«Ho ucciso due bambini, due gemelli, non ne vado fiera». Sono queste le parole della confessione-shock della modella croata Nina Moric rilasciate nel corso di una puntata della docu-serie Netflix “Io sono notizia” sulla figura del personaggio televisivo ed ex paparazzo Fabrizio Corona. Nel ripercorrere la relazione sentimentale con l’ormai ex marito, insieme al quale ha avuto anche il figlio Carlos – attualmente ventitreenne -, Moric rievoca una ferita che non può non bruciarle ancora: l’aborto dei due gemelli che portava in grembo quando, all’apice della carriera, lo assecondò in tale scelta rivelatasi poi tragica, almeno per lei. E infatti, visibilmente commossa, aggiunge: «Si fanno errori perché… Si fanno errori e basta, senza giustificare i nostri errori». La Moric non si autoassolve, si assume pienamente la corresponsabilità di tale atto: «L’ha voluto lui, però io l’ho assecondato. Quindi l’ho voluto anch’io. Volevo che mi fermasse, che mi fermasse. Poi non ne abbiamo più parlato. L’ha voluto lui, però l’ho fatto io alla fine».
«Ho ucciso due bambini»
La modella croata non usa mezzi termini, ma parole ferme di auto-condanna. Moric infatti non si limita ad affermare «ho abortito» ma dice proprio chiaramente «ho ucciso», evidenziando in questo modo ciò che specificamente è l’aborto, ossia l’uccisione di un essere umano indifeso e innocente, tale fin dal concepimento. Al contrario, intervistato nel merito, il suo ex marito afferma: «Questa cosa non l’ho mai raccontata a nessuno e non l’ha voluta mai raccontare lei a nessuno. È una ferita che lei, a differenza mia, si porta dietro tanto. Io non me la porto dietro. Però, penso che è una cosa di cui soffre, che rimpiange e che forse l’ha portata ad avere tutte le problematiche che ha oggi». Insomma Corona in qualche modo sembra sminuire la natura e la gravità dell’atto, non manifesta alcun rimorso, né si attribuisce alcuna responsabilità morale, soffermandosi esclusivamente sulle motivazioni economiche sottese a tale decisione, come se temere di non avere abbastanza soldi per mantenere una famiglia (tra l’altro secondo il proprio standard di vita) sia di per sé una ragione sufficiente per sopprimere la vita di due bambini. «All’epoca le entrate attraverso le serate di Nina, che era considerata la donna più bella del mondo, erano troppo alte per poter essere fermate», si “giustifica” infatti Corona. Insomma la gravidanza della compagna, divenuta poi sua moglie, avrebbe impedito ai profitti di entrambi di continuare a crescere: i due gemelli in grembo costituivano pertanto un ostacolo alla scalata al successo, dunque andavano subito rimossi, scartati. D’altra parte, prosegue il “re dei paparazzi” con estremo cinismo: «Nel nostro progetto un figlio sarebbe dovuto arrivare almeno un anno e mezzo dopo e la costrinsi ad abortire».
Meglio abortire che non diventare milionari
«Lui gli ha dato i nomi, pur sapendo che stavo per ucciderli. E si vantava nei bar», aggiunge sempre Moric riferendosi a Corona. Dalla docu-serie emerge dunque un profilo di Corona estremamente cinico, con una visione materialistica e “schiavo” del suo “Dio”: il denaro. E in effetti, senza mostrare alcun cedimento emotivo e con la fierezza orgogliosa che lo contraddistingue, quasi vantandosi di averla fatta abortire, si alza in piedi e osa proclamare con un sorriso beffardo: «Dopo quello, cominciammo a guadagnare cifre enormi. Capolavoro!», manifestando in questo modo ancora soddisfazione per una strategia vincente magari agli occhi dello star-system (per fortuna neanche tutto), nel quale tutto è sacrificabile sull’altare dell’ego, persino i propri figli, e la realtà esiste soltanto nella misura in cui spettacolarizzabile e foriera di soldi.
Il prezzo del successo
Purtroppo, infatti, spesso tra le celebrities l’accoglienza di una nuova vita non viene compresa, né neanche pensata, come un dono con il quale anche la vita dei genitori rifiorisce, bensì come un ostacolo alla realizzazione di sé, d’intralcio alla sete di ricchezze, alla brama di carriera, successo e fama. Eppure, al termine di questa triste storia, pur nel pentimento di una madre, tra le lacrime di Moric, quel che resta sono soltanto cumuli di macerie: due figli sacrificati, una relazione interrotta – rispetto alla quale la stessa modella aggiunge: «Si è rotto per sempre qualcosa in un rapporto costruito non sull’amore, ma sul calcolo e sullo sfruttamento» – e tanto dolore e sofferenza. Perché ogni aborto miete sempre almeno due vittime, in questo caso di più: non solo il figlio (o, appunto, i figli) in grembo, ma anche la sua mamma, che rimane segnata con profonde cicatrici sul piano psicologico, spirituale e spesso anche fisiologico, dal momento che le conseguenze dell’aborto sulla salute della donna sono tutt’altro che clinicamente trascurabili.
I finanziamenti pubblici alla docu-serie
Le ombre sulla docu-serie che racconta la storia e la vita di Fabrizio Corona, però, non sono finite. A quanto è emerso e da quanto è stato rivelato da La Verità, infatti, la serie ha ricevuto quasi 800mila euro (per la precisione 793.629 euro) di finanziamenti pubblici, arrivati tramite il sistema di tax credit del Ministero della Cultura. Una copertura, praticamente, del 31,8% del totale dell’investimento fatto per produrre il documentario, il quale ammonterebbe a quasi 2 milioni e 500 mila euro.
Per alcuni lo “scandalo” di questo finanziamento pubblico si riduce solo al fatto che l’opera è in realtà poi disponibile su una piattaforma privata e a pagamento, appunto Netflix. Dal nostro punto di vista, invece, lo scandalo è proprio nei contenuti – così drammatici e quasi al limite dell’esaltazione come nel caso del racconto dell’aborto imposto a Nina Moric – che spesso nel corso della serie assumono anche tratti immorali, sconci, sessualmente espliciti. Il tutto, appunto, pagato anche con soldi pubblici per “colpa” di un sistema di finanziamento che sicuramente va ripensato a monte. Il meccanismo, infatti, gestito dalla Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del MiC, prevede che per accedere ai fondi le produzioni devono rispettare specifici requisiti tecnici e culturali, valutati attraverso un sistema a punteggio che considera elementi come la presenza di maestranze italiane, location nazionali, contenuti legati alla cultura e alla storia italiana ma che, appunto, spesso sembra fare acqua da tutte le parti.
