Con settembre alle porte anche la scuola è pronta a riaprire i battenti. Per evitare che le istituzioni scolastiche si trasformino come di consueto in campi di ‘colonizzazione ideologica’, in special modo attraverso corsi di indottrinamento gender e progetti di educazione affettiva e sessuale non richiesti, è dunque necessario che i docenti siano dalla parte delle famiglie, ossia che insegnanti e genitori condividano quale obiettivo fondamentale dell’azione educativa lo sviluppo integrale di bambini e adolescenti.

Le decine e decine di progetti gender –  e carriere alias – a cui assistiamo ormai da anni nelle scuole di ogni ordine e grado, ci hanno infatti insegnato che alcune volte sono proprio coloro i quali dovrebbero essere i custodi dei valori da trasmettere alle nuove generazioni che finiscono invece per essere promotori delle idee liberal-progressiste del ‘politicamente corretto’ e dell’ideologia gender.

E in effetti, a ben pensarci, in Italia non esiste un codice deontologico per gli insegnanti, come accade per esempio per avvocati, medici, giornalisti e così via. Esistono certamente diversi riferimenti normativi, regolamenti e documenti che delineano i doveri professionali e comportamentali del personale docente, ma tutto ciò sembra non bastare. Ci sembra dunque opportuno proporre che tali principi e misure confluiscano in un codice etico o deontologico allo scopo di garantire in primo luogo la tutela dei bambini dalle derive ideologiche degli insegnanti.

Le regole ci sono, ma non bastano

Alcuni riferimenti in tal senso sono – infatti – già presenti per esempio nel Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL). Tra i diritti e i doveri dei docenti figurano infatti il rispetto della libertà di coscienza degli studenti e delle famiglie, come l’esigenza di imparzialità e correttezza, nonché di collaborazione con colleghi, famiglie e istituzioni. Inoltre un Decreto del Presidente della Repubblica (il 62/2013) – che riguarda il codice di comportamento dei dipendenti pubblici e si applica dunque anche agli insegnanti – prescrive e ribadisce il dovere di imparzialità, il rispetto dei principi costituzionali, la correttezza nei confronti di colleghi e alunni, nonché l’obbligo di astenersi da comportamenti anche solo possibilmente lesivi della dignità della persona. Come detto, però, si tratta di regole forse un po’ troppo aleatorie, che potrebbero non bastare o comunque non avere la stessa rigidità di una vera e propria deontologia professionale.

L’esigenza di una deontologia

Partiamo con un caso che ha poco a che fare con il gender e i progetti Lgbt (ma che comunque è inerente la sessualità), ma che è allo stesso modo eloquente di come una deontologia per insegnanti è più che mai urgente. Ci riferiamo, infatti, allo scandalo della  giovane maestra d’asilo e atleta bodybuilder trevigiana presente sul noto portale OnlyFans, che si è concluso – dopo l’iniziale sospensione dal lavoro – con il suo licenziamento proprio perché «pubblicare foto su OnlyFans non è un comportamento compatibile con l’insegnamento a minori», secondo quanto ha dichiarato Paola Bortoletto, presidente dell’Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici. L’altra conseguenza è stata che nelle stanze del Ministero dell’Istruzione e del Merito hanno iniziato a circolare proposte e idee circa nuove linee guida con indicazioni precise per docenti e personale scolastico sui comportamenti da osservare in special modo sui profili social: «Il dipendente è tenuto ad astenersi da qualsiasi intervento o commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione in generale». E ancora, «le amministrazioni si possono dotare di una ‘social media policy’ per ciascuna tipologia di piattaforma digitale», che «deve individuare le condotte che possono danneggiare la reputazione delle amministrazioni», si legge ancora nelle bozze. Insomma il Ministero è a lavoro per tutelare il buon nome di istituzioni scolastiche e la sana crescita ed educazione dei minori, esortando docenti e personale a custodire anzitutto decoro e riservatezza, osservando uno stile di vita coerente con i valori che si professano nei diversi insegnamenti.  

Un’etica per gli insegnanti

Insomma, forse sarebbe necessario ripristinare un sano dialogo educativo tra genitori e insegnanti, tutelando la priorità del diritto dei primi alla libertà educativa dei figli, attraverso strumenti pratici come il consenso informato, soprattutto rispetto a tematiche eticamente sensibili, quali quelle di carattere bioetico, l’educazione affettiva e sessuale e i progetti curriculari ed extracurriculari che veicolano, in nome dei principi di equità e inclusione, l’ideologia di genere. Per queste ragioni, allora, forse sarebbe davvero il caso che alcuni principi etici basilari siano messi nero su bianco in un vero e proprio Codice per i docenti, dal momento che costoro contribuiscono con il loro prezioso lavoro all’educazione, crescita e formazione di bambini e ragazzi che sono il presente e futuro del nostro Paese.

Fonte: Pro Vita e Famiglia

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