La solita, ormai classica, scusa di facciata per arrivare a un obiettivo molto più ideologico e pericoloso. La solita lotta, giusta, di contrasto a ogni forma di discriminazione, per poi invece spingere le istanze arcobaleno in ogni ambito della società, scuole incluse. È quello che è successo e sta succedendo a Bologna, dove il Comune guidato dal sindaco del PD Matteo Lepore ha discusso e approvato un ordine del giorno per “Proseguire e rafforzare le politiche comunali di contrasto all’omolesbobitransofobia”. Una mozione, appunto, approvata dalla stessa giunta a maggioranza “rossa”, sebbene vi sia stata anche una controproposta, bocciata, dell’opposizione, presentata dal consigliere della Lega Matteo Di Benedetto.

La delibera approvata dal Comune

La proposta all’ordine del giorno ha visto tra i suoi firmatari promotori la consigliera del PD Giulia Bernagozzi e i consiglieri della Coalizione Civica Detjon Begaj, Simona Larghetti e l’attivista transgender Porpora Marcasciano. Il grimaldello mediante il quale avanzare pretese è stato il consueto mantra dell’inclusione, della “non discriminazione” e delle violenze fisiche e verbali ai danni di persone Lgbtqia+, stimate come «in crescita». Di qui i promotori hanno invocato e richiesto maggiore impegno da parte dell’amministrazione comunale nel supportare e sensibilizzare l’opinione pubblica, e in special modo i giovani delle scuole, attraverso «percorsi di coprogettazione con il tessuto cittadino associativo», iniziative formative e progetti ad hoc in materia di fluidità di genere. I firmatari della proposta hanno così chiesto e ottenuto che siano «consolidati i progetti rivolti alle scuole, ai servizi educativi, agli spazi giovani, ai luoghi della cultura e dello sport, finalizzati alla prevenzione delle discriminazioni e alla promozione del rispetto delle differenze», ossia sostanzialmente all’indottrinamento gender di bambini e adolescenti in ogni ambito della loro vita sociale e aggregativa. 

La controproposta di Di Benedetto

«La Regione Emilia-Romagna ha approvato la Legge Regionale n. 15 del 2019 recante “Legge contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”. Tale normativa ha introdotto strumenti, finanziamenti e progettualità che negli anni hanno comportato un crescente utilizzo di risorse pubbliche per iniziative di carattere ideologico e politico, spesso promosse senza un reale confronto pluralista. Numerosi cittadini e associazioni ritengono che tali politiche abbiano progressivamente oltrepassato il contrasto alle discriminazioni, entrando nel terreno dell’indottrinamento culturale, in particolare nei confronti dei minori e nell’ambito scolastico». Con queste parole il consigliere della Lega Matteo Di Benedetto ha introdotto la sua controproposta, raccontando la realtà dei fatti senza il velo dell’ideologia. Di qui lo stesso ha puntualizzato che, se da un lato, ovviamente «ogni forma di violenza, minaccia o discriminazione nei confronti delle persone deve essere fermamente condannata e contrastata attraverso gli strumenti già previsti dall’ordinamento giuridico nazionale», dall’altro però ha altresì rilevato opportunamente come «non competa agli enti locali finanziare attività o campagne aventi finalità ideologiche o orientate alla promozione di specifiche visioni antropologiche e culturali». Così facendo, infatti, proprio in nome della non discriminazione delle persone che si autoproclamano Lgbtqia+, si perpetua paradossalmente una vera discriminazione ai danni di chi la pensa diversamente. Perciò lo stesso consigliere comunale ha richiesto con forza «l’abrogazione della stessa Legge Regionale n. 15/2019» e sollecitato il sindaco e la sua Giunta piuttosto «a promuovere politiche comunali improntate al rispetto della persona e alla tutela della libertà di opinione, evitando l’utilizzo di fondi pubblici per iniziative di carattere ideologico».

Il fatto che, da un lato, tale controproposta abbia racimolato soltanto i consensi dello stesso consigliere Di Benedetto e dei consiglieri di Forza Italia, mentre dall’altro i consiglieri di Fratelli d’Italia non siano riusciti a votare contro la proposta della sinistra, decidendo di non partecipare al voto, la dice lunga purtroppo sulla difficoltà di costruire un fronte comune compatto in materia di ideologia di genere per arginare la temperie culturale “politicamente corretta” attualmente imperante.

Fonte: Pro Vita e Famiglia

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