La vincitrice del World’s Strongest Woman è stata squalificata perché è biologicamente un uomo e non lo ha dichiarato. Insomma alla competizione di Arlington, in Texas, nel corso della quale l’americano Jammie Booker ha battuto la britannica Andrea Thompson aggiudicandosi la vittoria, l’atleta non avrebbe dovuto né potuto partecipare perché nato maschio. A seguito delle polemiche sul suo sesso biologico, ovvero se fosse conforme o meno a quanto dichiarato dall’atleta agli organizzatori dell’evento sportivo, al vincitore è stato poi revocato tale riconoscimento, secondo quanto racconta il quotidiano britannico The Telegraph.

Una vittoria ingiusta e immeritata

Nel corso della cerimonia di premiazione Thompson è scesa dal podio in segno di protesta, mentre Booker festeggiava e veniva proclamato «la vera donna più forte del mondo» dal suo allenatore e dagli ex campioni. Tuttavia, in un video pubblicato su YouTube già nel 2017, Booker affermava chiaramente: «Tutti muoiono dalla voglia di raccontare la propria storia e ovviamente io non faccio eccezione. Sono una donna transgender di 21 anni con una storia di abusi, che lotta per rimanere fedele a se stessa mentre è sotto il controllo dei suoi genitori credenti». Eppure i dirigenti sportivi di World’s Strongest Woman non erano al corrente prima della competizione che Booker fosse in realtà un maschio, per cui hanno subito avviato le dovute indagini del caso: «Se ne fossimo stati a conoscenza o se questo fosse stato dichiarato in qualsiasi momento prima o durante la competizione, a quest’atleta non sarebbe stato permesso di competere nella categoria femminile. Siamo chiari: le atlete possono competere solo nella categoria per il sesso biologico registrato alla nascita», hanno infatti dichiarato. Gli stessi hanno aggiunto di aver poi provveduto a «squalificare l’atleta in questione dai Campionati mondiali ufficiali 2025. Pertanto tutti i punti e i piazzamenti degli atleti saranno conseguentemente modificati per garantire che i posti legittimi vengano assegnati a ciascuna delle atlete. I Campionati del World’s Strongest Woman sono un evento che rappresenta uno dei vertici del mondo della forza. A nome di quante vi hanno preso parte in modo leale e legittimo siamo delusi dal fatto che sia stata distolta l’attenzione dai loro sforzi, che meritano invece di essere celebrati, a prescindere dalle prestazioni o dal risultato finale. Siamo al loro fianco e siamo con loro per la correttezza».

Le dichiarazioni della ‘vera vincitrice’ 

All’indomani delle opportune verifiche da parte dei vertici sportivi, la ‘seconda classificata’ Thompson ha dunque affermato: «Sono grata al team per avermi contattata, per aver indagato e risolto la situazione così rapidamente. Per me è un privilegio onorare il titolo, cosa che non vediamo in nessun altro sport in cui si sia verificata una situazione analoga. Questo significa che noi, come comunità, prendiamo posizione, proteggendo lo sport femminile per cui abbiamo lottato così duramente. Sebbene non possa dire che non accadrà mai più, sono fiduciosa che troveremo una soluzione per impedirlo in futuro. Per ora, ragazze, continuate a farvi vedere. Fate rumore. Siate orgogliose. Mostrate alle vostre figlie quanto siete fantastiche».

Le reazioni sui social 

Il giorno seguente la vittoria di Booker, Rebecca Roberts, per tre volte campionessa in qualità di donna più forte del mondo, ha pubblicato una foto su Instagram con la scritta “Proteggi lo sport femminile”, puntualizzando altresì: «Non provo alcun odio verso le persone transgender. Tutti meritano dignità, rispetto e la libertà di vivere la propria verità. Ma non posso tacere su qualcosa che minaccia l’equità e il futuro degli sport di forza femminili. Le donne transgender, ovvero le persone nate maschi, non dovrebbero competere nella categoria femminile. Non si tratta di identità, né di politica. Si tratta delle innegabili differenze fisiche che esistono, che non scompaiono e che contano in questo sport ancor più che negli altri. Le categorie femminili sono state create per una ragione: se la perdiamo, perdiamo le fondamenta del nostro sport». E rispetto a quanto accaduto aggiunge: «Quello che è successo questo fine settimana non è stato trasparente. Nessuno di noi lo sapeva; nemmeno gli organizzatori lo sapevano, ma quando l’equità viene calpestata, la fiducia nello sport inizia a incrinarsi. Il mio messaggio è semplice: le persone transgender hanno diritto allo sport, ma le categorie femminili devono rimanere biologicamente riservate esclusivamente alle donne. Amo questo sport, gli ho dedicato la mia vita e non ignorerò qualcosa che potrebbe cambiarlo per sempre, silenziosamente. Congratulazioni ad Andrea Thompson, la vera donna più forte del mondo 2025».

Anche l’allenatore di Thompson, Laurence Shahlaei, l’ha proclamata vincitrice legittima e con un post le ha così reso omaggio: «Hai lavorato duro per questo e sono così orgoglioso di te. Hai dominato in modo assoluto lo stacco da terra, il tronco e il circus dumbbell e, anche se ci sono ancora un paio di punti deboli su cui lavorare, quel giorno sei stata tu comunque la donna più forte quel giorno. Questa vittoria non è stata priva di polemiche, ma voglio chiarire che, pur sostenendo e applaudendo le persone per essere ciò che vogliono essere, lo sport è sport e le categorie femminili esistono per un motivo». 

E ancora, ‘l’uomo più forte del mondo 2023’, Mitchell Hooper, si è congratulato con Thompson riconoscendola quale vera vincitrice della gara e ammettendo nel contempo di aver avuto qualche perplessità quando ha assistito all’evento, in quanto Booker «era probabilmente più alta di 7,5-10 cm e pesava probabilmente 36 kg in più della sua concorrente».

Allo stesso modo Iron Ape – uno degli sponsor di Booker che vende attrezzature sportive – ha prontamente annunciato di aver interrotto ogni legame commerciale con l’atleta, poiché ha «ottenuto un vantaggio ingiusto sulle avversarie nella categoria femminile».

Le scuse pubbliche di Booker

A seguito delle polemiche e delle reazioni sui social, Booker ha pubblicato un messaggio di scuse sui social rendendo omaggio alle sue sfidanti: «Siete tutte delle donne incredibilmente forti ed è stato un onore anche solo condividere il palco con voi, essere lì a fare il tifo per voi ed essere incoraggiata da voi. Non mi aspettavo davvero questo risultato; non lo dico per compiacermi o essere orgoglioso. Quando mi sono iscritta a questa competizione non mi aspettavo di vincere: era un sogno irrealizzabile», secondo quanto riportato dal Daily Mail. Insomma tale vicenda dimostra ancora una volta che l’ideologia di genere non paga e che, nello sport come nella vita, essere onesti e leali è la prima prerogativa di chiunque desideri essere un vero campione.

Fonte: Pro Vita e Famiglia

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