gender scuole

“Sentire, Esprimere, Mediare e Immaginare (S.E.M.I.)”. Questi quattro verbi, che designano alcune azioni sicuramente proficue per lo sviluppo cognitivo e la crescita umana dei più piccoli, sono assunti purtroppo quale titolo di un ennesimo progetto di indottrinamento gender per i bambini delle scuole dell’infanzia e primaria di Bologna e provincia.

Il progetto S.E.M.I.

Promosso con la consueta finalità dichiarata di «fornire strumenti per lo sviluppo del pensiero critico per favorire la decostruzione di pregiudizi e stereotipi di genere, culturali, etnico-religiosi» e così «stimolare il dibattito tra pari sui concetti di discriminazione, violazione del consenso, violenza in tutte le sue forme», tale progetto è stato ideato ed elaborato dall’associazione MondoDonna onlus, in collaborazione con la Casa delle donne per non subire violenza APS, Filò – Il filo del pensiero, LABù APS ETS e Funamboli APS. In questo modo gli esperti provenienti da tali realtà associative entrano nelle classi con operatori e psicologhe per condurre i laboratori insieme ai più piccoli. L’intero progetto, che prevede una durata biennale compresa tra luglio 2025 e giugno 2027 e un piano economico complessivo di 40mila euro, è stato finanziato nell’ambito del Programma Nazionale Città Metropolitane 2021–2027 e cofinanziato dall’Ue. I destinatari del S.E.M.I. sono nello specifico 250 bambini di 5 anni – e dunque 500 nel biennio frequentanti l’ultimo anno della scuola dell’infanzia per un totale di 10 sezioni l’anno – e centinaia di alunni della scuola primaria.

Le attività del progetto

Per i bambini dell’asilo il progetto prevede in particolare lo svolgimento di diversi laboratori Di pari passo nei quali – attraverso giochi e lavori grafico-pittorici – si vuole consentire a «bambinə di esprimersi con la massima libertà, in un ambiente in cui il giudizio è sospeso e in cui ogni espressione di sé è accolta, riconosciuta e restituita». Tra i temi dei laboratori per i più piccoli vi sono «emozioni, identità e ‘unicità’, diversità e ‘identità di genere’; parità, stereotipi e pregiudizi; corpo e consenso (“Il corpo è mio”, “Nessun corpo è sbagliato”)». Insomma per i promotori del S.E.M.I. non è mai troppo presto per indottrinare alle istanze trans-femministe e alla fluidità di genere. Di qui la proposta per i quattro incontri di due ore ciascuno da svolgere con i bambini della scuola primaria delle classi IV e V è Storie d’altro genere – che prevede la lettura di testi come “I maschi non mi piacciono perché…” e “Le femmine non mi piacciono perché…”  – per affrontare «in un dialogo aperto e privo di giudizio» temi quali «gli stereotipi maschile/femminileunicità e “diritto alla diversità”emozioni e ruoli di genere; identità ed espressione di genere» e persino «l’orientamento sessuale» nel laboratorio finale. Allo stesso modo, attraverso la lettura di Julian è una sirena, ci si prefigge «l’obiettivo di riflettere sulla possibilità di ciascunə di rappresentarsi come ci si percepisce e come si sceglie di mostrarsi». E ancora, attraverso un altro laboratorio, ci si scambia ogni volta il foglio con quello di un compagno riferendosi a personaggi inventati, professioni e passioni, allo scopo di «invitare le bambine e i bambini a sperimentare abbinamenti liberi dai pregiudizi»

Per i bambini di età compresa tra 8 e 11 anni sono previsti invece, sempre sulle stesse tematiche, Pensieri a testa in giù, un «percorso laboratoriale per l’educazione affettiva ed emozionale e la promozione della parità di genere» che si compone di 5 incontri di due ore ciascuno. Anche i tre laboratori Riflettersi – Emozioni in movimento per i bambini dalla prima alla terza elementare vertono sempre su contenuti quali «emozioni, rispetto, diversità; corpo e movimento come strumento educativo e introduzione a consenso e stereotipi».

A illustrare a bambini delle classi IV e V della scuola primaria «la differenza tra sesso e genere; gli stereotipi maschile/femminile; la consapevolezza per “scegliere se aderire o meno” agli stereotipi; consenso: che cos’è e come praticarlo» sono invece le psicologhe della Casa delle donne nell’ambito di due incontri sul tema CONsenso – Giovani generazioni per la parità di genere. Un’ulteriore attività similare presenta un titolo ancora più esplicito, ovvero Consenso e contatto, e prevede di insegnare attraverso cinque incontri laboratoriali a bambini delle ultime due classi delle scuole elementari «il consenso, che cos’è e come praticarlo in primis attraverso la consapevolezza ed il rispetto dei propri e degli altrui confini corporei». E ancora, per gli alunni della scuola primaria delle classi prima, seconda e terza è in programma Con-tatto Percorsi di dialogo filosofico, un laboratorio su identità personale, emozioni, corpo e consenso (“Dove finisco io e dove inizi tu?”), sempre allo scopo di «promuovere la cultura del rispetto e della parità», secondo quanto affermano gli organizzatori. 

Il ruolo di insegnanti e genitori

Dal punto di vista della pubblicizzazione del progetto, è anche prevista la diffusione di flyer digitali e di post sui principali social delle varie attività. Tutte le iniziative del progetto S.E.M.I. coinvolgono chiaramente anche gli insegnanti curricolari che sono invitati a non utilizzare device e a partecipare in special modo agli incontri iniziali di co-progettazione, nel corso dei quali ricevono toolkit, materiali e bibliografie per poter continuare tale lavoro in classe con i loro rispettivi alunni. Per quanto riguarda i genitori, vengono coinvolti soltanto una volta avviato il percorso e soprattutto negli incontri conclusivi di restituzione. Ciò che desta maggiore preoccupazione è che nella documentazione non viene esplicitata alcuna richiesta di un chiaro consenso scritto preventivo da parte delle famiglie. Si tratta probabilmente di un’omissione non casuale, al fine di evitare di illustrarne preventivamente i contenuti proposti ai genitori, come invece l’istituzione scolastica sarebbe tenuta a fare, dal momento che i genitori hanno la priorità educativa dei loro figli. Insomma in ogni attività e laboratorio del S.E.M.I. l’intento ideologico è piuttosto palese, come si evince dal testo stesso del progetto che utilizza costantemente schwa e asterischi, nella pretesa di riuscire a cambiare la realtà delle cose e le differenze biologiche tra i due sessi attraverso una neolingua insensata e illegibile che si illude di superare il binarismo di maschile e femminile costitutivo della stessa lingua italiana. Praticamente un motivo in più – e purtroppo ce ne sono già tantissimi – per accelerare l’arrivo e l’approvazione definitiva in Senato del Ddl Valditara sul consenso informato obbligatorio dei genitori, già approvato dalla Camera lo scorso 3 dicembre.

Fonte: Pro Vita e Famiglia

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