“Primavera Hobbit”. Tolkien e l’esperienza cristiana

‘Il Signore degli Anelli’, una straordinaria parabola sull’uomo del nostro secolo

“Io in tutto, tranne che nell’altezza, sono un hobbit”. Si presenta così in una sua lettera J. R. R. Tolkien, quasi identificandosi con una delle bizzarre creature frutto del suo genio creativo, un unicum nel panorama della lettura fantasy e dell’epica.

“Secondo le statistiche inglesi, ‘Il Signore degli Anelli’ è il secondo libro più letto al mondo dopo la Bibbia”. Con il rilievo di questo dato il professor Andrea Monda, docente di religione a scuola e in televisione con la sua trasmissione “Buongiorno Professore” in onda su TV2000, ha inaugurato in una chiesa di S. Francesco alle Stimmate gremita di giovani la “Primavera Hobbit”, una serie di incontri dedicati all’approfondimento di personaggi e temi cari allo scrittore inglese promossa da don Fabio Rosini e dalla Pastorale Vocazionale della Diocesi di Roma.

Se è vero che ogni opera rispecchia la vita del suo autore, allora è necessario ripercorrere innanzitutto la biografia di John Ronald Reuel Tolkien. “Potremmo definirlo semplicemente con queste quattro parole: inglese, filologo, cattolico e papà”, ha affermato Andrea Monda.

“Per quanto non si trovino riferimenti espliciti a Dio e al cristianesimo, non possiamo trascurare il fatto che Tolkien andava a Messa tutti i giorni e collaborò, in virtù delle sue competenze filologiche per le quali fu anche professore a Oxford, alla traduzione della Bibbia di Gerusalemme. La sua fede salda gli fu trasmessa dalla madre che visse sulla propria pelle le conseguenze della conversione dall’anglicanesimo al cattolicesimo: fu costretta infatti a vivere in povertà e solitudine gli ultimi anni della sua vita”. Ecco perché quando un suo amico, padre Murray, gli fece notare in una lettera di rintracciare nella lettura della sua opera “una positiva compatibilità con la dottrina della Grazia”, Tolkien non esitò a replicargli di aver scritto “fondamentalmente un’opera religiosa e cattolica”. Eppure lo stesso scrittore inglese non ebbe tale consapevolezza all’inizio della stesura dell’opera, ma sembra piuttosto che l’abbia maturata in seguito, mediante un’attenta e assidua lettura e rilettura del suo poema. “Solo l’angelo custode conosce il rapporto tra l’artista e la sua opera”, scrisse in una lettera.

Un giorno a Oxford un suo studente consegnò il compito di filologia lasciando il foglio completamente in bianco. Il professor Tolkien su quel foglio scrisse una semplice frase che divenne poi l’incipit di una storia: “In un buco della terra viveva un hobbit”. Di qui prende le mosse una narrazione il cui protagonista, Bilbo Baggins, appartiene a un popolo di strane creature, gli hobbit appunto, ‘mezziuomini’ e pantofolai, che lavorano e godono dei frutti della terra, che amano mangiare, bere, fumare e fare feste, accontentandosi di vivere in tutta pace e tranquillità nella Contea. Ma “i paradisi sulla terra finiscono male”, commenta Andrea Monda rispetto a un simile stile di vita. Per questo motivo Bilbo, che pure ama la Contea, da una parte sente che è un ambiente ristretto e limitante, dall’altra continua a coltivare il desiderio di vivere un’avventura, e per questo coglierà positivamente l’invito di Gandalf a seguirlo nella missione che gli propone. Questo suo distinguersi dagli altri hobbit, gli costerà però anche l’appellativo di “bizzarro” e la perdita della propria rispettabilità, quasi fosse un ‘traditore della patria’.

Alla stessa sorte sembra siano destinati anche gli hobbit protagonisti de “Il Signore degli Anelli”, in particolare Frodo e Sam. Infatti nell’opera che costituisce “una straordinaria parabola sull’uomo del nostro secolo”, per dirla con il professor Monda, “assistiamo al capovolgimento dell’epica classica e dello schema tipico della ‘cerca’. Nelle grandi saghe infatti l’eroe è colui che intraprende un viaggio per una conquista o interviene a sconfiggere i nemici per ripristinare l’ordine; qui invece il grande viaggio non è per prendere ma per perdere; non è intrapreso per affermare se stessi bensì per rinunciare”. Nel rovesciamento del modello dell’epica classica emerge la grande novità del poema tolkieniano, che può sintetizzarsi nella morale del Magnificat. Così la Compagnia dell’Anello, pur essendo “un’armata Brancaleone scalcagnata, riesce nell’impresa, e non perché i suoi componenti siano validi, bensì semplicemente perché i suoi membri insieme costituiscono una compagnia”; le torri degli eroi solitari cadono “perché ha rovesciato i potenti i troni”. È l’epopea degli umili, e gli hobbit lo sono, perciò accade “paradossalmente che Sauron, pur essendo un grande occhio, guardi ma non veda, accecato dalla brama di potere; laddove invece Frodo, nell’osservare Gollum, vede se stesso e ne ha compassione, alla stregua di Bilbo che, a suo tempo, avrebbe potuto uccidere quella misera creatura ma non lo fece”.

