Nel nostro Paese è possibile partorire in anonimato. Dal 2000 esiste infatti una norma in materia che lo consente, anche se tale strumento giuridico risulta purtroppo ancora poco noto, in special modo alle dirette interessate, ossia le madri con gravidanze indesiderate o difficili. Ora, nelle Marche – e più precisamente nel comune di Civitanova – sarà più semplice essere correttamente informate su tale strumento. 

Da pochi giorni, infatti, è stata diffusa – su iniziativa dell’amministrazione comunale – una brochure multilingue proprio affinché un maggior numero di donne, soprattutto straniere, possa venire a conoscenza di questa preziosa opportunità per tutelare – rispetto a una gravidanza difficile o indesiderata per i più svariati motivi – il diritto alla vita del bimbo che porta in grembo. Tale iniziativa è stata presentata, a fine marzo, all’hotel Ghibli di Civitanova nel corso di un convegno sulla relativa legge del parto in anonimato promosso dall’assessorato alla Famiglia e alle Pari Opportunità nell’ambito del progetto “Civitanova città con l’infanzia”, in sinergia con il Movimento per la Vita, il consultorio e l’azienda sanitaria locale. L’incontro è stato anche l’occasione per parlare degli aspetti giuridici della legge sul parto in anonimato e per raccontare – attraverso una performance artistica – la storia di una donna nata proprio grazie a questa pratica. L’assessore alla Famiglia e alle Pari Opportunità, Barbara Capponi, ha espresso così la sua soddisfazione per la riuscita dell’iniziativa: «Distribuiremo dai prossimi giorni (da pochi giorni è già disponibile sul sito del Comune, ndrle brochure multilingue, per far sì che queste informazioni arrivino a più donne possibili, abbattendo così stigmi e barriere culturali e linguistiche»Pro Vita & Famiglia l’ha in seguito raggiunta telefonicamente per approfondire le motivazioni e i dettagli sottesi all’iniziativa.

Assessore Capponi, perché questa iniziativa?

«Pur essendo previsto dalla legge, abbiamo verificato mediante diversi tavoli di confronto con il territorio che il parto in anonimato è uno strumento che in realtà si conosce molto poco. Esso consente alla mamma di restare anonima non soltanto al momento del parto, ma anche durante tutto l’iter della presa in carico. La madre può dunque decidere liberamente durante la gravidanza o al momento stesso dell’accesso in ospedale, ma ha anche la possibilità eventualmente di ripensarci e magari decidere poi di riconoscere il figlio. Tra le modalità con cui viene preservato l’anonimato c’è, per esempio, la registrazione della madre con alcuni codici e non con nome e cognome. Abbiamo voluto approfondire anche l’ambito nelle diverse culture e lingue perché sappiamo che in altri Paesi, compresi alcuni dell’Unione Europea, lasciare il bambino in ospedale costituisce reato. Di qui l’esigenza di elaborare un’informativa dettagliata che illustri in special modo a persone che abitano in Italia ma non conoscono la norma, che in realtà nel nostro Paese questo strumento giuridico esiste e, ovviamente a certe condizioni, non costituisce reato».

Da dove nasce dunque l’esigenza di una brochure multilingue in materia?

«Elaborare tale informativa ci è sembrato il modo migliore per arrivare a più donne possibili che si trovino davanti a una difficoltà nell’accogliere una gravidanza. Ed è nata dunque l’idea di realizzare una brochure piuttosto dettagliata disponibile per ora in italiano, inglese, francese, spagnolo, rumeno, cinese e arabo. Il parto in anonimato costituisce inoltre un’alternativa all’aborto, nella misura in cui è una norma che tutela la serenità della mamma e la vita del nascituro. Il limite più grande che abbiamo verificato è che oggettivamente si conosce poco. Tra l’altro è possibile richiederlo su tutto il territorio italiano, per cui chi desideri intraprendere questo tipo di percorso può andare a farsi seguire anche in un ospedale diverso da dove ha la residenza. Ecco perché stiamo cercando anche di organizzare una campagna informativa più capillare sul territorio e stiamo valutando come magari proporla anche alle scuole in vista del prossimo anno scolastico».

Secondo lei quali benefici si possono auspicare dalla diffusione di tale iniziativa?

«Sicuramente in primo luogo si tratta di tutelare la vita di un bambino. Qualora sua madre decida di partorire in anonimato, il neonato resta in ospedale e, dopo un determinato iter, può essere reso adottabile. Insomma, si tratta di dare a una donna che comunque voglia portare avanti la gravidanza ma non può tenere il bambino – per numerosi motivi che non sta a noi giudicare – la possibilità di essere assistita da tutti i punti di vista, di poter partorire in sicurezza in ospedale, compresa la gestione di eventuali emergenze, nella consapevolezza che quel bambino comunque verrà custodito e amato. In tale prospettiva, l’équipe sociosanitaria durante il convegno ha sottolineato proprio l’esigenza prioritaria di far comprendere che, per quanto sia un atto terribilmente faticoso, lasciare un bambino attraverso questo gesto è un atto d’amore che gli offre la possibilità di vivere e di essere amato, di avere una vita piena e bella».

Fonte: Pro Vita e Famiglia

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