Condividere la propria esperienza clinica in materia di detransizione. È quanto il sistema sanitario inglese (Nhs) richiede ora a professionisti sanitari e associazioni di categoria in una consultazione pubblica sul tema, aperta lo scorso 30 ottobre e che durerà fino al 28 dicembre 2025, allo scopo di raccogliere contributi scientifici su pratiche attuali, organizzazione, erogazione dei servizi ed eventuali lacune da colmare. Tale consultazione non si limita a raccogliere le esperienze cliniche del personale sanitario che lavora nel Regno Unito, bensì consente a tutti i professionisti e le organizzazioni che abbiano preso in carico dei detransitioners di inviare liberamente il proprio feedback.

L’appello

Tale richiesta del National Health Service sulla detransizione apre una nuova fase nell’attuazione della Cass Review. Infatti tra le 32 puntuali raccomandazioni del celebre studio indipendente sui servizi di identità di genere per bambini e giovani – realizzato dalla pediatra Hilary Cass – c’è anche quella secondo cui «il servizio sanitario nazionale dovrebbe garantire che siano previste disposizioni per le persone che stanno prendendo in considerazione la detransizione, riconoscendo che potrebbero non desiderare di rientrare in contatto con i servizi di cui erano precedentemente fruitori». Sul piano operativo la Cass Review raccomandava infatti già nell’agosto 2024 di esplorare la questione della detransizione, esaminando le cause e la frequenza con cui si verifica, identificando quali tipi di supporto e interventi clinici si fossero resi necessari e considerando chi avrebbe dovuto fornire tale assistenza, nella consapevolezza che alcuni pazienti potrebbero preferire di chiedere supporto al di fuori dei servizi sanitari dai quali erano stati originariamente presi in carico. In realtà già durante l’aprile scorso il servizio sanitario inglese aveva invitato i pazienti che avevano abbandonato la terapia di transizione a condividere le proprie esperienze, riconoscendo la limitatezza delle prove scientifiche sui suoi effetti, la mancanza di una guida professionale in materia nel Regno Unito e gli ostacoli pratici riscontrati per accedere a cure adeguate. 

Il rapporto del servizio sanitario inglese

Di qui comunque, al termine del periodo di consultazione e dopo aver esaminato la casistica clinica raccolta, il National Health Service elaborerà un rapporto di sintesi che riunirà le principali evidenze, approfondimenti e raccomandazioni riguardo al processo di detransizione. In questo modo sarà delineato un nuovo approccio standardizzato per l’organizzazione e l’erogazione da parte della sanità inglese dei servizi di cura per quei pazienti che desiderino riappropriarsi del proprio autentico Sé conforme alla propria identità biologica. La bozza di tale percorso sarà poi testata e perfezionata attraverso ulteriori discussioni con gli stakeholder. Inoltre è prevista una consultazione pubblica più ampia anche il prossimo anno, durante la quale si prevede che pazienti, medici e cittadini saranno invitati a esprimere il proprio parere, sebbene i dettagli di questo procedimento non siano ancora stati resi noti.

Le esigenze dei detransitioners

Chi decide di riappropriarsi del proprio corpo – in linea con il suo essere maschio o femmina sul piano biologico, e opta quindi per la detransizione – manifesta una serie di esigenze: la necessità di supporto per la salute mentale, la gestione medica rispetto a sospensione e inversione delle terapie ormonali, la possibilità di sottoporsi a interventi chirurgici e di fare valutazioni anche rispetto alla propria fertilità, un coordinamento tra le diverse terapie e l’assistenza legale. Sebbene gli studi attuali sulla detransizione presentino notevoli carenze, i risultati comprovati sono comunque in linea con quelli della Cass Review, in specie nel mostrare che alcuni pazienti non desiderano ritornare dai medici e nelle cliniche dove hanno ricevuto inizialmente assistenza. La richiesta di ulteriore documentazione da parte del servizio sanitario inglese evidenzia una diffusa incertezza in questo campo: non si ha infatti contezza né dei numeri del fenomeno né della frequenza della detransizione, anche a causa della complessità di categorizzare i detransitioners. Tuttavia, comprendere adeguatamente le esigenze di chi è in fase di detransizione sta diventando una necessità anche per i National Institutes of Health degli Stati Uniti, i quali sono stati incaricati di condurre studi e ricerche sulla detransizione e sul rimpianto per l’identità transgender, manifestando grande interesse per questa coorte emergente di pazienti.

E in Italia?

In questo ambito le esigenze di chiarezza e trasparenza non mancano neanche nel nostro Paese, anche a seguito di scandali e ombre proprio sul tema della transizione di genere dei minori. Basti ricordare quanto accaduto all’Ospedale Careggi di Firenze, finito nel ciclone di una pesante inchiesta poiché numerosi minori che presumevano di essere nati nel corpo sbagliato sono stati trattati con terapie ormonali – il famoso, ahinoi, “approccio affermativo – senza che sia prima stata loro effettuata alcuna valutazione psicologica e neuropsichiatrica. Oppure basti ricordare gli acclarati danni – fisici e psicologici – del percorso di transizione di genere, anche irreversibili, come testimoniato dalla detransitioner Luka Hein, che ha raccontato nel suo tour in Italia organizzato da Pro Vita & Famiglia, a ottobre 2024, tutti gli inganni dell’ideologia di genere sperimentati drammaticamente sulla propria pelle

Fonte: Pro Vita e Famiglia

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