Se un’associazione non condivide e sposa pienamente le istanze legate a parità e fluidità dei generi non ha diritto ad alcun finanziamento da parte dell’Unione Europea. È questo il principio –  questo sì palesemente discriminatorio – in base al quale recentemente la commissione Ue ha negato alla Fafce, la Federazione delle associazioni familiari cattoliche europee, l’accesso ai fondi per la realizzazione dei progetti europei. La “colpa” della Fafce? Quella di difendere la famiglia qual è, ossia realtà composta da un uomo e da una donna, e conseguentemente discriminare tutte le altre pseudo-formazioni sociali sedicenti tali. 

Niente fondi alla Fafce

«Fornisce informazioni limitate sulla disparità di genere», rischiando di fungere da freno alla diffusione delle istanze arcobaleno. È questa la motivazione dell’esclusione dai fondi europei della Fafce addotta dalla commissione con sede a Bruxelles, come evidenzia il quotidiano La Verità. Secondo il parere della Commissione, infatti, la Fafce non favorirebbe un’auspicabile «comprensione di come vengono affrontate le barriere alla partecipazione nei diversi gruppi demografici». Pertanto l’approccio della Federazione delle associazioni familiari cattoliche «potrebbe contravvenire alle misure a favore dell’uguaglianza dell’Unione europea».  Eppure «la Fafce ha sempre promosso il dialogo», ribadisce il suo presidente Vincenzo Bassi. Inoltre al punto numero 33 la Carta dei diritti fondamentali Ue garantisce la protezione della famiglia sul piano economico, giuridico e sociale.

La solidarietà alla Fafce

«Esprimiamo la nostra totale solidarietà alla Fafce. C’è un doppio standard dell’Ue: da un lato si promuove la strategia Lgbt e l’ideologia gender, dall’altro si escludono dall’attività politica e sociale europea tutte le associazioni che promuovono la vita e la famiglia. Questa è dittatura, certo non democrazia», denuncia senza mezzi termini il portavoce di Pro Vita & Famiglia Jacopo Coghe nel commentare la vicenda. «Questa scelta, che rappresenta una discriminazione basata sui valori, si aggiunge ai già numerosi interrogativi sulla gestione dei fondi Ue. Colpire la Fafce attraverso criteri “valoriali” significa trasformare i bandi europei in strumenti di selezione ideologica, creando un precedente pericoloso. L’Ue non può diventare un luogo in cui si finanziano solo le organizzazioni allineate all’agenda progressista, mentre si marginalizzano quelle che difendono la famiglia, la libertà educativa e la dignità della persona», dichiarano congiuntamente a La Verità il capodelegazione del gruppo Ecr del Parlamento europeo Carlo Fidanza e l’eurodeputato di Ecr-Fratelli d’Italia Paolo Inselvini. Il riscontro fattuale di tale dichiarazione è nei 3,6 miliardi di euro stanziati proprio per diffondere le istanze care al mondo Lgbt mediante numerosi progetti pseudo-educativi per l’indottrinamento gender nelle scuole di ogni ordine e grado, per «celebrare la diversità fin dall’infanzia», in nome del consueto mantra dell’inclusione, dell’uguaglianza e della non-discriminazione. Di qui, per esempio, i fondi europei finiscono per foraggiare sempre le casse delle solite associazioni progressiste come International Planned Parenthood, che tra il 2022 e il 2025 si è vista riconoscere oltre 3 milioni di euro, mentre al contrario la Word Youth Alliance si è vista negare 400mila euro per aver osato porre limitazioni ai ‘diritti sessuali e riproduttivi’. È questo solo un caso concreto dei venti ideologici che soffiano nel Vecchio Continente, che pure si riempie la bocca di democrazia e pluralismo, ma nella quale domina la cultura woke e il ‘politicamente corretto’ a senso unico.

L’UE non è nuova a queste discriminazioni

In ambito europeo la censura ideologica ha colpito anche Pro Vita & Famiglia, che è apartitica e laica. Infatti un’interrogazione dell’europarlamentare Alessandro Zan ha cercato con ogni mezzo di ostracizzare la nostra onlus, affinché fosse esclusa dal Registro Trasparenza UE. Pro Vita & Famiglia è stata bollata addirittura quale «lobby anti-diritti» e nel contempo accusata di oscuri legami politico-finanziari con il partito di Forza Nuova e il suo fondatore Roberto Fiore da un’inchiesta del quotidiano Domani. Le presunte rivelazioni esclusive si sono chiaramente rivelate assolutamente infondate e la stessa inchiesta si è risolta in una condanna per diffamazione dei giornalisti che hanno scritto nel merito. Inoltre, a maggio scorso, la Commissione LIBE del Parlamento Europeo – che si occupa di diritti fondamentali, giustizia, media, corruzione – ha impedito al portavoce di Pro Vita & Famiglia Jacopo Coghe di essere audito presso la stessa, “reo” di esprimere una posizione ritenuta aprioristicamente politicamente scorretta. Insomma tutti questi spiacevoli episodi testimoniano una volontà capillarmente diffusa di mettere a tacere e screditare con ogni mezzo le istanze del mondo prolife. D’altra parte meglio abbracciare l’ideologia perché, si sa, la verità è scomoda e difenderla costa. 

Fonte: Pro Vita e Famiglia

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