Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato da Aylo Freesites – il gruppo con sede legale in Lussemburgo che gestisce piattaforme quali Pornhub, YouPorn e RedTube – rispetto all’accusa di mancato adeguamento al nuovo sistema previsto di age verification, ossia di verifica dell’età degli utenti. Una presa di posizione che lascia sbigottiti, dal momento che sono trascorsi ormai più di tre mesi dall’entrata in vigore delle nuove regole in materia messe a punto dalla Commissione europea, le quali continuano pertanto a essere puntualmente ancora disattese. Insomma, almeno per il momento, in Italia non solo non è fioccata alcuna sanzione, ma l’accesso indiscriminato degli utenti – e soprattutto dei minori – allo streaming di contenuti a luci rosse può continuare indisturbato e illimitato.
La vicenda
Lo scorso novembre, a seguito di un’inchiesta sulla scarsa tutela di bambini e adolescenti in rete, la Commissione europea ha approntato una normativa più stringente per i siti pornografici, sentenziando l’obbligo di rispettare le limitazioni degli accessi per minori, pena sanzioni e immediato oscuramento. Eppure, la maggior parte dei siti con contenuti hard stenta a voler applicare il nuovo regolamento. Nel caso di specie il gruppo Aylo, che promuove YouPorn e Pornhub, ha prontamente richiesto e così ottenuto una tutela in via cautelare contro tali prescrizioni. Accogliendo il ricorso, quindi, il Tar avrebbe così contribuito a «salvaguardare la continuità aziendale», fa sapere il gruppo lussemburghese che, nel contempo, plaude «con favore all’attenzione mostrata dal Tribunale». Entrando nel merito, il gruppo Aylo sostiene che i nuovi sistemi di age verification sarebbero soltanto più invasivi rispetto alla privacy dei più giovani e concretamente poco efficaci; anzi spingerebbero ancor più i minori a ricercare tali contenuti hard su piattaforme non regolamentate, pur di eludere ogni forma di divieto.
Le motivazioni del Tar
Nelle motivazioni della sentenza, il Tar del Lazio ha dato rilievo alla «particolare sensibilità degli interessi in gioco», tacendo sulle comunicazioni e sulle delibere Agcom contestate al gruppo lussemburghese. In realtà, per quanto tale ordinanza sia circoscritta ai siti porno del gruppo Aylo (che comunque vantano diversi milioni di click al giorno soltanto nel nostro Paese), non è da escludersi che abbia ripercussioni anche su scala più ampia. Allo stato attuale rischia infatti di compromettere ulteriori diffide e sanzioni da parte dell’Agcom verso altre piattaforme di contenuti a luci rosse per timore di un medesimo esito processuale. Si tratta allora di attendere l’imminente 11 marzo – data in cui è fissata la prossima udienza – che dovrà necessariamente focalizzare l’attenzione proprio sull’adeguatezza di tale sistema di verifica dell’età in rete per l’accesso in Italia a siti con contenuti sessualmente espliciti.
E i bambini?
Quella del Tar del Lazio è una sentenza che lascia davvero sconcertati se si pensa agli ingenti danni della pornodipendenza – e in generale della pornografia – sul benessere psicofisico di tanti giovani; alle conseguenze irreversibili di ogni click su immagini e video sessualmente espliciti e violenti che depauperano soprattutto, ma non solo, la dignità femminile, che trasformano la donna in mero oggetto di piacere, degradando e distruggendo la dimensione autentica costitutiva dell’atto sessuale. Sono infatti proprio tali contenuti a diseducare lo sguardo e il desiderio dei minori sull’altro sesso, abituandoli alla pretesa illusoria che ogni capriccio possa subito essere soddisfatto e diventare ‘legge’, tanto nella realtà virtuale quanto nel mondo reale.