«Siamo preoccupati per l’uso della piattaforma SIDI per la compilazione del Pei (Piano Educativo Individualizzato) e vorremmo esprimere alcune nostre motivate perplessità. In particolare, ci preoccupa il ruolo della famiglia nella redazione del Pei». Comincia con queste parole la lettera congiunta inviata al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara da parte di diverse associazioni di genitori di figli con disabilità, e non solo, del territorio di Pesaro-Urbino afferenti al Coordinamento Puzzle, ovvero un polo unitario di associazioni a difesa delle persone con disabilità che ha come scopo quello di vigilare sull’applicazione corretta delle norme da parte delle varie istituzioni scolastiche, lavorative, sanitarie, sociali in materia di disabilità e nello sviluppo inclusivo di ogni persona.
Genitori marginalizzati?
«La piattaforma SIDI, così come è strutturata, non facilita la partecipazione attiva della famiglia e marginalizza il suo ruolo, limitando la partecipazione alla sola Area 1 e all’approvazione del documento», affermano i genitori nella missiva, lamentando lo scarso coinvolgimento nella stesura del Pei. Al contrario costoro dovrebbero essere «membri co-partecipanti e concordi alla redazione di un documento così importante, pur nel rispetto delle Aree di competenza come previste dal modello». D’altra parte – continuano i genitori nella lettera – «la famiglia è la principale fonte di tutte le informazioni a vantaggio dell’alunno con disabilità, e la sua partecipazione è essenziale per garantire un’inclusione efficace», pianificando in maniera coordinata con tutti i docenti del Consiglio di Classe le strategie didattico-educative più opportune da attuare. Invece, circoscrivendo il contributo dei genitori, il documento su piattaforma SIDI «marginalizza la famiglia tradendo la sostanza e i fondamenti della normativa sull’inclusione e la preziosa redazione congiunta che ispirò il legislatore sin dal 1994». Rispetto alla nuova modalità di stesura del Pei, il Coordinamento Puzzle chiede dunque al ministro «una rinnovata attenzione alla partecipazione attiva della famiglia non solo in fase approvativa del documento, ma anche in fase preparatoria» per individuare in sinergia con la scuola le modalità più adeguate da intraprendere per raggiungere gli obiettivi didattico-educativi puntualmente delineati per lo studente con disabilità. E ancora, al fine di garantire un confronto proficuo tra tutti i membri del Glo (personale sanitario, genitori e docenti), richiede che gli «incontri del Glo non siano aboliti e che, nel contempo, siano mantenuti ed incrementati durante tutte le fasi della costruzione del Pei».
L’appello delle associazioni
«La normativa in materia è abbastanza chiara, per quanto sia stata di fatto manipolata col Decreto interministeriale 182 sul quale c’è stato il ricorso al Tar, reso poi nullo dalla relativa sentenza del Consiglio di Stato», racconta a Pro Vita & Famiglia Elena Francesca Fera, membro del direttivo del Coordinamento Puzzle e Presidente dell’Associazione Culturale Cattolica Zammerù Maskil. «Quest’ultima sentenza – spiega – ha di fatto ripristinato l’operatività del decreto, lasciando così alle famiglie l’onere di ricorrere, qualora si verifichino delle violazioni vere e proprie». Purtroppo frequentemente il ruolo dei genitori si riduce a una firma in calce al Pei, senza che vi sia «alcuna redazione congiunta del documento». Sul piano operativo si tratta perciò di incentivare «la dimensione relazionale tra insegnanti e famiglia nella costruzione del documento. Insomma, le linee portanti non devono redigerle l’insegnante di sostegno, ma bisogna che le facciano insieme famiglia, specialisti, docenti di sostegno e insegnanti curriculari. Sarebbe opportuno pertanto fare un primo incontro “pre-Pei” tra costoro, per poi fare un secondo incontro nel quale discutere quanto approntato, eventualmente sistemarlo e insieme approvare il documento. Solo a questo punto il documento dovrebbe essere caricato sulla piattaforma», precisa ancora la presidente di Zammerù Maskil. Di qui la necessità di far sentire la propria voce al Ministero per chiedere sostanzialmente un «coinvolgimento della famiglia in fase preparatoria del documento; l’uso della piattaforma SIDI – che ha il pregio di facilitare la protezione dei dati – solo in fase di post documento; una formazione permanente per tutto il Glo, specie per insegnanti e famiglie, per maturare insieme l’importanza e il know-how dell’inclusione; e infine una sensibilizzazione uniforme in tutti gli Istituti sul territorio nazionale da parte del MIM», conclude Fera.
«Non siamo in disaccordo con la piattaforma SIDI – sottolinea poi Francesca Busca dell’AGFI, Associazione Genitori e Figli per l’Inclusione di Fano, anch’essa raggiunta dai microfoni di Pro Vita & Famiglia -, ma è fondamentale per il progetto educativo del bambino o adolescente con disabilità tutto il percorso precedente di confronto coi genitori. Allora la famiglia diventa una grande risorsa per la scuola, anche perché degli interventi che vengono fatti magari a casa per raggiungere determinati obiettivi potrebbero essere replicabili a scuola, e viceversa». È necessaria pertanto una condivisione e revisione costante, legata al percorso di crescita dell’alunno. Una progettualità simile prevede pertanto una sofisticazione dell’intervento, la quale richiede a sua volta un confronto continuativo. È questo il senso e l’importanza di una reciprocità. Quindi è opportuno, prosegue sempre Busca, «che il Ministero comprenda la valenza che ha il confronto tra genitori e scuola, anche perché la famiglia sarà sempre il luogo in cui il bambino o il ragazzo ritorna. Conseguentemente se c’è stato un percorso oggettivamente partecipato, si ha veramente un risultato; altrimenti compilare il Pei su piattaforma, che è una modalità che sicuramente semplifica, diventa solo burocrazia».