L’anelito del cuore umano alla Verità è la chiave della parabola esistenziale di Sant’Agostino (354-430), alla cui figura il Meeting Rimini ha dedicato una bella mostra a cura di Monica Scholz-Zappa e Costanza Penna dal titolo “Tardi Ti ho amato, bellezza tanto antica e tanta nuova”, che vuole essere anche un omaggio a Leone XIV, il quale sin dalla sua elezione al soglio pontificio si è definito suo «figlio» spirituale. Il Santo Padre ha così voluto onorare con la sua presenza proprio tale esposizione durante la sua visita al popolo del Meeting. «Mi chiamasti e il tuo grido sfondò la mia sordità». Dopo alcuni pannelli espositivi che inquadrano il contesto storico e geografico-culturale dell’Africa del quarto secolo è Agostino stesso a raccontarsi, attraverso le Confessioni e le altre sue opere, sempre dando del Tu a Dio e in dialogo con il Padre. 

Un cammino, quello dell’Ipponate, attraversato da domande, cadute e lotte interiori, diatribe filosofiche e teologiche anche con pagani ed eretici, e caratterizzato da dialoghi e incontri così intensamente vissuti da contribuire prima alla sua conversione, poi alla sua missione come pastore della Chiesa. Assetato di verità, Agostino legge l’Ortensio di Cicerone e scopre che è impossibile non farsi domande sul senso della realtà. Infatti, sulla scorta del celebre oratore, constata con acutezza che anche chi volesse dimostrare l’inutilità della filosofia non può che farlo filosofando, e dunque cadendo in autocontraddizione. Di qui, ragionando sul rapporto tra cause ed effetti, approda al manicheismo: se esistono bene e male vi sono due rispettive fonti dalle quali scaturiscono. Ma anche il manicheismo presto lo delude sul piano logico, perché il principio della realtà non può che essere l’Uno, dal momento che non si danno due esseri parimenti onnipotenti.

Quindi nei «libri Platonicorum», ossia leggendo i filosofi neoplatonici, si rende conto che affermano verità molto simili a quelle contenute nelle Sacre Scritture. “Prendi, leggi!”, continua una voce interiore a suggerirgli. Così, leggendo la lettera ai Romani di San Paolo, finalmente «si dissiparono tutte le tenebre del dubbio, come se nel cuore fosse entrata la luce della certezza». Tuttavia sono sostanzialmente le lacrime e preghiere della madre Monica e, in special modo l’incontro con Ambrogio a Milano, a fargli comprendere con certezza che il cammino dell’uomo verso la Verità può avere un esito soddisfacente anche per la ragione solo se si coniuga con quello della Verità che viene incontro all’uomo nella carne del Figlio di Dio. Di qui accoglie la grazia di Dio e, abbracciando anche con l’intelletto la fede cristiana, comprende che quell’inquietudine che alberga nel suo cuore è posta dal Creatore stesso nelle sue creature quale profonda nostalgia del suo Amore.

A tal proposito, come rileva acutamente la mostra, in latino l’incipit delle Confessiones manifesta proprio la radice comune alla base di un cuore inquietus alla ricerca di quies, dal momento che «nel dono dell’inquietudine è inscritto il seme della quiete». In questo modo Sant’Agostino scopre definitivamente che «Sei Tu ora che ci fai essere». Nell’esposizione vengono anche accennati alcuni grandi temi del pensiero filosofico e teologico dell’Ipponate, dal rapporto tra fede e ragione all’antropologia relazionale, secondo la quale «in quest’uomo che si corrompe cerchiamo dunque per quanto ci è possibile una effigie della Trinità». E ancora, ci si sofferma sul paradigma delle ‘due città’ – quella costruita secondo Dio e quella basata sull’egoismo umano – e sul tema dell’amicizia: «Beato chi ama Te, l’amico in Te e il nemico per Te». Infine il percorso della mostra accostata sapientemente le parole dell’Ipponate a stralci di don Giussani e Ratzinger, ribadendo in questo modo l’attualità del pensiero e del percorso umano del Doctor gratiae e nel contempo associa il suo anelito di infinito alle tele di Kandinskij, come a voler rappresentare visivamente che tale sete del cuore accomuna davvero ogni uomo.

Videointervista a Monica Scholz-Zappa, curatrice della mostra al link sottostante

Fonte: Il Timone

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