Divieto di accesso ai social ai minori di 14 anni, obbligo di informazione sulle ricadute dell’eccessiva esposizione a tali piattaforme ed eliminazione di scroll e manipolazione algoritmica allo scopo di creare dipendenza nei più giovani. Sono queste le principali richieste avanzate dalla prima class action di genitori ed esperti contro TikTok e Meta nel nostro Paese. Tale azione legale congiunta prende le mosse da Torino, dove il Movimento italiano genitori (Moige), l’associazione italiana genitori, l’associazione nazionale famiglie numerose e il Forum delle associazioni familiari del Piemonte hanno presentato mediante lo studio legale Ambrosio&Commodo la loro denuncia contro alcuni tra i principali colossi della rete. Depositato al tribunale di Milano, il ricorso si avvale in particolare della consulenza di esperti quali Marta Cacciotti, psicoterapeuta e componente dell’Osservatorio sulle dipendenze; Stefano Faraoni, assistente di diritto all’Università di Birmingham, e Tonino Cantelmi, docente di cyberpsicologia all’Università di Roma.
Genitori contro lo strapotere dei social
L’obiettivo dei genitori è chiaramente quello di esigere una maggior tutela della salute e del benessere psicofisico dei loro figli. Facebook, Instagram, tutto il resto dell’universo Meta e TikTok fondano infatti sull’economia dell’attenzione il loro successo. Per tenere incollati allo smartphone il più possibile gli occhi di bambini e adolescenti tali piattaforme social sfruttano il sistema dopaminergico – la dopamina è notoriamente ‘l’ormone del piacere’ – e così influenzano costantemente le menti dei più giovani. «La dipendenza da social può creare un danno biologico permanente in quanto la corteccia cerebrale prefrontale raggiunge la completa maturazione intorno ai 25 anni mentre le sollecitazioni dell’eccesso di esposizione digitale possono provocare danni sia per eccesso che per difetto di dopamina», osserva la psicoterapeuta Marta Cacciotti. Inoltre le piattaforme social profilano i loro utenti sulla base dei contenuti che questi stessi apprezzano, postano e condividono e ne commercializzano i dati a scopo pubblicitario. D’altra parte, com’è noto, quando un prodotto è gratuito può voler significare che “il prodotto sei tu”.
Affinita (Moige): «Algoritmi dannosi, urge un intervento»
«A nostro avviso la protezione dei minori non solo non viene perseguita adeguatamente, ma addirittura danneggiando i minori tramite algoritmi che creano disagio e dipendenza. Questa azione legale pertanto costituisce un passo urgente necessario», afferma il direttore del Moige, Antonio Affinita. Sempre quest’ultimo precisa che le richieste avanzate dai genitori sono dunque sostanzialmente tre: «innanzitutto fondamentale è il rispetto dell’obbligo di verifica dell’età e del divieto di accesso ai social per i minori di 14 anni. Il Moige, con i genitori ricorrenti, ha documentato come le piattaforme Facebook e Instagram e TikTok consentono facilmente l’iscrizione illegale di minori, violando le normative nazionali e compromettendo la protezione che il legislatore ha voluto garantire ai più piccoli. La seconda richiesta riguarda l’eliminazione dei sistemi che creano dipendenza dalle piattaforme, in particolare la manipolazione algoritmica e lo scroll infinito dei contenuti. Questi meccanismi, definiti dalla letteratura scientifica come ‘tecnologia persuasiva’ o ‘captologia’, rappresentano un ramo della scienza che esplora l’intersezione tra informatica e persuasione, realizzando sistemi informatici progettati per modificare atteggiamenti e comportamenti senza apparente coercizione. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale e dei Big Data per influenzare i processi decisionali in modo occulto configura una vera e propria manipolazione computazionale che agisce contro l’interesse degli utenti più piccoli. Terza richiesta è l’obbligo di corretta, chiara e diffusa informazione sui pericoli derivanti dall’abuso dei social. Anche le piattaforme digitali devono fornire informazioni chiare sui rischi collegati al loro uso».
Prospettive e auspici
«L’azione inibitoria rappresenta solo il primo passo di un percorso più ampio», spiega sempre Affinita. E’ infatti in preparazione un’altra azione risarcitoria di classe, aperta a genitori i cui figli hanno subito danni dalla frequentazione dei social ed è stato attivato il portale www.classactionsocial.it per raccogliere segnalazioni e testimonianze. L’iniziativa, infatti si inserisce in un contesto giuridico in ampia evoluzione, dove l’Unione Europea ha riconosciuto l’esistenza dell’IA manipolativa attraverso la Legge sui Servizi Digitali (DSA), la Legge sui Mercati Digitali (DMA) e la Legge sull’Intelligenza Artificiale (AIA), «senza tuttavia adottare misure concrete per tutelare la libertà formativa e l’equilibrio mentale dei minori», aggiunge sempre il direttore del Moige. Pertanto l’auspicio è che che il Tribunale di Milano – che ha fissato la prima udienza per il 12 febbraio 2026 – accolga tali richieste, «così che Meta e TikTok sarebbero obbligate a cessare immediatamente le pratiche contestate, creando un precedente giurisprudenziale di portata nazionale con decisa influenza sull’UE, che potrebbe influenzare in modo significativo il rapporto tra minori e social media in Italia ed in Europa». Si tratterebbe di un importante traguardo e di un argine fondamentale ai rischi dell’’iperdigitalizzazione.