Supereroi e principi azzurri valorosi non devono più essere considerati modelli ideali per educare i bambini: sono solo stereotipi di genere da decostruire per insegnare ai maschietti a diventare uomini secondo il mainstream del “politicamente corretto”. È questo lo scopo del progetto Storie spaziali per maschi del Futuro – Scuola Edition pronto a entrare nelle classi delle scuole primarie italiane, coinvolgendo decine di migliaia di bambini e insegnanti, proprio con l’obiettivo di promuovere un cambiamento radicale in materia di “decostruzione” del senso stesso del maschile. Dunque, dietro l’ormai consueto pretesto di insegnare ai bambini a rifuggire la mascolinità tossica, siamo probabilmente di fronte all’ennesimo caso di indottrinamento a tematiche di genere, ma vediamo perché.

I dettagli del progetto

Promosso dalla Fondazione Libellula – «network di aziende in Italia e in Europa unite dalla volontà di prevenire e contrastare la violenza di genere e ogni forma di discriminazione» – il progetto Storie spaziali per maschi del futuro – Scuola Edition prende le mosse dal libro omonimo di Francesca Cavallo, che lei stessa si è più volta definita attivista queer, strenua promotrice dei diritti della comunità Lgbt e già autrice anche di un altro libro al femminile di grande successo, il cui titolo altrettanto eloquente è Storie della buonanotte per bambine ribelli«I bambini non nascono con gli stereotipi. Li imparano. Li assorbono dalle storie che ascoltano, dai ruoli che osservano, dalle aspettative che gli adulti – spesso senza accorgersene – mettono sulle loro spalle», si legge sul sito della Fondazione promotrice. «Con questo progetto chiediamo ai maschi di essere pionieri: non di aderire a un modello, ma di immaginarne uno nuovo, che non abbia paura della gentilezza, della vulnerabilità e dell’ascolto. Vogliamo offrire a genitori, famiglie, educatori ed educatrici di tutta Italia una visione diversa, per vivere il viaggio verso la parità di genere non come una lotta delle donne contro gli uomini, ma come un viaggio di liberazione reciproca»ha dichiarato recentemente Cavallo in un’intervista al Corriere della Sera. Bisogna «spezzare questa eredità culturale», aggiungono ancora i promotori.

Insomma, il messaggio del progetto sembra essere chiaro: maschi e femmine non si nasce ma vi si diventa, costruendo e decostruendosi a proprio piacimento sin da quando si è in tenera età attraverso il gioco, a prescindere dalla propria identità biologica. D’altra parte, Storie spaziali per maschi del Futuro – Scuola Edition nasce come «prima sperimentazione in 250 scuole primarie, con particolare attenzione alle aree più periferiche e vulnerabili. Raggiungerà 12.500 bambine e bambini, 5.000 docenti e oltre 50.000 familiari, generando un impatto culturale capillare». 

Nel materiale informativo del progetto – che comprende anche un kit completo per docenti, alunni e comunità educante con alcuni racconti tratti dal libro di Cavallo corredati di esercizi e giochi – i suoi promotori osservano di voler intervenire sulle prime rappresentazioni del maschile e del femminile di bambini e bambine, agendo concretamente su tale dimensione ideale proprio mentre i più piccoli, anche attraverso la relazione con gli adulti di riferimento e i loro pari, modulano e strutturano gradualmente la loro identità e personalità. Infine, le ricadute del progetto su bambini e insegnanti saranno monitorate, contribuendo ad “assicurarne” la replicabilità nelle scuole anche negli anni successivi.

L’ideologia alla base

In realtà il libro Storie spaziali per maschi del futuro di Cavallo – la cui pubblicazione risale al 2024 – non misconosce affatto la propria finalità ideologica. È infatti una raccolta di 12 fiabe illustrate dall’artista messicano Luis San Vicente che, «ridefiniscono i confini del maschile per grandi e piccini». Dunque si tratta di racconti che, palesemente e per stessa ammissione dell’autrice, «mettono in discussione l’ideale del supereroe e del principe azzurro». Secondo Cavallo, infatti, i bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni devono dunque imparare a mostrare dolcezza e tenerezza, senza temere di manifestare agli altri le proprie emozioni e fragilità. Quest’aspetto dell’educazione emotiva dei bambini potrebbe per certi versi anche essere condivisibile, se non fosse per lo sfondo chiaramente ideologico nel quale è inserito, dal momento che si dice esplicitamente che bisogna intervenire sul piano pedagogico nelle scuole «prima che i ruoli di genere si irrigidiscano e gli stereotipi diventino regole non scritte». La stessa autrice, poi, non è nuova a invettive pubbliche contro il patriarcato e nei confronti di una «visione fascista» della mascolinità.

Al contrario, come osservato acutamente da molteplici studiosi e psicologi, voler essere un principe o un supereroe non è affatto uno stereotipo culturale e non può e non deve essere una “colpa”. Anzi, ha rappresentato, e continua a farlo, l’immaginario di generazioni e generazioni di bambini e adolescenti senza per questo creare automaticamente “mostri” e uomini violenti. A ben vedere, infatti, la figura del principe coniuga in sé nobiltà d’animo, tenerezza e forza, magnanimità e virilità; come il supereroe è consapevole che da grandi poteri derivano grandi responsabilità, ovvero che i talenti ricevuti in dono devono essere messi al servizio del bene comune, non per rinsaldare la propria vanagloria e sete di dominio, tipica dei personaggi ‘cattivi’ di fiabe e racconti. Tra l’altro in tale orizzonte educativo, realistico e non ideologico, anche la parità dei sessi è tutelata e fatta salva perché, come ci sono principi e supereroi, così vi sono – con carismi chiaramente differenti – anche principesse e supereroine.

Fonte: Pro Vita e Famiglia

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