Con questa sua narrazione Tolkien, che pure aveva vissuto in prima persona la tragedia della Grande Guerra e ne aveva visto l’orrore in trincea sul fronte francese a Verdun, non ha costruito una banale letteratura fantasy d’evasione, ma ha voluto proporre all’uomo contemporaneo un’altra logica più efficace e adeguata alla realtà, ossia quella dell’eroismo della rinuncia e dell’umiltà, poiché “il superuomo non ci sarà, ma ci salverà il mezz’uomo”. E allora che la “Primavera Hobbit” abbia inizio!

I prossimi appuntamenti con il Prof. Andrea Monda sono in programma il 9, il 16 e il 23 maggio sempre alle ore 19 presso la stessa Chiesa di S. Francesco alle Stimmate.

Fonte: FarodiRoma

ISTAT. Dati allarmanti: su un milione di famiglie lavora solo la donna

Restano numerose le famiglie italiane senza reddito da lavoro. A comunicarlo è l’ISTAT che ha reso pubblici i dati del 2016. Solo una lieve, quasi impercettibile flessione di miglioramento, rispetto al 2015: si è passati infatti da 1 milione 92 mila a 1 milione 85 mila (- 0,7%).

Ma il dato più significativo è questo: in 970.000 nuclei familiari è la donna a portare, come suol dirsi, il pane a casa. In questi nuclei familiari infatti solo la donna lavora, è occupata a tempo pieno o in formula part-time, mentre l’uomo risulta drammaticamente in cerca d’occupazione o inattivo, cioè pensionato o comunque fuori dal mercato del lavoro. Al sostentamento di tali famiglie sembra però provvedano o delle rendite o più facilmente la pensione di qualcuno dei componenti.

Come da copione già letto, la maggioranza di queste famiglie, circa 587.000, senza redditi da lavoro vive nel Mezzogiorno del Paese, segue il Nord con 300.000 unità e il Centro con 198.000. Una cifra invece ulteriormente in aumento rispetto all’anno precedente (+5%) è costituita dalle 192.000 famiglie monogenitoriali, dove c’è sì la mamma, ma è sola, disoccupata e in cerca di lavoro. Si spera dunque che vengano presto attuate nuove politiche familiari sia sul piano economico che su quello sociale in grado di favorire, a partire dalla crescita dell’occupazione, un maggiore benessere per genitori e figli.

Fonte: FarodiRoma

Qualità dell’aria? Con SenseSquare un monitoraggio ad alta risoluzione spazio-temporale

L’aria che respiriamo non è più la stessa. Ce ne accorgiamo quando attraversiamo una strada molto trafficata, quando ci spostiamo a piedi per raggiungere il luogo di lavoro o semplicemente mentre corriamo al parco. Viviamo in città, abitiamo in metropoli con un forte inquinamento atmosferico, ignari di sapere ciò che inaliamo quotidianamente ogni qualvolta facciamo un respiro profondo. Negli ultimi decenni è infatti aumentato notevolmente il livello di ‘polveri sottili’ diffuse nell’aria, che arrecano danni diretti alla salute.

Per valutare la loro presenza nell’atmosfera SenseSquare, giovane start-up con sede a Salerno, ora strutturata come Srls, ha realizzato un sistema innovativo di monitoraggio della qualità dell’aria ad elevata risoluzione spaziale e temporale.

L’ARPA (agenzia regionale per la protezione ambientale) è oggi la principale istituzione preposta all’attuazione della direttiva 2008/50/CE recepita con il decreto legislativo 155/2010 in materia di monitoraggio ambientale.  Tuttavia lo sviluppo di reti di monitoraggio della qualità dell’aria risulta ostacolato da diversi fattori: gli ingenti costi per ciascun nodo (stazione di monitoraggio); le notevoli dimensioni dei nodi che ne rendono praticamente impossibile l’installazione in luoghi particolarmente critici (come i centri urbani densamente popolati) e la rilevazione su un ampio territorio che non riesce a raccogliere i dati dell’inquinamento atmosferico legato a una singola e ristretta zona.

