libri gender

Ideologia di genereutero in affitto e poliamore. Sono solo alcuni tra i temi sviluppati dai libri in mostra a una Fiera del Libro per bambini che si è tenuta questa settimana nella sede centrale, a New York, delle Nazioni Unite. L’evento – dal titolo “Voltare pagina sul cambiamento” – si conclude oggi, 13 marzo, e ha presentato oltre 170 libri allo scopo di «promuovere consapevolezza, empatia e azioni significative» verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Oss) dell’Agenda 2030. Ma la reale finalità sembra essere propriamente un’altra: indottrinare bambini e adolescenti alla fluidità di genere e alle tematiche care al mondo Lgbt con l’aggravante di quello che sembra a tutti gli effetti un diretto coinvolgimento del governo italiano. Vediamo perché.

Libri in mostra, l’ombra del Governo italiano?

Organizzata dalla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna e da United Nations Publications, la mostra presenta anche – sorprendentemente – il bollino, quindi il supporto, del Ministero degli Affari Esteri italiano e della Cooperazione Internazionale e dell’Italian Trade Agency, ovvero l’agenzia governativa per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Il punto è che tale supporto non è, come accennato, per un evento di normale promozione di innocui libri per l’infanzia, ma per una mostra che espone presso la sede ONU libri destinati a bambini e adolescenti dai titoli alquanto espliciti. Tra questi figura, per fare un primo esempio, “I ragazzi possono essere femministi?”, di Lorenzo Gasparri: un testo pensato per essere utilizzato come strumento per costruire «idee sensate», cioè prone all’ideologia Lgbt, e «buttare via quelle che ti fanno male». Nello stesso si afferma infatti, senza mezzi termini, che il genere ha «più a che fare con fattori culturali che genetici»; si riferisce «a tutto ciò che è correlato, a livello pratico e simbolico, al nostro essere maschio, femmina, transgender, non binario», secondo «un numero infinito di possibili combinazioni». L’autore parla inoltre del poliamore come una tra le tante opzioni di orientamento sessuale che si potrebbe liberamente esprimere e praticare. Nel volume, inoltre, si rievoca il solito mantra secondo cui sarebbe l’educazione, ossia la cultura e non la natura, a differenziare i maschi dalle femmine e si suggerisce ai maschi di comportarsi alla stregua delle amiche “femministe”, sostenendo il gentil sesso nell’infrangere senza remore il tabù della verginità e nello scegliere l’aborto.

Ma non finisce qui. Perché «e se fossi da sola e volessi davvero un bambino?» è invece la domanda di fondo di un altro libro in mostra, altrettanto ideologico, dal titolo “The Family Tree” di Sean Dixon. In questo volume vengono sdoganate fecondazione in vitro e maternità surrogata come buone prassi per sovvertire la famiglia. E ancora, nel libro “Someone just like me” le illustrazioni ritraggono ragazzini truccati che indossano tutù, mentre ulteriori titoli proposti – la lista sarebbe, ahinoi, troppo lunga – diffondono immagini di nudi, organi genitali e contenuti sessualmente espliciti con figure sia di bambini che di adulti.

La Fiera dei libri per l’infanzia di Bologna

Gli stessi titoli esposti a New York saranno nuovamente in mostra – probabilmente insieme ad altri titoli dello stesso tenore – all’interno della più grande “Bologna Children’s Book Fair” (BCBF), che è per l’appunto la Fiera dei libri per l’infanzia di Bologna che ha organizzato questo evento al Palazzo di Vetro. Un evento annuale e ormai consolidato nel panorama editoriale, che quest’anno si terrà dal 13 al 16 aprile nel capoluogo dell’Emilia-Romagna. Insomma, come dimostra il caso di New York – che è, appunto, un’anteprima di quanto avverrà ad aprile nel nostro Paese – trincerandosi ancora una volta dietro il consueto – e sacrosanto – ritornello dell’inclusione e della “non discriminazione” e sotto l’ombrello degli obiettivi dell’Agenda 2030, vengono veicolati e pubblicizzati contenuti ideologici per indottrinare i più piccoli all’ideologia gender, alla sessualità fluida e indiscriminata e persino all’aborto. E, come se tutto ciò non bastasse, non può non lasciare perplessi pensare che la mostra “Voltare pagina sul cambiamento” si sia tenuta nella sede centrale dell’ONU proprio in concomitanza – di luogo e giorni – con la 70ª Sessione della Commissione ONU sullo Stato delle Donne, nota con l’acronimo CSW70. Iniziata lunedì scorso, si concluderà il prossimo 19 marzo e – come Pro Vita & Famiglia sta quotidianamente denunciando, anche con una petizione popolare rivolta al ministro Tajani – rischia di essere un evento con pesanti conseguenze proprio su temi come l’aborto e l’ideologia gender, il tutto a discapito delle donne. (CLICCA QUI PER APPROFONDIRE)

La propaganda dell’ideologico “modello Norvegia”

Tornando alla Fiera di Bologna del prossimo aprile, c’è di più. Gli stessi organizzatori della BCBF 2026, che sono giunti a esporre anche Oltreoceano, hanno infatti già annunciato che nel corso della fiera bolognese dell’editoria per bambini la Norvegia sarà il “Paese ospite d’onore” di quest’anno e sarà dunque – lo è già sul sito ufficiale dell’evento – presentato quale modello ed esempio di “buona” politica culturale per quanto concerne la letteratura per ragazzi. Eppure, sul manifesto della Norwegian Literature Abroad (Norla) campeggia il motto: “What if”, ossia “E se”. «E se il sopra fosse il sotto? E se l’esterno fosse l’interno? E se io fossi te?», si legge nella presentazione del Paese sul portale della BCBF 2026 . Non si tratta di domande retoriche o dalle implicazioni prettamente ludiche, bensì del «cuore stesso della letteratura e dell’illustrazione norvegese per bambini e ragazzi». Lo slogan scelto dal Paese ospite d’onore in fiera a Bologna vuole infatti essere un «invito a capovolgere la realtà, a porre domande e ad aprire porte verso nuovi mondi. I libri superano i confini, affrontano i tabù e giocano con la forma e con il contenuto. Colmi di malizia, umorismo, serietà e sorpresa, questi libri osano essere diretti e senza paura». Un modus operandi che noi definiremmo pro Agenda Lgbtqia+, ma che i responsabili – ovviamente cercando di edulcorare la cosa – presentano come un approccio che «riflette i valori profondamente radicati nella società norvegese: democrazia, libertà di espressione, uguaglianza e fiducia». 

Insomma, quanto la fiera bolognese dell’editoria di libri per bambini sta propinando attualmente a New York, e propaganderà a Bologna a metà aprile, svela un intento meramente ideologico, come dichiarato tra l’altro esplicitamente dagli stessi promotori: sovvertire la realtà.

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