C’era una volta nell’alimentazione del neonato il passaggio dal latte materno a un’introduzione lenta e graduale dei primi cibi, e dunque alla scoperta dei primi sapori. È questo lo “svezzamento” di un neonato che può cominciare eventualmente già a partire dai sei mesi. Oggi però c’è anche un altro tipo di svezzamento, non meno importante e di cui i genitori devono farsi carico: il cosiddetto “svezzamento digitale”. Non si tratta del rito iniziatico deleterio di consegna dello smartphone a un bambino, bensì dell’esigenza di una rinnovata consapevolezza da parte dei genitori che sono essi i primi educatori dei loro figli in un mondo, ahinoi, iperdigitalizzato.  

Cosa possono fare i neogenitori

Tutto parte da un’iniziativa, quella della Fondazione Pensiero Solido, presieduta da Antonio Palmieri, che ha deciso di consegnare – all’uscita dall’ospedale dopo il parto – a ogni neopapà e neomamma un semplice foglio e una mail quale promemoria contenente nove suggerimenti essenziali per i primi anni di “vita digitale” del proprio figlio. Tali indicazioni dirette, brevi e chiare costituiscono «la sintesi di letture, riflessioni, dialoghi e incontri con pedagogisti, educatori, psicologi, studiosi dei media quali Daniele Novara, Giuseppe Riva, Daniela Lucangeli, Ernesto Caffo e altri ancora», chiarisce al Corriere della Sera lo stesso presidente.

I 9 suggerimenti

«Allattare è uno sguardo, non uno scroll». Il primo punto invita dunque la madre a non guardare lo smartphone durante l’allattamento bensì il proprio figlio, in quanto tale momento intimo è decisivo «per creare connessione e sicurezza». Il secondo suggerimento è «Tu prima dello schermo», ossia un invito a dare giustamente il primato dell’attenzione al proprio figlio. Pertanto «quando sei con il tuo bambino, metti via il telefono: lo sguardo e la voce della mamma o del papà sono più importanti di qualsiasi notifica». Di qui il terzo punto rileva che «il legame si costruisce con la presenza fisica. Abbracci, carezze, parole, sguardi sono la vera “tecnologia affettiva” che nutre lo sviluppo. Il tempo dell’infanzia è lento. Lo schermo può aspettare, la relazione, no». Se dunque il primo contatto con il neonato è quello visivo, il quarto punto della missiva sottolinea la necessità di stare «occhi negli occhi. Ogni momento di attenzione condivisa – per esempio anche mentre si cambia il pannolino – vale più di mille video». Allo stesso modo bisogna evitare di cadere nel luogo comune secondo il quale i device digitali servano a tranquillizzare e calmare un bambino, quando al contrario lo eccitano o lo rendono gradualmente dipendente dagli stessi, altrimenti non si arrabbierebbe manifestando crisi di pianto quando gli si chiede di spegnerli o riconsegnarli al genitore. Perciò il quinto invito recita: «Niente schermo per calmare. Non usare video o smartphone per distrarre o tranquillizzare: insegna a gestire le emozioni con la tua presenza. Sostituisci il device come “premio” con gesti affettivi, come leggere una storia oppure offrire coccole». Un’altra illusione deleteria, purtroppo comunemente diffusa tra i neogenitori, è quella di mettere il figlio davanti a uno schermo per farlo mangiare. Al contrario, «si mangia guardandosi in faccia, non guardando uno schermo. Durante i pasti si sta in famiglia, ci si guarda e ci si parla. Non usare il video o la tv come distrazione per far mangiare il bimbo o la bimba», si osserva al punto sei. E se, come noto, il primo modo di educare è evidentemente il buon esempio, al punto sette si legge nel merito: «Stai attento al tuo uso del digitale: se stai sempre con lo smartphone in mano, penseranno che la vita normale sia solo quella». Di qui al punto successivo viene focalizzata l’attenzione sul gioco quale modalità privilegiata per il bambino di costruire e decostruire il proprio mondo e nel contempo viene ribadita la sua necessità di apprendere attraverso la manipolazione che la realtà è costituita di oggetti tridimensionali, e non a due dimensioni come lo schermo di un tablet o uno smartphone. Per cui «si gioca con giocattoli toccabili e manipolabili. Offri al bimbo giochi e oggetti semplici da esplorare con le mani: stimolano molto più di un’app». In calce, come ultimo punto, Palmieri riprende un’evidenza ormai acclarata sul piano scientifico e clinico, ripresa dalle stesse Società di Pediatria e recepita a livello internazionale nelle direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ossia la necessità di evitare quanto più possibile l’esposizione a qualsiasi schermo nei primissimi anni di vita«Pochissimi schermi nei primi tre anni. Riduci al minimo l’esposizione ai contenuti di tablet, smartphone e tv. Nei primi anni il cervello ha bisogno di relazioni fisiche, non digitali. Ha bisogno di toccare, maneggiare, guardare, imparare a parlare».

Insomma attraverso questi semplici ed efficaci suggerimenti si offre a tutti i neogenitori un prezioso vademecum da osservare e mettere in pratica gradualmente, un passo alla volta e giorno per giorno perché, come afferma ancora Palmieri al Corriere«sta a noi mostrare ai nostri figli la strada giusta per l’uso corretto della tecnologia: meglio cominciare subito, per evitare di rincorrere dopo».

Fonte: Pro Vita e Famiglia

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