Il sistema sviluppato da SenseSquare consente invece di effettuare il monitoraggio della qualità dell’aria con una risoluzione spazio-temporale molto più elevata rispetto alle attuali tecnologie convenzionali, consentendo di rilevare i dati degli inquinanti gassosi e pulviscolari presenti sul territorio in tempo reale. Su un portale web e naturalmente attraverso l’APP dedicata è così possibile constatare subito il dato di qualità dell’aria che ci circonda.

“Stiamo realizzando la prima rete di monitoraggio dimostrativa nel Comune di Milano, dove abbiamo installato finora 6 stazioni di monitoraggio i cui dati sono disponibili 24/24h on-line (www.sensesquare.eu). Inoltre a breve partirà una campagna di crowdfunding per mappare l’inquinamento nella città”, ci racconta Aristide Giuliano, ingegnere chimico e direttore commerciale della società.

Pur essendo nata nel febbraio del 2016, SenseSquare ha già ottenuto diversi riconoscimenti. Per l’idea innovativa, ha vinto il concorso Power2Innovate promosso da The European House-Ambrosetti nel dicembre 2015 e nel febbraio scorso la seconda edizione di Assiteca Crowd Startup Showcase. Ha poi avuto modo di esporre alla fiera SMAU di Milano e ha ora in cantiere un progetto finanziato da fondi europei per sensibilizzare i giovani alla tematica ambientale. Tale progetto,  destinato ai giovani di età compresa tra i 13 e i 19 anni, propone l’installazione di una stazione di monitoraggio della qualità dell’aria all’esterno della scuola (ad es. su un balcone). In tal modo gli studenti, i professori e tutti coloro che lavorano nella scuola, potranno verificare ogni giorno, in tempo reale e h 24, i livelli di presenza di fattori inquinanti nell’aria che respirano.

Fonte: FarodiRoma

“Quale Chiesa tra vent’anni?” Il Festival Internazionale della Creatività nel Management pastorale a Roma dal 23 al 25 marzo

“Quale Chiesa tra vent’anni?”. È questa la sfida al centro del prossimo Festival Internazionale della Creatività nel Management pastorale in programma dal 23 al 25 marzo presso la Pontificia Università Lateranense. “Attraverso la ricerca, lo scambio, il confronto, cercheremo di costruire un sistema di pensiero coerente che nasca dalle buone prassi e che sappia ispirarle; un pensiero in continuo divenire, ispirato, creativo e creatore, obbediente al Vangelo e fedele ai segni dei tempi che lo Spirito saprà indicarci, nell’ottica della co-ispirazione, della co-responsabilizzazione, e della co-creazione di nuove visioni di Chiesa e pratiche da mettere in atto per generare futuro”, spiegano gli organizzatori.

Per rispondere a questa sfida, è prevista una ricca kermesse di incontri, dibattiti, talk dei ricercatori, tavole rotonde e spettacoli. Dopo il saluto di rito del Magnifico Rettore della PUL, monsignor Enrico Dal Covolo, il Festival si aprirà giovedì 23 alle 15 con la prolusione del Vice Presidente della Cei, monsignor Franco Giulio Brambilla, che traccerà le tappe principali della prossima ‘agenda’ per il cammino della Chiesa. A seguire si parlerà in una tavola rotonda del problema pratico della gestione e dell’organizzazione territoriale di diocesi alle prese con parrocchie sempre più estese e un numero esiguo di vocazioni. Alle 18:30 sarà la ricercatrice dell’Università di Dallas Marti R. Jewell a focalizzare l’attenzione sul concetto di ‘co-responsabilità’ al fine di comprendere le strategie più opportune per gestire proficuamente la collaborazione tra ordinati e laici per far prosperare la comunità. In serata invece è previsto presso la chiesa di S. Maria della Vittoria un evento artistico evocativo davanti all’estasi di Santa Teresa del Bernini con l’arte della danza affidata a suor Anna Nobili e all’HolyDance.

