“Ritratto di famiglie”Con una declinazione intenzionalmente al plurale di famiglia – in ossequio all’ideologia di genere, perché non esiste, secondo il ‘politicamente corretto’, soltanto la famiglia senza ulteriori aggettivi, ossia quella ‘naturale’ – sbarca la mostra fotografica ospitata nell’ambito della Milano Art Week, dallo scorso 14 al prossimo 24 aprile presso i locali della Biblioteca Oglio di Milano. La mostra è stata promossa dalla sezione milanese di Agedo (Associazione di genitori, parenti e amici di persone Lgbtqia+), una delle principali associazioni italiane della galassia arcobaleno e, oltre ad essere ospitata in un luogo comunale, mira a coinvolgere anche adolescenti e bambini.

Ritratto di famiglie

Nata su impulso di Agedo Milano e da un’idea della fotografa e filosofa Alle Bonicalzi, “Ritratto di famiglie” mette in mostra attraverso diversi scatti di “madri” e “padri”, che narrano il proprio percorso soprattutto dopo il coming out. La mostra, come detto, è stata aperta al pubblico già lo scorso martedì 14 aprile, mentre ieri la sua curatrice Alle Bonicalzi insieme ad alcuni protagonisti degli scatti hanno presenziato un talk pubblico sul tema oggetto delle fotografie. Intorno agli scatti – in particolare quelli sul legame tra genitori e figli di coppie omogenitoriali – si possono leggere quale parte integrante delle stesse fotografie i consueti slogan del “love is love” per far far leva sulla componente emotiva del visitatore. Si susseguono inoltre espressioni quali «Non sapevo niente dell’amore e ciò che ho imparato me l’hai insegnato tu», oppure «Ti chiedo scusa per non aver compreso». 

Il coinvolgimento dei minori

Al di là delle fotografie in esposizione, la stessa associazione Agedo non si è lasciata sfuggire quest’occasione per incentivare e promuovere l’Agenda Lgbt anche tra i più giovani mediante diverse iniziative ludico-didattiche. Infatti per venerdì 17 aprile dalle 16,30 alle 19 ha calendarizzato il laboratorio “I giochi di Thalia” per giovani e adulti e per mercoledì 22 – dalle 17 alle 18:30 – un laboratorio-gioco-merenda “Cosa c’è nel sacco?”, dedicato ai bambini di età compresa tra i 5 e i 10 anni e per un massimo di 15 bambine e bambini. C’è inoltre da sottolineare come tale mostra non sia neanche una vera e propria novità, in quanto aveva già debuttato dal 22 novembre al 16 gennaio scorsi alla Biblioteca Sormani di Milano, dunque sempre in uno spazio espositivo comunale, pubblico e non privato. «L’esposizione è essa stessa un coming out: un’epifania di una nuova possibilità di essere famiglia», chiariva già a suo tempo Bonicalzi.

L’associazione che vuole la Carriera Alias nelle scuole

Un’iniziativa che è dunque un cocktail di propaganda ideologica pro Lgbt, insomma, e che tra l’altro è promossa – come abbiamo detto – da Agedo, ovvero una delle principali associazioni del panorama Lgbt italiano e in prima linea nel propinare la cosiddetta (e pericolosissima, oltre che illegale) Carriera Alias nelle scuole di ogni ordine e grado. Stiamo parlando, dunque, di una realtà che spinge per portare nelle aule il presunto “diritto” a un nome e a un’identità d’elezione rispetto al proprio sesso biologico e che – stando ai report della stessa associazione – sarebbero già oltre 460 le scuole e oltre una trentina le università a prevedere nel loro regolamento la Carriera Alias.

Anche la neolingua gender fluid

Agedo, inoltre, auspica da sempre di attuare una vera e propria “rivoluzione” linguistica, adottando una neolingua per cui, modificando le parole, si tenta di sovvertire e cambiare la realtà. È la stessa associazione, infatti, che spiega che «in tutti i materiali per la mostra si utilizzano alcuni caratteri particolari nell’uso di nomi e aggettivi che solitamente si declinano o al femminile o al maschile. In particolare si usa il cosiddetto scevà lungo /3/ per il plurale; la chiocciola /@/ lo scevà corto /ə/ al singolare e, talvolta, l’asterisco /*/, utile per accorpare casi misti. Nel parlato, invece, è possibile sospendere la vocale finale al singolare e utilizzare la /u/ al plurale. Non sono sviste, bensì esperimenti linguistici non esclusivi e non binari» si legge sul sito ufficiale della curatrice, Alle Bonicalzi. «Pur nella consapevolezza della fatica che questo possa comportare nella lettura – si legge – si confida ne valga la pena e si augura a tuttɜ un approccio flessibile e curioso», è l’ideologico invito che viene fatto. Insomma, la vera finalità della mostra “Ritratti di famiglia” sembra quasi quella di normalizzare qualcosa – come questo tipo di linguaggio – che in realtà non esiste, celando il tutto dietro sorrisi e abbracci tra genitori e figli.

Fonte: Pro Vita e Famiglia

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