«Negli ultimi mesi ci furono diversi fatti che furono determinanti nella sua vita. Marco fu molto impressionato dall’incidente del motociclista Simoncelli, al quale reagì dicendo a sua madre: “Cos’è che il Signore ci vuol far capire?”. Poi la morte di un suo amico sui binari del tram gli diede la percezione che la vita si faceva breve anche per lui. Ma ciò che accadde nel maggio 2011 testimonia il nuovo cuore che stava crescendo in lui. Decidemmo in famiglia di andare alla beatificazione di Giovanni Paolo II. Da quel pellegrinaggio viene talmente colpito da inviare a Tempi una lettera, nella quale scriveva di sentirsi finalmente capito dal Santo Padre, in particolare per il suo invito ad aprire le porte a Cristo, e di star imparando ad accorgersi del volto di Cristo anche guardano una signora in chiesa».
Con queste parole papà Antonio introduce suo figlio nell’incontro sul tema “Marco Gallo: più vita alla vita”. Con lui sul palco dell’auditorium del Meeting Rimini ci sono la moglie Paola Cevasco, Padre Mauro-Giuseppe Lepori – abate generale dell’Ordine Cistercense – e il moderatore dell’evento Stefano Filippi, direttore di Tracce. Nella stessa lettera riportata dal mensile di Cl, Marco testimonia mirabilmente il suo incontro reale col Dio vivo: «Il punto del mio discorso è questo: se Cristo realmente non fosse qualcuno che accade nel presente della nostra vita, se Cristo realmente non mi salva, non ti salva, ora, ma soprattutto, se noi non siamo disposti ad aspettarcelo e ad accettarlo ora, per quale motivo possiamo definirci cristiani?».
Nato a Chiavari il 7 marzo 1994, Marco trascorre i primi anni a Casarza Ligure assieme alle sorelle Francesca e Veronica, rispettivamente maggiore e minore di tre anni. Nel settembre 2007 inizia il liceo scientifico “Don Gnocchi” a Carate Brianza, dove partecipa all’esperienza di Gioventù Studentesca. Due anni dopo va a vivere a Monza con la famiglia. È un giovane esuberante, dedito a corse e scalate e animato fin da bambino dalla sete di infinito. Il 5 novembre 2011, mentre si reca a scuola, viene investito e muore.
La sera prima aveva scritto sul muro della sua camera, accanto al crocifisso di San Damiano: «Perché cercate tra i morti Colui che è vivo?». Tale frase segna il passaggio «dalla commemorazione dolorosa a quello della vita eterna da perseguire. Quella scritta ha spinto famiglia e amici a fare tale passaggio. Una profezia che il giorno dopo ha descritto la verità del suo morire: Marco è vivo. La vita donata è vita compiuta. È una frase che irrompe in mezzo al dolore, come in quel mattino di Pasqua. Egli aveva compreso che Cristo è veramente la ‘vita della vita’», ha acutamente sottolineato padre Lepori. Marco ama infatti la vita e trova nell’amore per Gesù e per il prossimo la fonte della vera gioia.
«Ogni giorno scegli tu dove guardare», scrive un giorno alla sorella, come rileva ancora papà Antonio. «Più di tutti i segni, ciò che mi sorprende è che noi possiamo vivere oggi in una gioia profonda», afferma sua madre Paola mentre rievoca un episodio accaduto alle scuole medie. Marco, nel rispondere a una domanda sul viaggio dei Magi, scriveva che «dove era passato Gesù si era formato un clima di armonia; pure gli animali si accorsero che stava accadendo qualcosa di eccezionale. Hanno riconosciuto il loro Creatore anche le cose inanimate. Se fosse stato possibile persino i sassi si sarebbero messi a saltellare. Di qui la stella cometa ha portato i Magi da Gesù». In un altro tema in terza media rilevava che «insopprimibile è il desiderio dell’uomo». E ancora, mentre impastava la pizza in casa scriveva su un biglietto: «Io sto conoscendo Cristo in ciò che accade e lo conosco sempre di più».
Egli pregava il Padre di «“eliminare i miei schemi della mente”, perché c’è molto di più nelle pieghe della realtà». Ed è questo attualmente un insegnamento che sua madre sta cercando di mettere in pratica. Marco era in fondo ben consapevole, nonostante la giovane età, che «ognuno, anche tu, hai il tuo grande destino, qualcosa di infinitamente più grande di quello che ti aspetti. Veronica, ogni giorno dovrai accettarlo e solo così lo scoprirai ancora di più», scriveva con affetto a sua sorella. Marco vive oggi nella gloria di Dio e, proprio in memoria della sua nascita al cielo, si organizza puntualmente il primo novembre di ogni anno un pellegrinaggio al Santuario di Nostra Signora di Montallegro che vede la partecipazione di migliaia di persone, specialmente giovani, i quali hanno incontrato Cristo più profondamente proprio grazie alla sua gioiosa testimonianza di fede vissuta.
Videointervista alla sorella Veronica nel link sottostante