Il tema delle nuove sfide della comunicazione della Chiesa sarà al centro dell’incontro con monsignor Viganò venerdì 24 alle 9, mentre nel “talk dei ricercatori” si discuterà dell’urgenza di una pastorale creativa e flessibile e dell’esigenza di promuovere nuove iniziative di fundraising per far fronte alle necessità economiche delle parrocchie rispettivamente con il Rev. Stephen Fichter, parroco in New Jersey e con Juan Luis Martinezm, Direttore dello Sviluppo della Diocesi di Cordoba in Spagna. Nei workshop del pomeriggio si parlerà invece di come ripensare l’oratorio a partire dalla sua essenza, di pastorale sportiva e di come i nuovi strumenti digitali e i social possano contribuire a rendere più efficace l’annuncio evangelico. Nel pomeriggio Gianni Letta, presidente della Fondazione Civitas Lateranensis, relazionerà sul futuro del rapporto tra Chiesa e istituzioni, mentre le nuove sfide pastorali della Chiesa di Papa Francesco saranno il cuore della riflessione di una ‘conferenza pluriprospettica’ alla quale parteciperanno anche don Fabio Rosini, responsabile della Pastorale per le Vocazioni della Diocesi di Roma e l’ex presidente dell’Azione Cattolica Paola Bignardi. Al centro del successivo workshop con Fabrizio Carletti, docente e coordinatore della Scuola Internazionale di Management Pastorale, sarà piuttosto la necessità di recuperare le dimensioni perdute dell’annuncio, ossia la corporeità, la ritualità, il simbolico, per “una fede incarnata e non solo indossata”. In serata andrà in scena il musical “Nel mare ci sono i coccodrilli”, tratto dal libro di Fabio Geda e realizzato dai giovani della compagnia del Kintsugi Associazione ONLUS Sefiroth.

Tra gli appuntamenti più significativi previsti per sabato 25 una conferenza di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio sulle ‘periferie’ come nuova opportunità per la Chiesa e un incontro a più voci sulle motivazioni da riscoprire e far riscoprire in merito al sostegno economico alla Chiesa. Nel pomeriggio invece ci sarà un interessante incontro sulle valutazione dei piani pastorali alla luce di un esperimento interculturale realizzato tra USA e Germania. Il festival si chiuderà con la Santa Messa delle 18 presso il Battistero Lateranense.

Un festival da non perdere, come recita lo slogan, “per tornare alla fonte, per recuperare creatività e generare nuove strade per la pastorale”.

Fonte: IlFarodiRoma

“Libertini e moralisti hanno in comune il rifiuto del Padre”

Le ‘riflessioni inattuali’ sulla Quaresima di don Fabio Bartoli presentate da Costanza Miriano

“La Quaresima non è un sacrificio che ci viene chiesto, ma un’opportunità che ci viene data”. Con queste parole la giornalista e scrittrice Costanza Miriano ha introdotto il libro Per fortuna c’è la Quaresima! Riflessioni inattuali, pubblicato recentemente da Ancora (€  10, pp. 112), l’ultima fatica di don Fabio Bartoli, parroco nella chiesa di S. Benedetto al Gazometro.

“Viva Dio, cioè viva io. Noi invece abbiamo l’idea che per essere cristiani dobbiamo reprimerci. Abbiamo l’idea che la vita morale sia fatta di tagli. Ma non è così. Dio ama il corpo, lo ama talmente che ne ha voluto uno per sé”, ha aggiunto don Fabio nel corso dell’incontro di presentazione del suo volume. In esso l’autore sviluppa una riflessione che, meditando sugli atteggiamenti e i gesti che la Chiesa raccomanda nel tempo quaresimale, va al cuore dei contenuti della fede nella forma agevole di una sorta di epistolario. “Sembra quasi la trascrizione di una delle nostre chiacchierate su ‘la vita, l’universo e tutto quanto’, come scherzosamente chiami i nostri colloqui” – scrive don Fabio nell’introduzione – e in effetti questo libro nasce proprio dall’esigenza di rispondere in maniera puntuale agli aneliti del cuore di uno dei giovani della parrocchia alla ricerca di un significato pieno per la propria esistenza.

“Ogni nostro desiderio è una traccia del desiderio di Dio – ha proseguito don Fabio citando C. S. Lewis – e l’ascesi consiste nello scegliere il desiderio migliore, quello cioè che mi porta più velocemente a Dio, laddove il diavolo punta a rompere tale relazione tra il nostro desiderio e Dio, inducendo la creatura a ridurre il Creatore alla creazione, alla stregua di Eva nel paradiso terrestre”.

