Avvento è tempo di attesa palpitante e di desiderio appassionato della venuta di Gesù, Signore del tempo e della storia. Un tempo liturgico forte particolarmente indicato per riorientarsi a Cristo, ridando centralità alla Sua presenza eucaristica e all’ascolto fecondo della Parola nella preghiera. Per accompagnare quotidianamente passo dopo passo i fedeli nel cammino di preparazione al Natale del Signore suor Maria Emmanuel Corradini – Madre del Monastero di San Raimondo a Piacenza – ha preparato L’avvento. Un cuore vigile in attesa, un prezioso sussidio con brevi meditazioni spirituali molto significative che è possibile richiedere scrivendo a sanraimondosegreteria@gmail.com.
Suor Maria, quali sono i suoi suggerimenti per rendere vigile il ‘cuore’ in questo tempo dominato dalla frenesia della vita quotidiana?
«Si pensa sempre che l’avvento sia un tempo di attesa. In realtà vuol dire parusia, ossia una presenza attiva, già iniziata. Allora il primo suggerimento è: rendiamoci conto che Dio c’è, che Dio è presente nella storia e che Dio ti sta guardando e sta cercando di parlarti al cuore. Forse ti sta portando proprio nel deserto della tua vita quotidiana, nel deserto anche di situazioni difficili, per poterti parlare al cuore e dirti: “Io ci sono, torno e vengo, perché tu ti renda conto che senza di me non puoi fare nulla”. Ecco quindi che i temi principali di questo tempo sono la vigilanza, l’essere svegli, l’accorgersi di Dio, perché il Signore sta attendendo una risposta dal nostro cuore. Credo si possa constatare nella storia anche attuale che le persone che attendono Dio, che si confrontano con Lui, leggono la storia con occhi di fede e di speranza, mentre a chi non ha Dio rimangono solo struggimento e disperazione».
Il tempo d’Avvento ripropone in special modo Maria, Elisabetta, Giovanni il Battista quali figure che alludono all’attesa gioiosa, alla carità umile e alla penitenza, tutti ingredienti necessari per preparare la via al Signore che viene.
«Giovanni Battista compare sulla via con questa sua capacità di svegliare, di irruenza e richiamo alla conversione; poi nella terza domenica d’Avvento lo troviamo già in prigione che vive l’esperienza del dubbio, del buio. E Gesù gli risponde con il profeta Isaia: “I ciechi vedono, gli zoppi tornano a camminare”. Tali figure – come la stessa Maria – hanno vissuto la storia, non sono state risparmiate dalla fatica e dalle avversità e, nello stesso tempo, hanno riconosciuto nella presenza di Dio quella luce che non ha tramonto, la vera luce che il Natale ci porta e che tante volte gli uomini respingono».
Quale parola della Scrittura che si ascolta in questo tempo liturgico le sta particolarmente a cuore?
«Anzitutto si tratta di recuperare il senso del silenzio, quello autentico, che ti prepara a un ascolto vero del cuore. Tutte le persone, in specie i giovani, hanno orecchie per ascoltare rumori e parole, ma in realtà sentono soltanto: ascoltare è fare proprio quello che l’altro dice portandolo dentro di sé. Per cui dobbiamo fare silenzio per poter ascoltare quello che Dio ci dice. Il Signore ha bisogno di trovare persone che ascoltano la sua Parola, che si pongono in un atteggiamento di silenzio per far sì che la Parola penetri dentro di loro. Perché solo così la Parola può cambiare realmente il cuore in una conversione vera che è una conversione all’Amore».
Nella Liturgia delle Ore la Chiesa invoca il Signore che viene con l’esclamazione O Dio, vieni a salvarmi. C’è dunque un avvento da vivere ogni giorno?
«O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto il mio aiuto ci porta direttamente nel cuore di Cristo. Tutte le figure bibliche – penso per esempio al pubblicano e alla Maddalena – sono uomini e donne che nel riconoscimento del proprio limite, della propria povertà, hanno incontrato l’Amore, perché è proprio nella superbia e nell’orgoglio che noi non riusciamo a incontrare Gesù Cristo. Non quando sbagliamo, non quando cadiamo nel peccato, perché lì il grido che innalziamo al Padre viene subito raccolto da Dio. Quindi O Dio, vieni a salvarmi è il grido dell’uomo che dice: “O Dio, non lasciarmi solo dentro al mio peccato, nella mia miseria”. E Dio viene e interviene, laddove al contrario l’orgoglio non permette il Suo intervento e così l’uomo nella sua superbia pensa di salvarsi ma in realtà fa morire se stesso».
Sulla base della sua esperienza di vita spirituale, quale consiglio pratico desidera infine suggerire per aiutare il fedele a portare a termine un buon proposito in questo tempo d’Avvento?
«Cominciare sempre ogni mattina con il segno della croce, l’ascolto della Parola di Dio e la lettura di una breve spiegazione, perché partendo con il Signore la giornata cambia completamente, per cui ti accorgi che Gesù che cammina con te, viene con te, lavora con te e alla fine della giornata tutto è consegnato al Padre. Se partiamo così, durante il giorno non ci sentiremo sballottati dal vento come fili d’erba, perché siamo resi stabili dal Signore, dalla sua Parola che ascoltiamo al mattino e che ritorna nella mente e nel cuore nell’arco della giornata. In questo modo possiamo confidare in Lui, sapendo che il Signore ci sorregge, ci compatisce, ci ama. Pertanto il proposito di cominciare la giornata con la sua Parola farà sì che alle nostre parole che non danno vita subentrerà gradualmente la Parola di Dio che dà vita».