Basta sperimentare sulla pelle dei minori in materia di transizione di genere. Studi scientifici e ricerche recenti a livello internazionale continuano infatti a sollevare perplessità e dubbi rispetto alle conseguenze di terapie ormonali e interventi chirurgici di transizione di genere, ancor più devastanti quando si tratta di bambini e adolescenti nel pieno del loro sviluppo psicofisico. E iniziano ad arrivare le prime decisioni destinate a fare storia in tal senso, in particolare da ospedali, strutture e istituzioni scientifiche, come dimostra quanto sta avvenendo in Usa e Regno Unito.

UK: sospesa sperimentazione su bloccanti della pubertà

Nel Regno Unito, in seguito alle criticità sollevate dall’ente regolatore dei farmaci, la Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (Mhra)è stato appena sospeso il lavoro preliminare per l’avvio della sperimentazione clinica Pathways sulla prescrizione di bloccanti della pubertà per bambini e ragazzi con disforia di genere. Non ci sarà dunque alcun reclutamento tra i minori di “volontari”, almeno finché le questioni sollevate dall’Mhra non saranno state risolte tra l’ente regolatore e i medici coinvolti. «Siamo sempre stati chiari sui limiti di questa sperimentazione: garantire la sicurezza e il benessere dei bambini e dei ragazzi coinvolti e basarci sempre sulle prove cliniche», ha dichiarato in un comunicato stampa un portavoce del Dipartimento della Salute e dell’Assistenza Sociale. «L’MHRA ha ora sollevato nuove preoccupazioni direttamente correlate al benessere dei bambini e degli adolescenti, per cui ora seguirà un dialogo scientifico con lo sponsor della sperimentazione. Poiché le prove sono ora in fase di analisi da parte dei medici, i preparativi per la sperimentazione sono stati sospesi per consentire ai responsabili clinici di elaborare queste preoccupazioni. Questa sperimentazione potrà essere avviata solo se le prove e i pareri scientifici e clinici degli esperti concluderanno che è sicura e necessaria. La sicurezza e il benessere di bambini e ragazzi sono sempre stati i criteri guida di ogni decisione che abbiamo preso riguardo a questa sperimentazione e lo saranno sempre», ha affermato ancora il Dipartimento della Salute e dell’Assistenza Sociale. Si auspica insomma che tale sperimentazione non venga ripresa, anche perché ormai le evidenze cliniche sono sempre più concordi nell’evidenziare gli effetti irreversibili di tali terapie, legate all’approccio affermativo di genere nel breve e lungo periodo sulla salute e il benessere psicofisico.

USA: da 42 ospedali stop all’approccio affermativo

Negli Stati Uniti, invece, sono ben 42 gli ospedali e le strutture sanitarie che hanno sospeso o comunque stanno fortemente limitando l’accesso di minori con presunta disforia di genere a trattamenti ormonali e interventi chirurgici di transizione. E questo – bisogna riconoscerlo – soprattutto grazie ai provvedimenti dell’amministrazione Trump, in virtù dei quali il sistema sanitario americano ha tagliato drasticamente le possibilità di accesso ai finanziamenti dei programmi Medicare e Medicaid per cliniche e ospedali che intraprendono o si ostinano a perpetrare trattamenti sanitari di cambio di sesso per bambini e adolescenti. Tra gli ospedali in elenco figurano dunque il Rady Children’s Health, il Center for Transyouth Health and Development del Children’s Hospital di Los Angeles, lo Stanford Medicine e il Sutter Health in California; il Lurie Children’s Hospital di Chicago, l’UI Heath e l’UChicago Medicine nell’Illinois; l’ospedale pediatrico Multicare Mary Bridge e il Seattle Children’s Hospital nello Stato di Washington; il Children’s Hospital nel Wisconsin; il Children’s Hospital e il Denver Health in Colorado; il Fenway Health e l’Outer Cape Health Services in Massachusetts; il Nationwide Children’s Hospital in Ohio; il Corewell Health in Michigan; il CT Children’s Medical Center nel Connecticut e il Nemours Children’s Hospital nel Delaware. E ancora, tra i centri medici accademici si ritrovano in particolare quello dell’Università dello Utah, l’University of Pittsburgh Medical Center, l’University of Michigan Health, il Va Commonwealth University Health in Virginia e il NYU Langone di Manhattan.

Un monito per tutti, Italia compresa

Insomma, tali casi di forti restrizioni in materia di transizione di genere che emergono nel Regno Unito e negli Stati Uniti testimoniano come, dati alla mano e al di là di ogni ideologia “politicamente corretta”, non vi sia alcuna evidenza scientifica circa i benefici dei farmaci bloccanti la pubertà e di interventi chirurgici sulla pelle dei bambini. Al contrario, gli studi clinici più recenti confermano le ricadute devastanti sul benessere psicofisico di tali “terapie”, come trapela chiaramente dalle dolorose testimonianze di numerosi detransitioners, come tra l’altro abbiamo visto qui in Italia con il tour di Luka Hein, organizzato ad ottobre 2024 da Pro Vita & Famiglia. Pertanto, si auspica che queste notizie che giungono da Oltremanica e Oltreoceano costituiscano un importante monito anche per gli altri Paesi – Italia compresa – affinché in tema di presunta disforia di genere a parlare sia la scienza con le sue scoperte e non il “politicamente corretto” con le sue proiezioni ideologiche. 

Fonte: Pro Vita e Famiglia

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