“Allora qual è il peccato più grande dell’uomo, quale il suo limite?”, gli ha domandato la Miriano. “Il male maggiore è la dimenticanza, l’oblio del Padre”, ha subito replicato don Fabio.  “Libertini e moralisti hanno in comune il rifiuto del Padre: i primi perché vogliono fare quello gli pare e non vogliono saperne del Creatore; i secondi perché si comportano secondo la Legge quasi a voler meritare la salvezza, per ottenere quello che gli spetta. I moralisti non hanno capito che invece Dio vuole donare a noi molto di più di quello che ci spetta. Pertanto questi ultimi sono peggiori dei primi, poiché se i libertini fanno del male solo a sé stessi con la loro condotta difforme al Vangelo; i secondi arrecano danno non solo a sé ma anche al prossimo, offrendo una contro-testimonianza nel non aver compreso che il cristianesimo è l’elogio dell’imperfezione e la salvezza il dono gratuito di Dio che si accoglie e non si ottiene per le sole proprie forze”. In merito al legame tra natura umana e grazia divina, egli ha evidenziato di conseguenza che “il problema non è il peccato, quanto piuttosto il rimanere nel peccato”.

Sollecitato infine da Costanza Miriano sui tre pilastri della Quaresima, don Bartoli ha sottolineato in merito alla preghiera, che occorre “viverla come dono del tempo a Dio”. Quindi il suo consiglio è di silenziare lo smartphone e dedicare possibilmente “tanti brevi momenti di  preghiera”, poiché è poco proficuo se non addirittura “inutile stancare la mente nella preghiera”, come sosteneva S. Agostino. Tuttavia “questo tempo, che è solo di Dio, non va affidato alla spontaneità”. Bisogna cioè decidere molto semplicemente a che ora e quanti minuti pregare per farlo al meglio. Riguardo all’elemosina egli ha detto chiaramente che “se non si capisce a che serve non si fa. Dunque, si fa l’elemosina per aiutare se stessi, non gli altri. Perché colpendo l’egoismo mortifico me stesso e assomiglio di più a Dio. In tal senso evidentemente più dono, più guadagno”. Sul significato del digiuno ha aggiunto ancora che esso serve per “riscoprire il cibo come dono. Trattieni la tua fame, perché così quando mangerai, il cibo sarà luogo d’amore e di comunione”. Digiuno, preghiera ed elemosina sono pertanto delle dimensioni fondamentali da riscoprire nel cammino quaresimale per canalizzare in maniera adeguata rispettivamente “la nostra passione del cibo, l’uso del tempo e del denaro”, nella consapevolezza che “a Dio non interessa che siamo perfetti, ma che lo cerchiamo con desiderio vivo e siamo innamorati di Lui”.

Fonte: FarodiRoma

Quaranta giorni per la vita

Si chiama “40 giorni per la vita” e si svolgerà dal 1 marzo fino al prossimo 9 aprile l’iniziativa di preghiera promossa per la prima volta anche a Roma dal gruppo degli ‘Universitari per la Vita’. Un Rosario al giorno recitato insieme dinanzi all’Azienda Ospedaliera “San Giovanni Addolorata” in Via dell’Amba Aradan, 9; una presenza orante di circa 12 ore quotidiane per sostenere il ‘sì alla vita’ delle madri in difficoltà, tentate di abortire il proprio bambino nella solitudine e nell’abbandono.

Tale iniziativa è stata organizzata da una realtà apartitica e aconfessionale, ossia da un gruppo di giovani che s’impegna a diffondere la cultura pro-life negli atenei italiani a partire da quelli della capitale, promuovendo campagne di sensibilizzazione, attività di formazione ed eventi e coinvolgendo studenti di diverse nazionalità anche attraverso degli aperitivi in università, allo scopo di tutelare e custodire il diritto alla vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale, un diritto negato ai 6 milioni di bambini abortiti in Italia dalla legge 194.

Per fronteggiare tale iniqua strage di innocenti e dar voce a chi non ha voce, la preghiera risulta sicuramente l’arma più potente che deve sostenere e accompagnare sempre ogni azione in difesa della vita del bambino non ancora nato. In tutte le sue apparizioni la Vergine Maria, in specie a Lourdes, Fatima e  Medjugorje, ha ricordato la preziosità di una preghiera costante e generosa. Infatti dal 2007 a oggi la “catena dolce che ci rannoda a Dio” recitata davanti agli ospedali ha contribuito a strappare all’aborto 12.668 bambini in tutto il mondo. “40 Days for Life” è nata in America, e più precisamente in Texas, ed è ormai attiva in circa 50 Stati, ma anche in Inghilterra, Spagna, Germania, Argentina e Australia. Il fondatore americano del movimento, Shawn Carney ha evidenziato a più riprese che si tratta di una preghiera pacifica sostenuta spesso anche dal digiuno, che desidera contribuire “ad aprire gli occhi della gente, affinché si renda conto che gli aborti avvengono, purtroppo, anche a pochi passi da casa nostra”.

