Le cliniche della morte di Planned Parenthood di Colorado, New Mexico, Wyoming e della città di Washington non daranno più assistenza alle persone iscritte a Medicaid che faranno richiesta per accedere alle “prestazioni sanitarie” erogate dal colosso dell’aborto. È questo il primo risultato positivo che scaturisce dal One Big Beautiful Bill Act approvato dal Congresso e firmato dal presidente Donald Trump lo scorso 4 luglio.
Le ricadute positive della legge
«A partire dal 4 luglio 2025 una nuova legge impedisce ai pazienti iscritti a Medicaid di ricevere assistenza presso Planned Parenthood. Questo significa che se un paziente è iscritto a Medicaid non potrà più ricevere alcun servizio presso i nostri centri sanitari, anche se non desidera utilizzare la sua copertura Medicaid. Stiamo valutando attivamente ogni opzione per continuare a supportare i pazienti e le comunità che dipendono da noi», scrive in una nota il colosso americano degli aborti. D’altra parte, sebbene Planned Parenthood non sia menzionata espressamente nella legge, quest’ultima sospende di fatto per un anno tutti i finanziamenti federali Medicaid ai gruppi «che si occupano principalmente di servizi di pianificazione familiare, salute riproduttiva e assistenza medica correlata», e dunque in primo luogo alla grande catena di abortifici negli Usa. Eppure Planned Parenthood non sembra scoraggiarsi e fa sapere che «nonostante questa restrizione, stiamo adottando misure per garantire la continuità dell’assistenza a tutti coloro che ne hanno bisogno».
La risposta di alcuni giudici ideologizzati
La risposta, anche di alcuni giudici ideologizzati, non si è però fatta attendere, come Indira Talwani – giudice distrettuale nominata da Barack Obama nel New Jersey -, che a seguito di una causa intentata dall’azienda fornitrice di servizi per l’aborto, ha temporaneamente impedito questo stop ai finanziamenti. Dopo tale sentenza le diverse cliniche affiliate alla più grande azienda abortista hanno reagito in modo differente in quanto, al di là delle indicazioni date dalla sede centrale, ciascuna clinica gode di una discreta libertà di movimento in tal senso. Pertanto se alcune cliniche hanno ripreso i servizi Medicaid, come se nulla fosse accaduto; altre rimangono più caute a causa della situazione d’incertezza sul piano giuridico. Nel caso di specie, la Planned Parenthood della Florida ha annunciato di aver ripreso a programmare i pazienti Medicaid, anche se ha altresì confessato che «durante il fine settimana abbiamo dovuto annullare gli appuntamenti per i pazienti che utilizzavano la copertura Medicaid per ricevere assistenza presso i nostri centri sanitari, il che è stato un processo incredibilmente doloroso e stressante per i pazienti e il personale», stando a quanto dichiarato da Michelle Quesada, vicepresidente della comunicazione della filiale della Florida, rispetto a «una situazione in rapida evoluzione». Anche Adrienne Mansanares, Ceo della sede delle Montagne Rocciose di Planned Parenthood, ha confessato che «l’impatto è stato terribile e immediato già a partire dalla firma del bilancio il 4 luglio, per cui la nostra clinica è stata costretta a sospendere i servizi per tutti i nostri pazienti iscritti a Medicaid».
Insomma se da un lato Planned Parenthood si rammarica per i soldi dei contribuenti non ricevuti, dall’altro di tale taglio drastico potranno sicuramente beneficiare molte mamme, alle quali non sarà più proposto l’aborto come unica via di fuga da una gravidanza difficile o indesiderata, e soprattutto ciascun figlio in grembo, al quale si auspica possa così essere offerta al contrario la possibilità di venire alla luce.