese o altri edifici cristiani. Si sono inoltre verificati episodi isolati di rapimenti e uccisioni di ministri di culto.

Discriminazioni in Medio Oriente

In Siria, sebbene il presidente Al-Sharaa abbia assicurato che avrebbe tutelato i diritti dei cristiani, il rapporto segnala un peggioramento della loro situazione, documentando attentati, intimidazioni e attacchi contro persone e proprietà cristiane. Anche in Iraq le comunità cristiane continuano a essere vessate. Inoltre, in particolare lungo il confine tra Israele e Libano, i centri cristiani si sono gradualmente svuotati all’indomani delle operazioni israeliane contro Hezbollah, mentre in tutto il Libano almeno un milione di persone è stato costretto a lasciare la propria casa. In Egitto – dove vive la più numerosa comunità cristiana del Medio Oriente – donne e ragazze cristiane vengono spesso rapite, costrette a convertirsi e a contrarre matrimonio. In Turchia le autorità, mediante strumenti giuridici e burocratici, stanno rendendo difficile persino la costruzione di nuove chiese.

Persecuzioni in Africa

Secondo il Global Terrorism Index 2026, sei dei 10 Paesi maggiormente colpiti dal terrorismo si trovano nel continente africano: Burkina Faso (2°), Niger (3°), Nigeria (4°), Mali (5°), Somalia (7°) e Repubblica Democratica del Congo (8°), mentre Camerun e Mozambico figurano tra i primi 20. In Burkina Faso, dove – secondo alcune stime – almeno il 40% del territorio è controllato da gruppi islamisti, numerosi cristiani sono stati costretti a conformarsi alle consuetudini islamiste anche in materia di abbigliamento, mentre altri sono stati vittime di esecuzioni sommarie. Gli attacchi contro gli insediamenti a maggioranza cristiana nella Middle Belt hanno contribuito a portare a oltre 3,5 milioni il numero complessivo degli sfollati interni in Nigeria, tra i quali almeno un milione di cristiani. A Solomon Ako, un giovane cristiano di 33 anni, è accaduto di venire rapito nei pressi di Zaria e tenuto per ore nell’acqua fredda fino al collo. Nelle aree controllate dagli islamisti in Mali i cristiani subiscono gravi forme di oppressione, incendi di chiese e l’imposizione di tasse religiose. In Sudan, dove la guerra civile non accenna a finire, sono più di 100 le chiese danneggiate o distrutte e numerosi i sacerdoti torturati e i fedeli sottoposti a pressioni affinché si convertano. Oltre a questi atti di violenza deplorevole, in Mozambico sono state registrate numerose decapitazioni.

Persecuzioni in America

In Nicaragua il governo stesso si premura di reprimere le comunità cristiane, per cui molteplici leader religiosi e fedeli sono stati arbitrariamente arrestati, detenuti e costretti all’esilio, mentre a chi possiede una Bibbia è precluso l’ingresso nel Paese.

Tutte queste forme di ostilità, persecuzione e oppressione dei cristiani, che avvengono in special modo nei Paesi più poveri del mondo, testimoniano come purtroppo sia drammaticamente disatteso nei fatti l’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani in merito alla tutela della libertà religiosa. Per questo motivo ACS, anche attraverso tale prezioso Rapporto, si pone in prima linea per ridestare l’attenzione pubblica sul tema, affinché s’intensifichino le preghiere e si moltiplichino le opere di carità per i tanti fratelli perseguitati o discriminati per la fede, troppo spesso martiri fino all’effusione del proprio sangue.

Fonte: Il Timone

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