Pertanto chi desiderasse sostenere tale iniziativa e ricoprire uno o più turni di preghiera, può comunicare ancora la propria adesione personale tramite il sito: http://doodle.com/poll/zcxyeeyzhaqmb7e2

Alla preghiera deve però seguire l’azione. Lo sanno bene gli “Universitari per la Vita”, che sono infatti anche tra i promotori della 7a Marcia per la Vita, il più grande evento nazionale pro-life, che si terrà il prossimo sabato 20 maggio a Roma con partenza alle ore 15 da Piazza della Repubblica.

Fonte: FrammentidiPace

Il Beato Angelico, “il pittore della tenerezza”.

Vallini: “Ha interiorizzato il mistero e l’ha espresso nella bellezza”

“È stato un grande artista. Potremmo definirlo il pittore della tenerezza, che ha interiorizzato il mistero di Cristo e lo ha espresso nella bellezza delle sue opere”. Il cardinale vicario Agostino Vallini ha descritto con queste parole il Beato Angelico nel giorno della memoria liturgica, celebrando i vespri in Santa Maria sopra Minerva, la basilica che ne ospita le spoglie mortali. La liturgia – molto suggestiva – è stata conclusa da una breve omelia, nella quale il porporato ha voluto esortare coloro che operano nei beni culturali a essere “custodi di un patrimonio da valorizzare anche quale espressione della bellezza di Dio”. Ed infine ha invocato: “Salga dunque al Padre, da parte di ogni fruitore delle sue opere d’arte, un canto di ringraziamento nei termini dell’orazione finale dei vespri nella sua memoria, un inno di lode a Dio che ha “ispirato con paterna provvidenza il beato Giovanni Angelico a raffigurarci la pace e la dolcezza del paradiso”.

I salmi sono stati cantati in gregoriano dai frati domenicani e dalla Schola del Pontificio Istituto di Musica Sacra, diretta da Raúl Orlando Arreguín Rosales. E il rito è stato arricchito da brevi intermezzi musicali strumentali affidati al flauto a becco, alla viola da gamba e all’organo suonati rispettivamente da Giulia Ciarla, Jasmina Capitanio e Federico Del Sordo, mentre i canti del Magnificat di Giovanni da Palestrina e del Salve Regina di Poulenc sono stati eseguiti dal Coro polifonico Musicanova diretto da Fabrizio Barchi.

Noto semplicemente come il Beato Angelico, fra Giovanni da Fiesole era un umile frate domenicano, nato intorno al 1395 col nome di Guidolino di Pietro Trosini e morto nel 1455. La sua la vocazione religiosa accompagnò quella alla pittura, che si è espressa nel rappresentare i grandi misteri della fede attraverso figure realistiche investite di una luce dorata che le fa risplendere della grazia divina. Ecco perché subito dopo la sua morte il popolo, che ne aveva apprezzato le opere, iniziò ad appellarlo Beato Angelico prima che fosse proclamato tale nel 1982 da Giovanni Paolo II, che lo additò anche quale “patrono universale degli artisti”. Il Beato Angelico maturò una visione mistica del mondo insieme a una resa realistica delle figure umane. Coniugando luce e colore, attenzione alla natura e al dato prospettico, se da un lato si riallaccia alle modalità pittoriche di Masaccio, dall’altro anticipa la nuova temperie artistica rinascimentale.

Fonte: FarodiRoma

39a Giornata per la Vita

L’invito di Mons. Leuzzi:  “Ripensare la cultura della vita in una nuova progettualità sociale”

“Siate protagonisti di una nuova stagione della cultura della vita”. Con queste parole Mons. Lorenzo Leuzzi, Direttore dell’Ufficio per la Pastorale Universitaria e incaricato per la Pastorale Sanitaria, ha aperto la sua omelia durante la S. Messa celebrata in occasione della 39a Giornata per la vita nella parrocchia di Santa Maria in Traspontina.

