Nel Regno Unito viene abortito un bambino ogni due minuti, 31 ogni ora. Sono infatti ben 10.880.563 i bimbi in grembo cui è stato impedito di nascere in UK dal 1967 a oggi, quando siamo a 58 anni dall’entrata in vigore dell’Abortion Act.
I numeri dell’aborto in UK
Secondo i dati resi disponibili dalle statistiche più recenti pubblicate dal Dipartimento della Salute e dell’Assistenza Sociale, nel 2022 in Inghilterra e Galles si sono verificati 252.122 aborti, con un aumento di 37.253 bimbi strappati alla vita, ovvero un incremento del 17,34% rispetto al 2021. Si tratta del numero più alto mai registrato nel Paese in un solo anno. Un aumento significativo, al quale hanno sicuramente contribuito i servizi per l’aborto domiciliare. Di qui Right To Life UK si sta mobilitando per sostenere gli emendamenti delle deputate Monckton e Stroud al disegno di legge Crime and Policing in discussione alla Camera dei Lords per ripristinare le consultazioni di persona con un medico prima di un ‘aborto fai-da-te’ e così annullare la clausola 191, la quale prevede la depenalizzazione per tutte le donne che abortiscono. Inoltre diversi sondaggi rivelano che la maggior parte dell’opinione pubblica inglese invoca una migliore tutela dei nascituri e un sostegno più efficace alle madri che affrontano gravidanze indesiderate, piuttosto che una totale rimozione delle tutele legali per l’aborto. Infatti soltanto l’1% della popolazione vuole che l’aborto sia possibile fino al parto, mentre il 70% delle donne sostiene che il limite per abortire debba essere consentito al massimo entro le 20 settimane.
Leggi che abbandonano donne e bambini
«Le nostre leggi sull’aborto continuano ad abbandonare sia le donne che i bambini non ancora nati», ha affermato Catherine Robinson, portavoce di Right To Life UK. D’altra parte «ciascuno di questi aborti rappresenta un fallimento collettivo della nostra società nel proteggere la vita dei bambini nel grembo materno e fornire pieno supporto alle donne con gravidanze indesiderate. Mentre ci fermiamo a riflettere su questa tragedia» questi dati servono «anche come un invito all’azione per le persone nel Paese a rinnovare i loro sforzi per fare tutto il possibile per contribuire a garantire che in futuro più vite vengano salvate dall’aborto», ha aggiunto. Si tratta dunque sul piano operativo di «sensibilizzare i parlamentari, chiedendo loro di garantire che vengano introdotte tutele per i nascituri e rafforzate le salvaguardie per proteggere sia le madri che i nascituri, comprese le opportunità di fare volontariato presso centri di aiuto alla gravidanza e di unirsi ad altre iniziative prolife che supportino le mamme e i loro figli durante e dopo la gravidanza». Perché solo «agendo in questo modo ognuno di noi può contribuire a costruire una nazione prolife che protegga e difenda il diritto alla vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale», ha concluso Robinson.
I numeri del dramma in Italia
Per quanto riguarda il nostro Paese, stando ai dati relativi al 2022 presentati in Parlamento nell’ultima relazione ministeriale sull’applicazione della legge 194 – si attende infatti a breve la relazione aggiornata alle cifre del 2023 – gli aborti risultano in aumento. Sono infatti 65.661 i bambini in grembo ai quali è stato impedito di venire alla luce, ovvero 2.008 in più rispetto all’anno precedente. In realtà però le soppressioni di tenere vite sono molte di più, perché nella relazione ministeriale non sono contemplati gli effetti potenzialmente abortivi delle pillole considerate “solo” contraccettive. Infatti le confezioni di Norlevo ed EllaOne, rispettivamente pillola del giorno dopo e dei 5 giorni, vendute nel 2022 sono state 748.137. Se si considera in via prudenziale che almeno il 10% dei rapporti avuti un giorno o cinque giorni prima sia stato fecondo, allora il numero complessivo di aborti chirurgici e farmacologici supera abbondantemente i 100mila annui. Tra l’altro un altro dato preoccupante in crescita è l’aumento di aborti procurati dalle minorenni: solo nel 2022, infatti, hanno abortito 1.861 «donne di età inferiore ai 18 anni».