«Colui che sostiene il mondo intero giaceva in una mangiatoia: era un bambino ed era il Verbo. Il grembo di una sola donna portava colui che i cieli non possono contenere. Maria sorreggeva il nostro re, portava colui nel quale siamo, allattava colui che è il nostro pane. O grande debolezza e mirabile umiltà, nella quale si nascose totalmente la divinità! Sorreggeva con la sua potenza la madre dalla quale dipendeva in quanto bambino, nutriva di verità colei dal cui seno succhiava. Ci riempia dei suoi doni colui che non disdegnò nemmeno di iniziare la vita umana come noi; ci faccia diventare figli di Dio colui che per noi volle diventare figlio dell’uomo». Mediante un profondo sguardo teologico e un mirabile lirismo poetico, Agostino illumina ai fedeli di ieri e di oggi
il mistero del Verbo fatto carne per la nostra salvezza. La profonda eredità speculativa dell’Ipponate è ancora tanto feconda in specie nella sua famiglia spirituale, come nel magistero del suo figlio chiamato al soglio di Pietro Leone XIV. Quest’ultimo ha scelto questo nome indubbiamente per richiamarsi al predecessore Leone XIII, ma anche per rievocare la figura di Papa Leone Magno, altro insigne teologo che con fermezza e chiarezza seppe guidare la Chiesa in un tempo di profonda crisi culturale e politica e in cui soffiavano i venti di pericolose eresie, non dissimile pertanto da quello odierno. Come il ‘Dottore della grazia’, anche San Leone Magno ha scritto e pronunciato splendide omelie e meditazioni spirituali sul significato autentico del Natale.
Le meditazioni sul Natale di Sant’Agostino
Relativamente alle due nascite di Cristo – la generazione eterna del Verbo e quella nella carne del Figlio – il vescovo d’Ippona commenta: «Nella prima nascita non ebbe bisogno di avere una madre, in questa nascita non cercò nessun padre. Però Cristo è nato da un Padre e da una madre; e senza un padre e senza una madre, da un Padre come Dio, da una madre come uomo; senza madre come Dio, senza padre come uomo». In questa modalità unica e straordinaria «la Verità che è nel seno del Padre è sorta dalla terra perché fosse anche nel seno di una madre».
Pertanto in un’altra omelia Agostino aggiunge: «Quali lodi potremo dunque cantare all’amore di Dio, quali grazie potremo rendere? Ci ha amato tanto che per noi è nato nel tempo lui, per mezzo del quale è stato creato il tempo; nel mondo fu più piccolo di età di molti suoi servi, lui che è eternamente anteriore al mondo stesso; è diventato uomo, lui che ha fatto l’uomo; è stato formato da una madre che lui ha creato; è stato sorretto da mani che lui ha formato; ha succhiato da un seno che lui ha riempito; il Verbo senza il quale è muta l’umana eloquenza ha vagito nella mangiatoia, come bambino che non sa ancora parlare».
La nascita di Gesù gli offre anche l’occasione per ribadire l’uguaglianza nella dignità tra i due sessi, che è una delle novità del cristianesimo al tempo tutt’altro che scontata: «Esultino gli uomini, esultino le donne: Cristo è nato uomo, è nato da donna; ambedue i sessi sono stati da lui onorati».
Di qui, seguendo l’invito dell’Ipponate, «si trasformi nel secondo uomo chi nel primo era stato precedentemente condannato».Si tratta dunque di accogliere il Dono che dà senso e significato a tutti i regali che pure ancora ci scambiamo nel farne memoria: «Quale dono maggiore di questo poté Dio far risplendere ai nostri occhi: che il Figlio unigenito che aveva l’ha fatto diventare figlio dell’uomo affinché viceversa il figlio dell’uomo potesse diventare figlio di Dio? Di chi il merito? Quale il motivo? Di chi la giustizia? Rifletti e non troverai altro che dono».
Le meditazioni sul Natale di San Leone Magno
«Non è bene che vi sia tristezza nel giorno in cui si nasce alla vita che, avendo distrutto il timore della morte, ci presenta la gioiosa promessa dell’eternità». Con queste parole, in uno de I sermoni del Natale, san Leone Magno (390-461) invita i fedeli a rallegrarsi per la nascita del Salvatore. Pontefice dal 440 e primo papa a ricevere l’appellativo di Magnus, Leone evidenzia in special modo come «il mistero del Verbo fatto uomo sia stato decretato unicamente in vista della nostra Redenzione, per cui tutta la vita del Cristo con i singoli fatti ha avuto un fine redentivo, dal momento che Cristo in quanto Dio ha dato valore infinito agli atti redentivi che compiva in quanto vero uomo», secondo quanto osserva acutamente Andrea Valeriani nell’introduzione alla raccolta di omelie del santo pontefice. A tal proposito quest’ultimo ribadisce infatti che «era necessario alle nostre infermità,perché avvenisse che l’unico e identico Mediatore di Dio e degli uomini da una parte potesse morire e dall’altra potesse risorgere».
Erede della riflessione speculativa agostiniana, Leone contempla nel Natale del Bambino Gesù il «mistero dell’unione tra la Potenza e la debolezza. Egli si è abbassato ad assumere la nostra umile condizione senza diminuire la sua maestà. È rimasto quel che era e ha preso ciò che non era, unendo la reale natura di servo a quella natura per la quale è uguale al Padre». In questo modo il santo pontefice mostra come la nascita nella carne del Figlio di Dio sia accompagnata da tali prodigi che alludono chiaramente alla generazione eterna del Verbo dal Padre. Di qui, «pur rimanendo invisibile nella sua natura è diventato visibile nella natura nostra. Egli che è l’immenso, ha voluto essere racchiuso nello spazio: pur restando nella sua eternità, ha voluto incominciare a esistere nel tempo». E riguardo al concepimento nel grembo della Vergine Maria precisa ancora: «Era dunque opportuno che nascesse in maniera nuova colui che apportava agli uomini una nuova grazia di immacolata integrità». Il Natale è dunque «mistero sacro e divino della restaurazione umana» perché «mistero del ripristino dell’umanità». Per cui il cristiano è chiamato a rinascere spiritualmente vivendo secondo la dignità battesimale, ossia a custodire il fuoco dello Spirito Santo, nell’amore al Padre e al prossimo per essere santo in conformità al Figlio, dal momento che in virtù della sua Incarnazione è «reso consorte della natura divina».
Insomma, come conclude papa Leone Magno, si tratta di «prestare a Dio un servizio santo e sincero. Accogliete Cristo che nasce nella nostra carne, affinché meritiate di contemplarlo qual Dio della gloria nel regno della sua maestà».