Egli ha ribadito la necessità di essere “donne e uomini per la vita nel solco di Santa Teresa di Calcutta”, secondo quanto recita il messaggio della CEI. “La presenza silenziosa e possente dello Spirito Santo in ciascuno non può e non deve suscitare in noi paura e timore dinanzi alle nuove sfide della nostra società”. Di qui l’invito del vescovo ausiliare di Roma a chiedersi “cosa avrebbe detto e fatto Madre Teresa oggi per non perdere il sapore del sale e non mettere sotto il moggio la lampada”. Per contrastare la logica della denatalità e il crollo demografico, è necessario dunque – ha proseguito Mons. Leuzzi – “ripensare la cultura della vita in una nuova progettualità sociale”.

Una progettualità sociale che muova dalla consapevolezza che “la presenza del Risorto della storia è il fondamento della grandezza dell’uomo” e operi una conversione culturale “dal ‘tutti noi’ al ‘noi tutti’, in cui ciascuno non è un prodotto ma un dono”, secondo la via indicata dal Santo Padre.

Il compito delle famiglie cristiane è allora quello di invertire tale tendenza attualmente dominante a costruire “relazioni strumentali e non generative dove l’io prevale sul noi”, impegnandosi “con generosità e competenza al servizio della vita”. Egli ha perciò ringraziato alla fine tutte “le coppie   che testimoniano quotidianamente la gratuità del loro amore”.

Essere sale e luce per i nostri fratelli significa dunque anche custodire la dignità di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale. Per questo motivo il messaggio di questa Giornata non guarda soltanto ai bambini appena concepiti che sono il futuro della civiltà umana, “sono la forza, quelli che portano avanti, sono quelli in cui riponiamo la speranza” – per dirla con Papa Francesco – ma anche ai nonni che ne sono la memoria storica; “sono la memoria della famiglia, sono quelli che ci hanno trasmesso la fede. Un popolo che non sa prendersi cura dei bambini e dei nonni è un popolo senza futuro, perché non ha la forza e non ha la memoria per andare avanti”.

Perciò, relativamente al fine vita, abbiamo chiesto a Carlo Casini, storico fondatore e ora Presidente onorario del Movimento per la Vita italiano, cosa pensasse in merito alla preoccupante proposta di legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, ovvero sul testamento biologico, in discussione alla Camera il prossimo 20 febbraio. “È una legge certamente non necessaria o comunque da riscrivere completamente” – ha affermato Casini –, manifestando le proprie perplessità soprattutto rispetto alle modalità in cui viene ridefinito il rapporto tra medico e paziente, non più presentato come un’alleanza terapeutica, in quanto il medico sarebbe ridotto a passivo esecutore della volontà di autodeterminazione del paziente. Il fine della professione medica è invece chiaramente quello di “non uccidere nessuno”, tutelando il diritto alla salute dei propri pazienti.

Contro la piaga sociale dell’aborto e lo spettro dell’eutanasia anche in Italia la ricetta è una sola e l’ha illustrata Papa Francesco all’Angelus di questa mattina con la chiarezza che lo contraddistingue e senza mezzi termini: “Ogni vita è sacra. La cultura della vita è la risposta alla cultura dello scarto”.

Fonte: FarodiRoma

Dritti, mezzacorsa, corsa: scegli il manubrio che fa per te

La scelta del manubrio della tua bicicletta non è secondaria. Infatti il manubrio determina innanzitutto la manovrabilità della tua bici. È perciò opportuno scegliere il manubrio della bicicletta più comodo, funzionale e idoneo al proprio stile di pedalata, a seconda che si preferisca una guida sportiva o urbana. D’altra parte il manubrio, sia esso dritto, da corsa o mezza corsa, influisce notevolmente sulla posizione che il tuo corpo assume in sella alla bicicletta, e dunque sul tuo comfort. Ecco perché è  importante una piega del manubrio né troppo grande, né troppo piccola rispetto alla larghezza delle tue spalle, al fine di evitare problemi muscolari o di respirazione.

 

Il manubrio da corsa

Se cerchi, oltre alla sicurezza e alla comodità, un alto livello di prestazione, il manubrio per la tua bicicletta è sicuramente quello con la piega da corsa. Tale tipologia di manubrio fu introdotta dallo statunitense Major Taylor nel 1890 per garantire una posizione del corpo più aerodinamica. Negli anni ’50 fu la casa produttrice italiana Ambrosio a costruire la prima piega in alluminio che, con il mod. 64 della Cinelli, si diffuse a livello mondiale. Naturalmente con l’invenzione del celebre cambio Shimano, per ospitare i nuovi comandi, fu necessario ridefinire l’assetto della curvatura della piega del manubrio stesso.

