«Il rosa non è solo per le femmine e il celeste non è solo per i maschi». È stato questo il leitmotiv de “L’ora delle storie con Priscilla”, uno spettacolo e laboratorio di lettura per bambini tenuto da una drag queen all’insegna dell’indottrinamento ideologico alla fluidità di genere che si è svolto domenica 19 aprile, presso la sede della Foqus Fondazione Quartieri Spagnoli, nell’ambito del Napoli Queer Festival.
Il Napoli Queer Festival
Svoltosi dal 14 al 19 aprile, il Napoli Queer Festival si autodefinisce come «un festival multidisciplinare dedicato all’esplorazione e alla promozione della cultura e delle arti performative queer. Attraverso spettacoli, musica, talk, mostre, percorsi formativi, mira a costruire e rafforzare luoghi di espressione queer: proponendo artistx ineditx nel panorama culturale della città per creare nuove connessioni col territorio; aprendo spazi di discussione e di confronto sulla queerness e sulle identità non conformi», secondo quanto si legge sul sito ufficiale della kermesse.
Ebbene, sempre nell’ambito di questa iniziativa, l’evento con la drag queen veniva già prima del suo svolgimento presentato come un incontro dove «Priscilla legge favole a bambin3. Nessun trauma. Nessuna fuga verso mamma o papà. Nessuna paura. Solo risate, domande, curiosità. Bambin3 che hanno visto semplicemente una persona che ama truccarsi e vestirsi con colori vivaci. Hanno ascoltato la storia. Hanno partecipato. Hanno detto la loro. Con naturalezza». Il tutto è stato organizzato dal Collettivo Favolos*, in collaborazione con MagnaVeg, che coniuga la dieta vegana con la cultura delle «identità libere» – ossia fluide – in nome dell’inclusione.
Lo “spettacolo” della Drag Queen
Attraverso questo spettacolo laboratoriale si è dunque instillata nei più piccoli la menzogna che maschi e femmine siano soltanto convenzioni sociali, poiché si può essere ogni giorno ciò che si vuole, a prescindere dal proprio sesso biologico. D’altra parte, il progetto “L’ora delle storie con Priscilla” nasce proprio per far incontrare l’infanzia con «la diversità senza filtri ideologici e senza paure indotte. Non si parla di orientamento sessuale. Non si fa propaganda. Non si “indottrina”» è la descrizione degli stessi promotori, che sa tanto di excusatio non petita, accusatio manifesta.
Ma soprattutto di una palese contraddizione. Durante le stesse letture ai bambini, infatti, si insegna «l’autodeterminazione. Si parla di diritto di essere se stess3. Si parla di educazione affettiva, rispetto e libertà di espressione», come si legge sempre nella descrizione dell’evento. E ancora: «Questo progetto rappresenta un gesto chiaro: offrire strumenti, parole e immagini che aiutino i più piccoli a crescere senza vergogna, senza paura, senza silenzi imposti» e «sostenere percorsi educativi fondati sull’ascolto e sull’inclusione». Ecco, dunque, che alla luce di queste considerazioni l’obiettivo pedagogico della drag queen appare evidente: introdurre precocemente i bambini alla fluidità di genere e alla libertà sessuale. E, come se non bastasse, nelle ultime righe della presentazione dello spettacolo traspare ancor più esplicitamente l’intento ideologico – sovversivo della realtà e conseguentemente della stessa grammatica italiana – di quest’azione pedagogica: «La rivoluzione non è uno slogan. È una voce che legge una fiaba. È una stanza in cui ogni bambino e ogni bambina può sentirsi liber@ di esistere».
Chi è Priscilla, la drag già ospite in un liceo
La drag queen Priscilla – all’anagrafe Mariano Gallo – non è nuova ad incontri con bambini e adolescenti. A gennaio dello scorso anno è stata infatti protagonista di un incontro con i ragazzi del liceo artistico Munari di Acerra nell’ambito della settimana dello studente, con il pieno coinvolgimento dei docenti e della dirigente scolastica. Allora si presentò a scuola in abito fucsia e kefiah e disse con orgoglio: «È la prima volta in assoluto che una drag queen incontra gli studenti e le studentesse di un liceo». Eppure, gli studenti si trovarono allora di fronte a un’attivista Lgbt, non certo a un’esperta in materia di discriminazioni o bullismo. Dunque, «niente a che vedere con un pedagogista, uno psicologo dell’età evolutiva o un esperto di comunicazione: solo un soggetto che, senza alcuna competenza, fa formazione, dicendo ai nostri ragazzi che “spesso, quello che viene costruito a scuola, viene distrutto a casa dalle famiglie”», ebbe modo di dire al tempo il deputato Rossano Sasso, nel corso di un’interrogazione parlamentare sulla scia delle polemiche che scaturirono dopo quell’incontro.
In tale prospettiva, e proprio in tema di scuola e libertà educativa dei genitori, appare urgente e fondamentale ciò che sta per accadere proprio in questi giorni in Senato, ovvero la discussione – e, si auspica, l’approvazione – del Ddl Valditara sul consenso informato proprio su iniziative inerenti la sessualità e l’affettività. Sarebbe il primo, grande, importante passo per arginare ogni forma di indottrinamento all’ideologia gender nelle scuole italiane.