Il divieto d’uso di smartphone in classe piace a 3 genitori su 4. È quanto ha rilevato un recente sondaggio effettuato da Swg, Kpmg e Ministero dell’Istruzione e del Merito dopo la nota diffusa lo scorso 16 giugno dal ministro Valditara che ne annunciava, appunto, il divieto di utilizzo anche negli istituti di scuola secondaria di secondo grado.
I genitori over 55 si dicono in maggioranza d’accordo col Ministro, ma tale misura è approvata in larga parte anche dai genitori fino a 34 anni. D’altra parte, con lo smartphone accanto e le notifiche sempre disponibili, anche la lezione più appassionante difficilmente riesce a ingaggiare l’attenzione degli adolescenti costantemente imbrigliata in chat, stories e reels da condividere freneticamente. Per cui al Mim si è giunti a questa consapevolezza: vietare lo smartphone diventa un presupposto indispensabile per poter fare lezione, o perlomeno per auspicare una maggiore predisposizione alla partecipazione e all’ascolto attivo da parte degli studenti ed è soprattutto una misura per il benessere dei ragazzi.
I dati del sondaggio
Stando ai dati diffusi dal report “Il sistema scolastico italiano. Strumenti di ascolto e di indagine sull’opinione pubblica e sulle famiglie con figli inseriti nel sistema scolastico” il 76% dei genitori approva il divieto ministeriale. Nel dettaglio il 28% delle mamme e dei papà si proclama «totalmente d’accordo»; gli altri sono comunque «d’accordo» e solo il 14-15% del campione si dice contrario, nel senso che preferirebbe una maggiore osservanza del divieto vigente per i bambini fino alle scuole medie, ma non per gli adolescenti delle superiori. C’è poi ampio consenso rispetto alla proposta di portare a 15 anni l’età minima per poter accedere ai social. E in effetti già nei mesi scorsi ha fatto notizia l’appello di eminenti psicologi ed esperti italiani che – come anche già successo in Francia – hanno lanciato una petizione proprio per correre ai riparti dai rischi social per bambini e adolescenti.
Una misura necessaria
In realtà nella maggior parte dei regolamenti scolastici vigenti era già previsto il divieto di utilizzo degli smartphone da parte degli studenti, se non l’uso per scopi didattici, anche se veniva puntualmente disatteso e trasgredito dai ragazzi senza troppe remore, dal momento che al massimo incorrevano in una nota disciplinare alla quale non veniva purtroppo dato ulteriore peso ai fini della valutazione. Di qui la decisione del Ministro di una misura più radicale, resasi necessaria anche alla luce dei recenti studi scientifici sui danni dell’abuso da smartphone: deprivazione del sonno, disagio sociale, frammentazione dell’attenzione e vera e propria dipendenza, come rilevato tra gli altri anche dal celebre psicologo newyorkese Jonathan Haidt.
Un argine alla dipendenza
Per i millennials, ma non solo, gli smartphone sono ormai protesi digitali da cui diventa sempre più difficile separarsi, pena il rischio di una patologia conclamata, la nomofilia (ovvero l’ossessione o paura di smarrire il proprio smartphone, quasi fosse una parte del proprio corpo). Eppure, oltre all’iperdigitalizzazione e al cyberbullismo, sono noti anche altri i rischi derivanti dall’abuso di tali dispositivi che se da un lato espongono costantemente a contenuti sessualmente espliciti e violenti, dall’altro depotenziano progressivamente l’intelligenza cognitiva ed emotiva di bambini e adolescenti, favorendo anche l’insorgere di disturbi d’ansia, d’insonnia e di altre patologie psichiche.
Pro Vita in prima linea
«Si tratta di una misura importante finalmente indirizzata a tutelare i minori da una sempre più aggressiva iper-digitalizzazione, che danneggia la loro salute psico-fisica, la socialità ma anche l’apprendimento e l’attenzione a scuola, generando forme di dipendenza assimilabili a quelle da sostanze stupefacenti», il commento di Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia onlus, che auspica «che si verifichi l’applicazione pratica e capillare in tutte le scuole del territorio» del divieto voluto dal Ministero. Fondamentale, in tal senso, sarà il pieno e diretto coinvolgimento dei genitori degli alunni, sia per informare le stesse famiglie sul grave impatto negativo causato sui figli dall’abuso della tecnologia digitale, sia per rafforzare quell’alleanza educativa tra scuola e famiglia che può garantire il pieno rispetto delle regole in classe e il maggior bene dei nostri figli e nipoti.
In definitiva, dunque, bisogna avere la consapevolezza che non si tratta di una battaglia dei docenti contro gli studenti, bensì di una partita da vincere insieme – insegnanti, genitori e alunni – per educare davvero i più giovani a servirsi con consapevolezza e in maniera proficua dei frutti del progresso tecnologico, imparando a valutarne criticamente benefici e rischi, senza asservirsi agli algoritmi che li vogliono tutti dipendenti a detrimento della loro salute cognitiva, psicologica e affettiva e del loro benessere socio-relazionale.