 

Oltre alla larghezza, anche la lunghezza della piega del manubrio della bicicletta è decisiva per la posizione da assumere in sella, per non stare né troppo eretti né eccessivamente sdraiati sul tubo orizzontale, dovendo comunque sempre poggiare le mani sul paramani. Per un maggior comfort in sella è invece vivamente consigliabile un manubrio di forma ergonomica. C’è poi il manubrio mezza corsa, in stile vintage, che consente una seduta più comoda e una posizione del corpo più alta e meno piegata rispetto al classico manubrio da corsa.

 

Nella scelta del manubrio non bisogna poi trascurare il materiale di cui è costituito. Naturalmente, al di là dell’alluminio tuttora molto utilizzato, i materiali più pregevoli sono il titanio e le fibre di carbonio poiché, in virtù delle loro proprietà, sono in grado di attenuare proficuamente le vibrazioni e le asperità del terreno, garantendo nel contempo leggerezza e resistenza, ma soprattutto una prestazione di guida ottimale della tua bicicletta.

 

Il manubrio dritto

 

Se cerchi invece un manubrio dritto per la tua mountain bike e non solo, devi tener presente che un manubrio più largo, presentando un braccio di leva maggiore, richiede una forza minore per la sterzata. Si tratta perciò di un manubrio da preferire per rispondere repentinamente ai cambi di direzioni improvvisi richiesti da una strada impervia o in discesa. Oggi c’è la tendenza a costruire  manubri in alluminio più lunghi delle misure standard e con una leggera inclinazione all’indietro, in modo da avere un manubrio decisamente più reattivo negli spostamenti e più aerodinamico per vincere facilmente ogni attrito, consentendo una postura sempre più da race.

 

Fonte: BikeStoreUdine

Regali per ciclisti

Tra i regali per ciclisti appassionati di high-tech c’è un misuratore di potenza (€ 500) o un navigatore di bordo (€ 300) resistente alle intemperie e agli urti, collegabile anche allo smartphone, così da avere a disposizione in tempo reale il segnale GPS per la posizione, il meteo e tutte le informazioni sul tracciato che si sta percorrendo. Tra i regali per ciclisti tecnologici leggermente più economici, trovi un cardiofrequenzimetro da polso (€ 100) o una telecamera portatile (€ 70).

Se invece vuoi cercare il tuo regalo per ciclisti nel settore abbigliamento, puoi orientarti tra una pratica giacca antivento e antipioggia (€ 70) e un giubbotto invernale termico (€ 100). Se vuoi scegliere tra gli accessori il tuo regalo per ciclisti, puoi prendere un casco aperto o integrale omologato (€ 40), uno zaino idrico con protezione per la schiena (€ 90), una sella (€ 70) nuova e più comoda o un manubrio in fibra di carbonio (€ 120) leggero e maneggevole. Tra i regali per ciclisti che vogliono viaggiare su strada in tutta sicurezza ci sono diversi tipi di luci: i fanalini applicabili manualmente (€ 10) sulla bicicletta, quelli catarinfrangenti (€ 5) per le ruote, o anche delle semplici strisce catarifrangenti per indumenti (€ 15).

Regali per cicliste

Tra i regali per ciclisti al femminile c’è sicuramente una custodia impermeabile con supporto porta cellulare (€ 20) per buttare un occhio alla strada e uno allo smartphone. Alla signora che non vuole rinunciare a fare la spesa in bici, si può donare in regalo un bel cesto di vimini (€ 25) o n ecopelle (€ 30), in stile vintage, o una capiente borsa posteriore impermeabile (€ 40), posizionabile in modo da distribuire equamente il peso su entrambi i lati del telaio e della ruota posteriore. Per la donna che vuole la sua bici sempre impeccabile c’è un pratico kit con detergente, lucidante, spazzola e spugna (€ 20) per avere a portata di mano tutti i prodotti occorrenti per mantenerla pulita. A colei che desidera essere fashion anche in bici si possono regalare un paio di guanti (€ 15), dei calzini termici (€ 10), delle calze a compressione (€ 10), un copriscarpe (€ 20) o qualche altro capo d’abbigliamento sempre rigorosamente coordinato con il brand e i colori della bici.

Regali per ciclisti in crescita

Se cerchi dei regali per ciclisti in crescita, magari per tuo figlio che muove i suoi primi passi in bici, puoi scegliere tra gli accessori un campanello (€ 7) a forma di animaletto, un paio di guanti da bici e un casco (€ 20) con Peppa Pig o Topolino e i personaggi Disney o Pixar (€ 15). Certamente lo farai contento!

Fonte: BikeStoreUdine