Nel mondo esiste una potente lobby multimilionaria, che potrebbe quasi essere denominata “Assisted Suicide Inc.”, che spinge affinché il suicidio assistito ottenga un’ampia legittimazione giuridica in tutto il mondo. Si tratta di una rete tentacolare che sviluppa servizi di eutanasia per le pompe funebri, vende «pillole per il suicidio», promuove il «turismo del suicidio» e forma persino «assistenti per la dolce morte». Una macchina potente e foraggiata che sta prendendo una deriva ancora più drammatica, poiché – nata come “servizio” ad adulti terminali – è ora potenzialmente disponibile per tutti e soprattutto sta spingendo sempre di più per l’eutanasia ai minori.
Si tratta infatti di una rete molto estesa e capillarmente diffusa soprattutto in Occidente, come documenta una recente inchiesta di Fox News. Di tale lobby della morte sono presenti 41 gruppi in Europa; 31 in Nord America, di cui 25 negli Stati Uniti e 4 in Canada; 3 in Sud America e 2 in Messico; 13 in Oceania, di cui la maggior parte in Australia; 1 in Nuova Zelanda; 5 in Asia e 2 in Africa. E gli esempi, purtroppo, non sono pochi.
L’eutanasia per i “minori maturi”
Ciò che preoccupa, infatti, è l’allargamento continuo delle maglie legislative: in Canada, infatti, si prepara l’estensione ai minorenni, richiamando l’assurda teoria del “minore maturo”. Un tempo la discrezionalità medica sui minori era molto limitata ma nei decenni la giurisprudenza ha fatto saltare i ‘paletti’, garantendo anche ai minori autonomia e segretezza sulle decisioni mediche. Così, in vari Stati le adolescenti possono accedere all’aborto senza che i genitori lo sappiano; allo stesso modo possono scegliere pronomi e transizioni di genere senza coinvolgere la famiglia. Nel solco della dottrina del minore maturo i sostenitori dell’eutanasia affermano che bambini e adolescenti dovrebbero avere «autonomia medica» per scegliere la morte. Di qui, nel febbraio 2023 il Comitato misto speciale canadese per l’assistenza medica al suicidio ha raccomandato di estendere il presunto diritto di morire ad alcuni giovani, stabilendo che i genitori dovrebbero essere solo «consultati», poiché la «volontà di un minore» con capacità decisionale «ha in ultima analisi la priorità».
Un dramma anche europeo
Ma non è solo il Canada a destare preoccupazione. Come detto, la lobby eutanasica è estesa a livello globale e, in particolare in Europa, già i Paesi Bassi e il Belgio consentono ai ‘minori maturi’ di morire tramite suicidio assistito. In Olanda la legge consente persino di porre fine alla vita di neonati di un anno «che soffrono in modo insopportabile senza prospettive di miglioramento». Tra i richiedenti olandesi molte sono giovani donne con diagnosi psichiatriche (depressione, autismo, disturbi alimentari, traumi), come rileva l’International Journal of Psychiatry, che invoca uno studio urgente dei «desideri di morte persistenti» in questo «gruppo ad alto rischio». È recente, inoltre, il caso di un ragazzo autistico, minorenne, che si è tolto la vita descrivendola «senza gioia» e «sola», con il medico che avrebbe detto che non c’erano dubbi «sulla sua capacità decisionale». Il Belgio, invece, dal 2014 consente l’eutanasia infantile con consenso dei genitori. Nel Regno Unito è in discussione un disegno di legge per l’eutanasia degli adulti e la Camera dei Comuni ha approvato una misura che impedisce ai medici di discutere di suicidio assistito con i giovani, con il rischio di avere diciassettenni “preparati” alla scelta appena maggiorenni. È acclarato che «il cervello degli adolescenti li rende particolarmente suscettibili a essere influenzati, anche verso comportamenti pericolosi e rischiosi», ha ricordato la deputata Meg Hillier.
Insomma, il vento mortifero della Morte di Stato soffia ovunque e lo vediamo anche nella nostra Italia dove il Parlamento, pur a maggioranza centrodestra, sta discutendo una legge sul suicidio medicalmente assistito, tra l’altro presentata come una sorta di “male minore”. Ecco. I casi di Olanda, Belgio, Canada e in generale le spinte della lobby eutanasica mondiale ci fanno capire quanto sia pericoloso – anche per l’Italia – anche solamente aprire di poco le porte del suicidio assistito ed ecco perché ormai da mesi Pro Vita & Famiglia onlus si è mobilitata con la Campagna Nazionale “Non mi uccidere” e con una petizione popolare che ha raccolto – e che è possibile ancora firmare – quasi 30.000 firme.