n Portogallo da ora è vietato somministrare ormoni e bloccanti della pubertà ed effettuare interventi chirurgici di transizione di genere ai minori di 18 anni. È la novità che arriva dal Parlamento lusitano, che ha infatti recentemente abrogato una legge del 2018 che introduceva il fantomatico «diritto all’autodeterminazione dell’identità di genere e dell’espressione di genere, nonché la tutela delle caratteristiche sessuali di ogni persona», consentendo di fatto i percorsi di “cambio di sesso” e la medicalizzazione a vita di bambini e adolescenti. Lo stesso organo legislativo ha ora definito tali trattamenti come «una violenza contro i minori»

Il dietrofront

La decisione di abrogare la normativa del 2018 e di approvare tre nuove proposte di legge è stata presa in special modo dal partito Chega (che significa “Basta”), di matrice conservatrice, ma anche dai popolari e dai socialdemocratici. Hanno votato invece contro tali proposte di legge comunisti, socialisti, verdi, liberali e singoli deputati dei partiti “Blocco di Sinistra”, “Persone-Animali-Natura” (PAN) e “Uniti per il Popolo” (JPP). Queste nuove proposte di legge passeranno ora al vaglio della Commissione per gli affari costituzionali, i diritti, le libertà e le garanzie. Intanto, abrogando le disposizioni finora vigenti dal 2018, torna in vigore la normativa del 2011, per cui viene anzitutto ripristinato l’obbligo di certificazione medica per i cambi di nome e genere nei registri di stato civile. Al contrario, fino ad oggi le procedure di “transizione sociale” erano consentite per gli adulti senza necessità di certificato medico, mentre per gli adolescenti di età compresa tra i 16 e i 18 anni a condizione che avessero l’autorizzazione dei genitori e una relazione di un professionista sanitario, medico o psicologo, che ne certificasse la «capacità decisionale e volontà informata»

No teorie gender e tutela della libertà educativa

Come detto, i primi a presentare all’Assemblea della Repubblica una proposta di legge in materia di transizione di genere dei minori sono stati i deputati conservatori del Partito Chega. Il loro disegno di legge non solo abroga la legislazione attualmente in vigore sulla transizione di genere, ma introduce anche nuovi articoli per la «tutela dei bambini e dei giovani», tra i quali il divieto di indottrinamento gender nelle scuole di ogni ordine e grado fino ai 18 anni, stabilendo che «l’educazione in questo ambito è riservata esclusivamente ai genitori o ai tutori legali».

Divieto ai bloccanti della pubertà

La seconda proposta – che rientra nella più ampia abrogazione della legge finora vigente – è stata invece quella presentata dai popolari e dai democratici socialisti. Si tratta, anche in questo caso, di una norma che «tutela l’integrità dei minori», vietando bloccanti della pubertà, terapie ormonali e interventi chirurgici per il trattamento della disforia di genere nei minori. «L’attuale sistema che consente le terapie ormonali per bloccare la pubertà è uno dei principali atti di violenza contro i minori praticati in Portogallo», ha dichiarato con parole di ferma condanna un rappresentante del CDS-PP durante il dibattito in aula.

La proposta, moderata, dei socialdemocratici

L’unica nota stonata è la parte, più moderata e meno rigida – quindi più lasciva – portata avanti dai socialdemocratici, che introduce l’obbligo di un certificato medico per consentire il cambio di genere, a partire dal nome nei registri civili, anche per i minori di età inferiore ai 16 anni. Per la “transizione sociale” sarà dunque necessaria una «certificazione medica specialistica e il consenso informato ed esplicito dei titolari della responsabilità genitoriale o dei tutori legali». Inoltre, la relazione con la diagnosi di presunta disforia di genere dovrà essere redatta da un’équipe medica multidisciplinare specializzata in una struttura sanitaria pubblica o privata e dovrà essere sottoscritta da almeno due specialisti, un medico e uno psicologo. Relativamente a queste nuove norme – tutte orientate nella direzione di vietare la transizione di genere di bambini e adolescenti, allo scopo di impedirne la medicalizzazione a vita con le sue tragiche conseguenze sulla loro salute psicofisica – non sono mancate, chiaramente, le critiche dei deputati legati alle lobby Lgbt i quali, nel contestare tali proposte, le hanno definite una «regressione».

E in Italia?

Come attestato a livello internazionale, in special modo dai dati scientifici evidenziati dalla Cass Review nel Regno Unito, sono veramente drammatiche e irreversibili le ricadute sulla salute e il benessere psicofisico di quanti scelgono l’approccio affermativo per la transizione di genere, assumendo i bloccanti della pubertà, gli ormoni del sesso opposto, fino a sottoporsi a interventi chirurgici particolarmente invasivi. In Italia lo sappiamo bene grazie alla preziosa testimonianza della detransitioner Luka Hein che, nell’ottobre 2024, fu portata in tutto il Paese da Pro Vita & Famiglia; ma lo sappiamo anche dopo l’inchiesta che ha coinvolto l’Ospedale Careggi di Firenze, dove furono appurate – da ispezioni ministeriali – gravi lacune nei protocolli e nelle linee guida sul necessario e obbligatorio trattamento psicologico e psichiatrico dei pazienti prima di somministrare loro farmaci come la Triptorelina.

Fonte: Pro Vita e Famiglia

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