I medici americani hanno aderito per fede alla narrazione mainstream sulla transizione di genere per i minori, e non sulla base delle evidenze scientifiche. È questa l’incredibile denuncia non di un giornale qualsiasi, ma addirittura del New York Times, tramite un editoriale a firma di Jesse Singal pubblicato lo scorso 24 febbraio. Un’accusa che desta particolare scalpore e sicuramente destinata a far molto discutere, non solo negli Usa, perché svela cumuli di menzogne ideologiche diffuse per suffragare la sedicente ‘scienza’ ufficiale in materia di percorsi di transizione di genere.
L’editoriale del NYT
Nel suo editoriale il giornalista americano Singal ha denunciato l’approccio sostanzialmente ideologico e antiscientifico dei medici americani rispetto ai percorsi di transizione di genere proposti a bambini e adolescenti nelle cliniche degli States. Costoro avrebbero dunque ceduto acriticamente alla narrazione propagandata dagli attivisti trans, secondo i quali somministrare ormoni del sesso opposto o sottoporre i minori a interventi chirurgici per il “cambio di sesso” sia assolutamente essenziale per impedire che si avveri la profezia del noto ritornello: «Meglio un ‘figlio’ vivo che una ‘figlia’ morta». Dunque, «non importava che il numero di bambini che si presentavano alle cliniche di genere fosse aumentato vertiginosamente e che avessero maggiori probabilità di soffrire di problemi di salute mentale complessi rispetto a quanti si erano rivolti alle cliniche anni prima». La denuncia, inoltre, svela come i medici – anziché seguire le evidenze empiriche e scientifiche – abbiano dato retta a organizzazioni ideologiche orientate come Human Rights Campaign, la quale afferma, senza prove, che «la sicurezza e l’efficacia delle cure di affermazione di genere per giovani e adulti transgender e non binari sono chiare». O, ancora, hanno seguito la propaganda della American Civil Liberties Union, che parla di questi trattamenti come «medicalmente necessari», «salvavita» e «basati sull’evidenza». Quanto veniva millantato dall’ideologia Lgbt è però stato puntualmente sconfessato proprio dalla realtà e dalla scienza, poiché «nelle ultime settimane è accaduto qualcosa di sconcertante: si sono aperte delle crepe nel presunto muro del consenso», come ha sottolineato sempre Singal nel suo editoriale.
Ora i medici invocano prudenza
Medici, chirurghi plastici, pediatri e psicologi invocano ora prudenza e chiedono un cambio di rotta. A supporto di questa sua tesi Singal riporta il recente parere sul tema offerto dall’American Society of Plastic Surgeons (Asps): «Sconsigliamo di sottoporsi a qualsiasi intervento chirurgico legato al genere prima dei 19 anni e notiamo che attualmente non esistono metodi convalidati per determinare se la disforia di genere giovanile si risolverà senza trattamento medico». A tale contributo scientifico fa eco anche il parere formulato dall’American Medical Association (Ama), la quale ha altresì dichiarato che «in assenza di prove chiare, l’AMA concorda con l’ASPS sul fatto che gli interventi chirurgici sui minori dovrebbero essere generalmente rinviati all’età adulta». Eppure, giova ricordarlo, quest’ultima associazione è stata in passato sostenitrice del “cambio di sesso” per i minori e l’importante inversione di rotta svela come la categoria medica abbia preso consapevolezza degli enormi dubbi e degli altrettanti enormi rischi che la transizione di genere per bambini comporta.
Qualcosa si muove anche in ambito giudiziario
Ma non solo: senza dubbio qualcosa è stato smosso anche a seguito dei primi cambi di rotta a livello giudiziario, con il recente caso del risarcimento deciso dalla Corte suprema della contea di Westchester, nello stato di New York, di due milioni di dollari a Fox Varian, che è stata appunto la prima detransitioner a vincere una causa giudiziaria. Ma non solo. Riprendendo le tesi della nota Cass Review, il giornalista americano ha inoltre ricordato come numerose organizzazioni mediche si siano ingenuamente affidate più o meno colpevolmente alle linee guida di altre associazioni, creando «un apparente consenso su aree chiave della pratica clinica per le quali le prove scientifiche rimangono carenti».
Le posizioni ideologiche delle associazioni mediche
Allo stesso modo Singal ha denunciato come assolutamente ideologiche siano state, in passato, le prese di posizione dell’American Academy of Pediatrics (Aap) – la quale già nel 2018 sponsorizzava i percorsi di transizione di genere per minori senza sufficienti evidenze cliniche, se non quelle di dubbia attendibilità degli attivisti Lgbt – e della stessa American Psychological Association (Apa). Quest’ultima, infatti, nel 2024 affermava che esiste un «corpus completo di ricerche psicologiche e mediche a supporto dell’impatto positivo dei trattamenti di affermazione di genere per gli individui durante tutto l’arco della vita» per poi contraddirsi nel 2025 affermando che «gli psicologi non fanno affermazioni generali sull’efficacia dei trattamenti». Alla luce di queste considerazioni, il giornalista americano ha pertanto concluso che «non ci si può fidare automaticamente di ciò che queste organizzazioni dicono in un dato momento. A meno che non forniscano molte più informazioni sui loro processi decisionali». Insomma, grazie all’onestà intellettuale di Singal, si auspica che sulla scia del New York Times anche altre prestigiose testate giornalistiche abbiano il coraggio di guardare e raccontare la realtà al di là di ogni ideologia mainstream e pressione culturale.